RUMOR(S)CENA – BOLZANO – Proveniente dal Maggio Musicale Fiorentino nell’ambito del programma estivo pensato per essere rappresentato nella Cavea a cielo aperto, costruita sul tetto del teatro, l’opera lirica L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, ambientato in un parco giochi urbano è andato in scena al Teatro Comunale di Bolzano Una coproduzione Maggio– Fondazione Haydn. Sulla scena a vista un bambino e una bambina sono intenti a giocare come fossero soli, un’idea del regista Roberto Catalano con l’intento di raffigurare i due protagonisti, Adina e Nemorino, ancora in tenera età: quella dell’innocenza ma che subisce un trauma psicologico da cui potrebbe essere difficile uscirne. Nulla di più verosimile.

Il gioco termina all’improvviso quando il bimbo spinge giù dall’altalena la bimba per fuggire via, lasciando lei per terra in preda alla paura. Un artista di strada (che poi si rivelerà essere il dottor Dulcamara) le porge il suo pupazzo preferito ma lei rifiuta e scappa a sua volta. È il prologo dell’Elisir d’amore che racconta di un amore sofferto e contrastato tra un uomo e una donna, diventati adulti grazie al salto temporale per riportare la trama originaria, ricavata dal libretto di Felice Romani. Una versione in qualche misura che vira sull’introspezione analitica dell’essere umano e del suo agire, in relazione alla vita sentimentale, pur mantenendo intatte le caratteristiche dell’opera buffa, definito anche “melodramma giocoso”, la commistione tra comicità e pathos basata principalmente sulla leggerezza e il divertimento ma con aspetti anche patetici, come nella celebre aria “Una furtiva lagrima”.

La storia è alquanto semplice: Nemorino cerca di conquistare Adina grazie ad un “elisir” del ciarlatano e truffatore, il dottor Dulcamara “medico ambulante” convinto possa servire al suo sospirato desiderio di conquistare il suo cuore. Tutto ruota intorno ad una triangolazione dove ognuno ha un ruolo: una sorta di sfida in cui la finzione rivela tratti assolutamente realistici e appartenenti alla vita di ciascuno. La struttura scenografica di Emanuele Sinisi è qualcosa di simile ad una gabbia mentale in cui i protagonisti si ritrovano a dover agire per affrancarsi dal destino a loro assegnato. Adina, “ricca e capricciosa fittaiuola” interpretata da Lucrezia Drei qui diventa una manager in carriera quanto insicura e fragile. Il corteggiamento di Amorino “coltivatore, giovane semplice”, ruolo ricoperto da Matteo Roma, nei confronti della donna non ottiene il risultato sperato, più volte respinto.

Si palesa un altro pretendente: Belcore “sergente di guarnigione nel villaggio”: Hae Kang accompagnato da due vigilantes, tutti e tre in divisa da guardie giurate. È un continuo rincorrersi a vicenda e il coro funge da testimone alle loro schermaglie amorose. I registri comici non eccedono mai sopra le righe, nel segno del rispetto per le indicazioni scritte dal librettista e dal compositore. Roberto Catalano movimenta i cantanti solisti, i figuranti e tutti i coristi, senza mai sovrapporsi alla musica, ponendosi fedelmente al suo servizio al fine di far emergere la musicalità di tutta l’opera che detiene il ruolo principale. Da registrare qualche eccesso nelle scene più movimentate in cui i figuranti, se pur bravi, agiscono come fossero delle marionette, senza mettere a rischio il buon esito complessivo del progetto registico.

Alessandro Bonato dirige con efficacia l’Orchestra Haydn, sapendo cogliere perfettamente lo spirito intrinseco che caratterizza la musica di Donizetti, il suo lirismo e le note più brillanti, quanto la vena malinconica che traspare sottofondo. I ritmi sono scorrevoli, disegnano ampiamente quanto accade sulla scena, esaltano i momenti più vivaci e concitati. Il coro si distingue nelle scene di massa e diventa comprimario alla pari di tutti i solisti. In Donizetti l’apporto del coro è fondamentale per una buona riuscita complessiva, e i coristi dell’Ensemble vocale Continum istruiti da Luigi Azzolini, assolvono egregiamente il loro contributo anche in funzione che la regia richiede.

L’apporto principale affinché lo spettacolo sia stato all’altezza delle aspettative è stato offerto pienamente dai cantanti a loro agio nei rispettivi ruoli. Roberto De Candia è un Dulcamara, dalla resa vocale quanto strettamente attoriale molto credibile in cui si distingue bene . La sua presenza scenica e un notevole carisma, fa di lui De Candia uno dei massimi interpreti al mondo del repertorio buffo. Voce ben impostata è quella di Lucrezia Drei nel ruolo di Adina dal fraseggio lineare, ricco di sfumature espressive capace di esprimere le tante emozioni del suo personaggio. Il tenore Matteo Roma è un Nemorino sentimentale quanto credulone dotato di un bel timbro raffinato distintosi nell’aria più celebre dell’opera: “Furtiva lagrima”. Hae Kang tratteggia con cura il ruolo di Belcore insieme alla Giannetta di Gabriella Ingenito anch’essa efficace, completano un cast omogeneo.
Direzione musicale Alessandro Bonato. Regia Roberto Catalano. Scene
Emanuele Sinisi. Costumi Ilaria Ariemme. Lighting design. Oscar Frosio
Coro Ensemble vocale Continuum. Maestro del coro Luigi Azzolini
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Personaggi ed interpreti Adina: Lucrezia Drei, Amorino: Matteo Roma, Dulcamara: Roberto De Candia, Belcore: Hae Kang, Giannetta: Gabriella Ingenito
Figuranti: Martina Auddino, Gabriele Barbetti, Francesco Baraldi, Elena Barsotti, Giacomo Henri Dossi, Giampaolo Gobbi,Sonia Remorini, Filippo Salvatore, Melanie Vulcan
Coproduzione Fondazione Haydn, Fondazione
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Visto venerdì 7 novembre 2025 al Teatro Comunale di Bolzano




