Arte, Culture — 09/04/2016 10:35

Palazzo Ducale di Genova: Dagli impressionisti a Picasso

Share

GENOVA –Dagli impressionisti a Picasso” è la mostra allestita  nelle stanze di Palazzo Ducale a Genova. La selezione delle cinquantadue opere realizzate dalla fine dell’Ottocento fino al Novecento e provenienti dal Detroit Institute of Arts è stata curata da Salvador Salort-Pons e da Stefano Zuffi per raccontare l’evoluzione filosofica ed artistica che ha portato dall’Impressionismo a Pablo Picasso.
La ricchezza della mostra consiste nella compresenza di stili pittorici diversi, senza tuttavia cadere nella facile trappola di creare un assemblamento misto di opere, messe lì casualmente e senza una logica chiara, con il solo obiettivo di fare massa. L’allestimento della mostra non considera i diversi linguaggi come se fossero compartimenti stagni e ne evidenzia laddove presenti le contraddizioni interne, i giochi degli opposti e le carriere da solista. All’inizio  troviamo l’Impressionismo. Il primo spazio è organizzato in modo tale da raccogliere gli artisti che con convinzione hanno aderito al movimento. Più che scontato ma non banale è trovare vicino all’ingresso Claude Monet, che con l’opera Impression, soleil levant (1872) definisce il movimento. Ad aprire infatti sono i Gladioli (1876), che descrivono a pieno la filosofia impressionistica della pittura praticata fuori dall’atelier en plein air, in cui la natura e la città diventano l’oggetto di studio, restituite con pennellate rapide a seconda del cambiamento della luce del giorno. Insieme a Monet ci sono anche altri pittori, come Camille Pissarro e Pierre-Auguste Renoir, che si concentra sui ritratti e sugli interni borghesi.

Claude Monet, Gladioli, 1876

Claude Monet, Gladioli, 1876

La sala centrale e la sala finale di questo primo spazio sono entrambe monografiche: la scelta è intelligente perché di queste due la prima è interamente dedicata a Edgar Degas che per quanto identificato con gli impressionisti, preferisce non essere categorizzato con un’etichetta e mantenere la sua libertà di espressione. Appassionato di corse di cavalli e di teatro, Degas dipinge soprattutto le ballerine durante le prove del balletto (Ballerine nella stanza verde, 1879).  L’ultima sala è l’epilogo dell’Impressionismo: Paul Cézanne passa dal movimento e ne prende spunto per fare un passaggio ulteriore. Se infatti per gli impressionisti conta l’impressione del tempo sullo spazio, per Cézanne vissuto ad Aix-en-Provence, conta la forma dello spazio. Lo si vede nella serie del Mont Sainte-Victoire, in cui la pittura diventa tutta forma e volumi.

Edgar Degas, Ballerine nella stanza verde, 1879

Edgar Degas, Ballerine nella stanza verde, 1879

Oltre l’impressione incontriamo il genio di Vincent Van Gogh. Anche lui sperimenta l’Impressionismo per elaborare successivamente uno stile personale post-impressionista e che getta già le basi per il futuro espressionismo. In realtà si fa fatica ad incasellare Van Gogh dentro una definizione. Della sua opera vediamo uno degli autoritratti con cappello di paglia (1887), che rappresenta un esercizio di autoanalisi, doloroso, per un artista che ha deciso di esprimere con pennellate dense e contorte “ciò che sente dentro la mente e il cuore”. A fare da contraltare a Van Gogh e a stemperare l’angoscia è Odilon Redon, esponente del Simbolismo, che rappresenta atmosfere da sogno e immagini della mente (Evocazione di farfalle, 1910-1912).

Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1887_copertina

Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1887

L’inizio del Novecento a Parigi è rappresentato dai pittori dei quartieri di Montmartre e di Montparnasse. Si forma l’Ecole de Paris della quale fanno parte i “Fauves” (le belve), come sono definiti al Salon d’Autumne del 1905 i pittori che fanno un uso aggressivo della linea e del colore. Tra questi Matisse, che al pari di Gauguin è affascinato dai paesi stranieri come l’Africa, di cui traspone in pittura il colore e gli elementi decorativi. Secondo il gioco degli opposti che domina tutta la mostra, all’estremo dei Fauves si colloca Amedeo Modigliani, pittore livornese emigrato a Parigi dove vive fino alla morte precoce diviso tra alcool e droga. Famoso per i suoi ritratti femminili, che assomigliano a maschere bidimensionali, piene di malinconia per la posizione della testa inclinata e per gli occhi senza pupille. La penultima sala è dedicata alle avanguardie tedesche. Dal primo gruppo die Brücke che esprime il disagio con linee taglienti e colori innaturali (Ernst Kirchner e Max Pechstein), l’espressionismo tedesco prosegue con Emil Nolde, amante della natura primitiva (Girasoli, 1932). L’esperienza tedesca approda con Wassily Kandinsky all’astrattismo in cui il soggetto è ridotto ad una combinazione di forme e di colori.

Amedeo Modigliani, Una donna, 1917-1920

Amedeo Modigliani, Una donna, 1917-1920

Chiude la mostra la sala monografica su Pablo Picasso. Artista complesso dalle mille sfaccettature come le sue opere cubiste. Parte dal classicismo degli anni ’20, passando dal periodo blu più malinconico a quello rosa. I suoi soggetti preferiti sono i personaggi del circo (Testa di Arlecchino, 1905). Infine arriva al cubismo: l’immagine è scomposta come se fosse vista attraverso uno specchio frantumato, che non segue la fisionomia anatomica, come nel ritratto alla fotografa e pittrice Dora Maar.

Ernst Ludwig Kirchner, Paesaggio invernale al chiaro di luna, 1919

Ernst Ludwig Kirchner, Paesaggio invernale al chiaro di luna, 1919

Visitata al Palazzo Ducale di Genova il 20 marzo 2016

Dagli impressionisti a Picasso
25 settembre 2015 – 10 aprile 2016
Palazzo Ducale di Genova
organizzata dal Detroit Institute of Arts
prodotta da MondoMostreSkira, Palazzo Ducale Fondazione per la cultura
promossa da Comune di Genova, Regione Liguria
con il patrocinio del Ministero dei beni culturali e del turismo, United States Mission to Italy, American Chamber of Commerce in Italy

Odilon Redon, Evocazione di farfalle, 1910

Odilon Redon, Evocazione di farfalle, 1910

Share
Tags: