Teatro, Teatrorecensione — 10/04/2014 22:14

La “fine dell’avventura” per Sandokan è in cucina, dove I Sacchi di Sabbia divertono

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LECCE – Un approccio sano a un pubblico giovane evita il paternalismo a tutti i costi e il facile attirare compiacimento nei riguardi di uditori non avvezzi a pratiche sceniche. Il teatro ragazzi è rivolto a spettatori privi di sovrastrutture, ampliando informazioni e anche pedagogie allontanandosi dal comporre plasticità e effetto senza rappresentare nessun immaginifico. I Sacchi di Sabbia il lavoro sull’immaginifico lo scandagliano, e con ottimi risultati, nella loro produzione artistica ormai ventennale. Il Don Giovanni e Essedice ne sono esempi recenti e lampanti. Figurare scandendo partiture meccaniche e dialettiche supportati da un linguaggio non immediatamente riconducibile a qualcosa di canonico, finito, quadrato.

Niente a che vedere con astrattismo o iconografia da crittografare, una grammatica, piuttosto, a favore della fantasia o del rodaggio di questa, messa a dura prova dal bombardamento (di questi tempi) di informazioni, virtualità, immagini elettroniche che ne minano l’utilizzo. L’elogio all’immaginazione è cellula primordiale per “Sandokan o la fine dell’avventura” del gruppo pisano capitanato da Giovanni Guerrieri liberamente tratto da “Le tigri di Mompracem”. Una versione cotta a fuoco lento si legge dal foglio di sala. Perché l’avventura mirabolante fra pirati, navi, inglesi, tigri, giungla, e soldati e personaggi di ogni razza si svolge in cucina… Un tavolo con sopra una bottiglia e una radiolina campeggia la scena altrimenti nuda levato il sipario. Proscenio per attori, quattro, strutturanti la storia per dialogo e scambio verbale: il testo è fedele alla penna dell’autore, Salgari, che non ha mai attraversato l’adriatico per vedere i luoghi descritti. Dialoganti e recitanti, gli attori, con rigore formale, orizzontale, senza troppo naturalizzarsi nell’interazione reciproca, stabilendo la distanza necessaria a una fruizione terza per un pubblico senza sovrastrutture. Stabilendo un ascolto lontano dall’accattivarne piacere per induzione. Un contatto dunque con il vero teatro, per i giovani fruitori, da suscitare meraviglia e conoscenza non edulcorata.

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Ritornando alla storia, apice del lavoro, dipanata la matassa con un forte elemento visionario e figurativo per altrove, per analogia, o per assurdo. Il tavolo da cucina è scenario epico dell’avventura. Come quando un bambino gioca nella sua solitudine popolata dall’immaginario. Gli ortaggi diventano bombe, uomini “esotici”, fauna e flora di giungla. Gli arnesi culinari cannoni, spade, cannocchiali: drammaturgia dell’oggetto filtro e traccia di tematica incisa a monte della stesura. Chiave di lettura dello spettacolo, supportata dal lavoro d’attore intenzionato a non rubare la scena alle meccaniche dell’oggetto. Una cifra stilistica in cui il moltiplicarsi delle soluzioni rappresentano la forza scenica, rischiando di diventare allo stesso tempo staticità per il finito della scelta. Ritmo e colpi di scena, puzzle del plot narrativo fatto di intrighi, piraterie, sotterfugi e l’immancabile storia d’amore motore di qualsiasi trama, rifocillano la tensione qui e lì leggermente assopita dalla tipologia del proposto. Una tensione vibrante, divertente, intelligente. Incorniciata da una prova d’attore essenziale e istrionica. Nel protagonista (Guerrieri) come nei comprimari. E una spruzzata di fumettistico come condimento delle scene. Attraente.

Sandokan

o la fine dell’avventura

 

Liberamente tratto da “Le Tigri di Mompracem” di Emilio Salgari

 

Con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano

Scrittura scenica e Regia di Giovanni Guerrieri

Tecnica di Federico Polacci

Costumi Luisa Pucci

Produzione I Sacchi di Sabbia/Compagnia Sandro Lombardi

 

Visto domenica 6 aprile al Teatro Paisiello – Lecce

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