Teatro, Teatrorecensione — 09/12/2014 21:21

Un Pinter inedito

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PISA – Teatri di Confine volge al termine e, al Sant’Andrea di Pisa, il premio Nico Garrone 2014, Dario Marconcini, presenta Silenzio di Harold Pinter.  Rappresentare Pinter è sempre una sfida.
Il teatro che è in sé azione si sgretola di fronte ai vuoti, ai silenzi, ai non detti dei drammaturghi del Secondo Novecento. E in questo testo breve (lo spettacolo dura circa 40 minuti), pressoché sconosciuto in Italia, le voragini e gli abissi si aprono ferocemente a ingoiare, insieme ai tre protagonisti, l’insostenibile pesantezza della vita quotidiana.
Su un palcoscenico vuoto, due uomini e una donna, incorniciati da arcate che mostrano, al di là, una foresta stilizzata – grigia e plumbea – che si perde anche metaforicamente all’orizzonte, raccontano, ognuno rinchiuso nella propria solitudine altrettanto infinita, frammenti del proprio passato – prossimo o lontano, non è dato sapere. Così come non si è mai certi dell’autenticità del ricordo del singolo che, a volte, sembra intrecciarsi con quello degli altri e, altre, contraddirlo. Insieme gioco della memoria o forma di autodifesa: ognuno di noi tenta, nella vita, di reinventarsi continuamente, per dimenticare o per riplasmare un io che non sopporterebbe quel peso, quell’errore, quell’abbandono, quel lutto.

silenzio

All’inizio, i monologhi scorrono paralleli, intervallati a tratti da brevi dialoghi che hanno una struttura sintattica e logica particolare, caratterizzata dal monosillabo o da parole brevi, dalla frammentarietà del contenuto, dall’ambiguità della costruzione di domande e risposte che potrebbero costituire un dialogo ma potrebbero, allo stesso tempo, essere estranee le une dalle altre. Lo spettatore, incuriosito, cerca di ricostruire il messaggio sotteso: dispone i pezzi del puzzle per formare figure di senso, racconti che posseggano una logica e, soprattutto, una continuità temporale.
Ma questo Pinter mira al silenzio. Il racconto di un incontro amoroso nel locale di un parente sembra, d’un tratto, l’invenzione di un vecchio che s’immagina di avere posseduto una donna che non sarà mai sua; la ragazza in grigio che cammina a fianco del suo uomo appare con le vesti dell’adolescente perdutamente innamorata e rifiutata, invitata a cercarsi un compagno della propria età; la signora matura che si rifiuta di rivelare all’amica di sbornie il proprio passato amoroso, rammenta d’un tratto di essersi effettivamente sposata – ma è gioco e illusione o uno sprazzo di verità?
La solitudine sembra avvolgere come una nebbia ogni uomo al proprio letto di dolore. In alcuni momenti l’occhio, nella mente dello spettatore, disegna quel letto solitario sul quale Helen (una sempre splendida Giovanna Daddi) si corica, ogni sera, circondata dal buio della morte; quella stanza squallida da vecchio scapolo, che Bates (un Dario Marconcini in stato di grazia) detesta quando si riempie degli sghignazzi ubriachi dei giovani vicini; quella tenuta da lord inglese dove il vento frusta l’erica e le distese d’erba si perdono tra le nuvole all’orizzonte, là dove Rumsey (Emanuele Carucci Viterbi, bravo nella sua parte e sempre credibile) immagina di aver amato una ragazza dall’abito grigio, che forse è esistita solo nella sua fantasia.
La mente è stanca, sopraffatta, e si perde. I ricordi si frammentano sempre più. La parola sfugge: ogni uomo e donna è destinato all’oblio – e al silenzio.

(Ha collaborato Luciano Uggè)

Visto al Teatro Sant’Andrea di Pisa venerdì 5 dicembre, ore 21.15

Silenzio
di Harold Pinter
regia Dario Marconcini
con Emanuele Carucci Viterbi (Rumsey), Giovanna Daddi (Helen) e Dario Marconcini
(Bates)
scene e luci Riccardo Gargiulo e Valeria Foti
produzione Associazione Teatro di Buti

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