Focus a teatro, Teatro — 09/07/2012 19:30

Il site specific indaga la realtà artistica per contribuire alla nuova scena tra teatro e danza. Inequilibrio 2012

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Un festival teatrale basato sulla sperimentazione di nuovi linguaggi è sempre l’occasione per presentare proposte innovative, visualizzazione di idee e ragionamenti derivanti dalla cultura in perenne mutazione. Il campo di ricerca è vasto se non illimitato e varia da settore a settore: dalla danza alla performing art fino al genere denominato site specific (denominazione inglese che sta ad intendere specifico di un sito), usato generalmente nell’ambito dell’arte e della creatività contemporanea, al fine di indicare un intervento che è pensato e inserito in un preciso luogo.

L’interazione con l’ambiente che lo circonda ne diventa, a volte, parte integrante del progetto, molto ravvicinata e si riferisce agli aspetti della sua identità: dalla storia all’architettura, dalla struttura spaziale alla cultura. Un esempio di site-specific è quello dell’arte pubblica. Il festival Inequilibrio di Castiglioncello ha saputo cogliere le mutazioni culturali che caratterizzano l’attività di gruppi teatrali, particolarmente sensibili e la scelta di scriverne si è soffermata su tre performance, la prima in relazione con l’ambiente marino, un progetto a ricaduta sociale con le persone che abitano nel territorio locale, e la terza realizzata all’interno di una struttura un tempo cantiere navale. Tre diversi esempi di come si possa indagare la realtà sociale contemporanea.

Dalle acque del mare riemerge il “corpo” di Orlando

La voce è quella femminile e risuona celata dalle fronde dei cespugli di macchia mediterranea. Si diffonde inquieta ma nessuna presenza fisica circostante sembra appartenerle. Eppure è viva e soffre. Recita parole toccanti e commoventi e dice: «Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare…» mentre ignari passanti s’imbattono sulla caletta di Molo Budini Gattai di Castiglioncello, emergere dalle acque marine una figura di donna misteriosa e vestita di nero. Sembra vagare senza meta tra gli scogli affioranti e il suo incedere incerto segnala un’inquietudine strana. «…Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita.» La donna di cui ancora non si conosce l’identità scompare tra le onde mentre il suono di un violoncello l’accompagna.

È una strana atmosfera di silenzi rarefatti mescolati allo sciabordio dell’acqua sulla riva di ciottoli dove siedono gli astanti di una cerimonia dal titolo “Rattingan Glumphoboo”, ideata e diretta da Caterina Poggesi e affidata a Laura Dondoli. È lei la donna “marina” che appare e scompare come in un gioco di prestigio, illusoria visione onirica e metafisica. Nuota tra i flutti e quando riemerge avanza sulla pietra come se volesse tornare indietro, tuffarsi nuovamente e sparire nell’orizzonte. Le parole che risuonano come echi lontani di memorie dolorose mai sopite dicono ancora: «Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.»

A diffonderle è una registrazione che riporta a noi, esseri umani inconsapevoli di tanta tragedia, gli ultimi pensieri in vita di Virginia Woolf quando scrisse la sua lettera d’addio al marito, prima di andare incontro al suo ineludibile, quanto cercato, destino. Era il 28 marzo del 1941. Virginia decise di togliersi la vita lasciandosi annegare. La sua lettera/testamento è il sottofondo vocale sonoro con il contributo musicale di Matteo Bennici al violoncello. “Rattingan Glumphoboo” (termine che non esiste in quanto inventato da Virginia Woolf per Orlando) da cui Fosca prende spunto per creare un site specific presentato al festival Inequilibrio di Castiglioncello, con l’intento di indagare la parte del romanzo ambientato tra il XIX e il XX secolo, una sezione in cui la figura della protagonista si sovrappone a quella della scrittrice e alla sua biografia. Caterina Poggesi la rende visibile attraverso la figura androgina di Orlando – “passato da uomo a donna in una vita che attraversa i secoli – in un discorso corporeo che si dipana tra l’acqua e le rocce, nella luce calante del giorno, in una dimensione onirica, ma anche nitida e reale”. L’azione suggestiva e carica di significati evocativi fa parte del progetto Fosca, una rete che vuole creare spazi di indagine e riflessione attraverso creazioni nell’ambito delle arti performative e visive.

Il bucato poetico di una poetessa che sa raccontare la vita degli altri

 

Dalle parole udite sul mare di una poetessa e scrittrice ad un labirinto di lenzuola per ritrovare frammenti di storie diventate versi. È il caso di “Bucato di Parole” dove Elisa Biagini, poetessa capace di distillare in versi le storie di vita di Rosignano. Scritti sulle lenzuola delle persone che hanno raccontato la loro storia. Il progetto denominato Foresta Bianca nasce sulle tracce del progetto di Matteo Balduzzi e Stefano Laffi che a San Giuliano Milanese hanno creato  Foresta Nascosta, realizzato per tracciare il ritratto di un comune dalle tante identità, partendo dalle foto di famiglia dei suoi abitanti, divenendo “poesia offerta agli occhi di tutti”. Il progetto lombardo è confluito successivamente nella creazione di un fotoromanzo delle storie raccolte esposte a Sesto San Giovanni.

Andrea Nanni, il direttore di Inequilibrio, ha chiesto di realizzarne una versione specifica per il festival e ha affidato il progetto a Elisa Biagini, poetessa fiorentina con un trascorso professionale negli Stati Uniti, collaborando anche con il musicista Filippo Gatti e Virgilio Sieni. Da poco è tornata da Londra dove ha partecipato alle Olimpiadi di poesia, in rappresentanza dell’Italia. A Rosignano le storie raccolte tra gli abitanti le sono servite per farsi suggestionare: il risultato sono delle frasi scritte su vecchi lenzuoli. Dopo essere comparse sulle pagine del quotidiano Il Tirreno di Livorno, le testimonianze di Foresta Bianca sono diventati “bucati poetici”dove appaiono scritte come: “La forma rimasta sul divano è dove si raccoglie il mio respiro al pensarti”.

La parola del corpo in cerca di un’identità

La poesia delle parole dette e scritte, segnate sul candido lenzuolo bianco, sventolano nella piazza Risorgimento di Rosignano Solvey, dove a poca distanza in quel di Vada, all’ex centro nautico il corpo fisico e mentale ha preso possesso dello spazio anch’esso meta-fisico dentro una struttura architettonica dismessa dove sullo sfondo calava la luce del tramonto sui pini marittimi. Qui il gruppo dei Kinkaleri presentava For Gun No Fake You / All! Un progetto del gruppo che ha la sua sede a Prato. Leiv motiv del loro sit specific con Jacopo Jenna e Simona Rossi, è il tentativo di indagare intorno alla figura di William Burroughssenza però essere uno spettacolo su W.B.”, scrittore e saggista statunitense, vicino al movimento della beat generation (scomparso nel 1997) , dove l’analisi riflessiva portata sulla scena o meglio sul pavimento di cemento che ospitava i due performer, voleva essere a detta degli autori “uno spettacolo sulla coscienza del linguaggio, sul suo potere e sulla possibilità di rivolta che potrebbe animare un corpo dell’oggi immerso nell’ordine e nel controllo, un lavoro sullo spirito della libertà”.

Si assiste ad un’evoluzione espressivo corporea molto tonica, là dove i corpi si contorcevano in coreografie verticali, orizzontali e anche da sdraiati al suolo. Contorcimenti come ripiegamenti su se stessi amplificati dall’emissione di suoni vocali molto gutturali, caricati di un’energia compressa che esplodeva al contatto con l’aria. Il commento sonoro di base dava l’impressione di essere immersi in una natura popolata di uccelli. Sottofondo in grado di stemperare lo stridere dei suoni umani e di una gestualità volutamente distonica. La ricerca su cui si basa il lavoro presentato in prima nazionale non è così facilmente assimilabile, sia per la forte concettualizzazione che sta alla base del ragionamento intrapreso dai Kinkaleri, sia per la sua rappresentazione visuale, di forte impatto e tensione emotiva. La sensazione percepita è quella di un primo studio, o per lo meno, un lavoro iniziato su cui elaborare ulteriormente l’idea di base,per raggiungere un esito finale complessivo,  capace di assemblare il pensiero dello scrittore,  all’idea più libera e astratta degli autori, uno dei gruppi di ricerca e sperimentazione più validi in Italia.

Il programma di Inequilibrio 2012 annoverava come site specific anche l’esibizione de I giardinieri e le fatine di Virgilio Sieni, creata appositamente per Castiglioncello, dove i partecipanti erano veri giardinieri del paese. Immersi nel bosco fatato del parco che circonda Castello Pasquini. Il Teatro su ruote di Ca’ luogo d’arte capaci di dare vita a “scorribande” divertenti con “L’inevitabile sfida di Don Chisciotte e Sancio Panza “. Un invito per rimettersi in cammino per aiutare l’impossibile, affinché il possibile si apra la strada. Un momento di riflessione per riconsiderare il proprio stile di vita, il proprio pensiero sul mondo. Un site specific per sensibilizzare le nuove generazioni al problema, divenuto nella nostra società contemporanea sempre più grave, quello dell’alimentazione.

Su testo di Marina Allegri e la regia di Maurizio Bercini, Alberto Branca e Piergiorgio Gallicani, hanno presentato in varie località della costa che va da Castiglioncello a Gabbro e Nibbiaia, un’azione teatrale pensata come linguaggio immediato ed emozionale due classici della letteratura. Il secondo titolo presentato era, infatti, “La diritta via. La Divina Commedia in sidecar”, un teatro sulla strada che restituiva dignità al termine Teatro Popolare. Virgilio e Beatrice in moto a ritmo di rockabilly… con Francesca Grisenti, Alberto Branca e Piergiorgio Gallicani. Nella pineta e nella piazza si aggiravano personaggi come un Dante un “po’ perso, col cuore d’atleta che lo fa svenire. Un modo insolito per far conoscere un libro importante senza averlo studiato. Una possibilità di avvicinarsi con il gusto dell’ironia e del divertimento ad un testo capolavoro della letteratura italiana considerato intoccabile”.

Teatro che si impadronisce della vita reale, di spazi all’aperto, della stessa natura geografica. Il site specific come un occhi di riguardo sulla nostra vita mutevole e fragile.

 

 

 

 

 

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