Teatro, Teatrorecensione — 07/12/2013 10:42

Vangeli di strada di Alessandro Garzella: una rappresentazione tra sacro e profano

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Così come riuscì a costruire e a salvare animali e uomini, così Noè ci riprovò a combattere , ci riprovò, contro il rischio di un nuovo diluvio universale. Diluvio, che questa volta non arriva dalla bomba atomica, dalle basi militari di Sigonella, dal missile su Lampedusa di Gheddafi, dai fumi sfuggiti alle centrali nucleari giapponesi, dal buco dell’ozono, da un satellite che precipita da Marte. Forse stavolta il nemico è più vicino. Dietro le spalle. Fra di noi. E’ il Grande Fratello : è il format, è la fiction, bellezza! E l’inquietudine è devastante. Per combatterla è necessario accendere utopia, varcare soglie impossibili, scrutare l’indecenza, farsi portatori di eresie, rischiare tutto, in teatro come nella vita.

Il carro di Tespi, metafora e realtà del teatro ai suoi esordi medievali, si muoveva così: teatro girovago, da una piazza all’altra. Per raccontare e raccontarsi. Raccoglieva spettatori curiosi e sul carro sgangherato famiglie di artisti che per amore, per follia, per gioco, per trasgressione contro il potere del tempo, decidevano di riunirsi nelle piazze di paese, intorno ad un’ arca-carrozzone, ad ascoltare i giullari, infervorarsi per i mangiafuoco e i giocolieri, per inventarsi realtà altre. Agli artisti era in gioco la vita e anche la morte non era leggera: non essere seppelliti nei cimiteri. Invisi dai poteri ma anche dalla Chiesa.

Alessandro Garzella, regista pisano, che i suoi primi passi da teatrante li ha mossi proprio in questa città in contemporanea col movimento sessantottino, è stato fondatore della attuale Città del teatro (oggi diretto da Donatella Diamanti). Un teatro nato negli anni Settanta, come molte altre realtà a livello nazionale, partendo dal Teatro ragazzi. Nella sua esperienza più recente di regia ha portato vent’anni di laboratorio con la malattia mentale, al punto da sviluppare un progetto di spettacoli in tournée con malati e attori professionisti inseriti in percorso di riabilitazione. Tre sono stati gli spettacoli che hanno anticipato quest’ultimo Vangeli di strada, appunto, e tutti realizzati presso La città del teatro: Crazy Shakespeare, Nelle mani di un pazzo e Re nudo.

Alcuni snodi drammaturgici di queste tre messe in scena sono in qualche modo riprese dal regista e anche drammaturgo Garzella: il lavoro con e sul disagio mentale e attori professionisti, il tema del diluvio, la critica alla deriva della TV e in generale della presunta superiorità della videocrazia nata dalla propaganda EIAR del regime fascista, che rilancia alla ripresa del senso originario del teatro: il corpo, lo spazio, il testo, la critica sociale del fare teatro come pratica politica. Vangeli di strada fa parte di un progetto denominato Animali celesti/ Teatro d’Arte Civile Fondazione Emilia Bosis- Cascina Germoglio

Il nuovo lavoro è infatti dedicato ad Emilia Bosis, una paziente psichiatrica al cui nome a Bergamo è stata istituita una Fondazione di cui Piergiacomo Lucchini , che con Garzella ha firmato il coordinamento artistico (e movimento degli animali di Vangeli) è presidente. Si tratta di una comunità formata da pazienti psichiatrici e operatori che vivono dentro un struttura in cui l’ambiente di lavoro è una fattoria dove animali e persone convivono in una sorta di neo Eden: cavalli, buoi, mucche , maiali, oche , cani, rapaci ( l’Arca evangelica, appunto). Questo, anche e soprattutto, secondo linee guida ipotizzate da quello straordinario psichiatra italiano, Franco Basaglia, che firmò la riforma che ha portato alla chiusura dei manicomi con la legge 180 ancora adesso, purtroppo molto discussa.

Che cosa potrebbe essere successo, in queste, in alcune e molte altre città del nostro scomposto e disorientato territorio italiano? La scomparsa dell’identità soggettiva e collettiva. Una accelerazione a velocità della luce dei riferimenti ideologici, sia religiosi che politici, che comunque erano stati assorbiti almeno a livello famigliare e scolastico dalle generazioni nate negli anni Sessanta e Settanta? Capire il nuovo non è certo materia da cartomanzia. Bisogna avere uno sguardo oltre. Salvaguardare le proprie radici culturali, tradirle per poi riconsegnarle come valore certo di un percorso teatrale, come nel caso dell’artista Alessandro Garzella, con l’empatia e la solidarietà dei suoi compagni di percorso. E ce ne sono parecchi , nel nostro territorio nazionale. Penso uno per tutti a: Pippo del Bono. Ma anche a Emma Dante. Tutto quanto scritto finora è la necessaria introduzione all’ideazione del singolare spettacolo.

Quanto all’azione itinerante di Vangeli di strada è una sorta di sacra rappresentazione che partiva da Piazza Arcivescovado, sede di seminariato, limitrofa alla Piazza della Torre pendente. In piazza , senza teatranti né animali, c’erano già riunite persone, ma non per un flash mob. Molte fra queste, avevano dimestichezza coi centri di salute mentale. All’ora convenuta si spalanca il portone del seminario. Esce una carriola con dentro Noè ( Garzella), ha in mano un bastoncino di ulivo. Il suo sguardo è rivolto al cielo: il diluvio è finalmente trapassato? Oppure cerca qualcosa, la salvezza , nell’abisso dello stare basso-immobile apparentemente guidato , e tuttavia del pensare al Cielo?

Si ripetono da parte delle attrici alcune filastrocche, canti e da parte dei musicisti jazz anche arie note- La domenica delle salme in particolare- di De André in Piazza Cavalieri- segna un momento molto toccante con bambini in posa da Pietà, un’ immagine molto contemporanea. Il corteo di uomini e animali finisce in Piazza Santa Caterina, sul sacrato, un luogo storico della città per legami col clero e col teatro ( qui risiede il Cinemateatro Lux diretto da Paolo Pierazzini). Voci in sottofondo come echi, registrazioni di Carmelo Bene da Nostra Signora dei Turchi e di Emilia Bosis in dialogo col regista- attore.

Seguono passaggi straordinariamente esemplari con animali. Cinque oche ed un cane, dirette da utenti della comunità bergamasca. Un ragazzo falconiere fa volare uno splendido selvaggio animale. Gli animali sono tutti appartenenti alla comunità bergamasca così come i loro custodi-domatori. Chiude l’intera azione itinerante un bambino che guida un carro, accanto ad un personaggio mascherato che da inizio a fine del percorso slitta imperturbabile nel suo esserci ed osservare la piazza. Untore o profeta? Monatto o fantasma?

E’il tema del contagio l’asse di lettura del lavoro scritto diretto e messo in scena da Alessandro Garzella: contagio fra umani ed animali, sacro e profano, natura e cultura, teatro alto e teatro basso. Una lezione sul come la visionarietà di due competenze diverse, la regia trentennale di attori per Garzella, la conduzione di una comunità per malati psichiatrici per Lucchini possa trovarsi al centro di una progettualità che investe sulla liberazione di energie creative e insieme educative per ripensare un modo altro di stare insieme, oltre le diversità nell’utopia di un mondo dove tutti gli essere viventi, animali compresi, possano compiere il loro viaggio esistenziale superando, insieme, anche il peggiore dei diluvi.

Con : Valentina Grigò, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia, Giulia Benetti

e i musicisti Dimitri Espinoza, Steve Lunati, Nicola Garzella,

Coordinamento artistico e movimenti animali Piergiacomo Lucchini

Visto a Pisa il 27 novembre 2013

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