cinema, Teatro, Teatrorecensione — 07/10/2013 09:49

Pixelated Revolution – Rabih Mroué e l’arte della testimonianza video

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Raggiungiamo al Festival Internazionale della Creazione Contemporanea di Terni la sala dell’Orologio all’interno del Caos, Centro Arti Opificio Siri. Inizia la proiezione del nuovo lavoro di Rabih Mroué, attore di teatro e cinema libanese, drammaturgo e artista visuale. È lui stesso ad apparire sul video e a introdurre il progetto come in un telegiornale.

La conferenza non-accademica mostra ed analizza alcune riprese operate, con telefoni cellullari, durante la rivoluzione siriana e caricate su youtube. Il proprietario del cellullare prova a testimoniare la violenza fino all’inquadratura di colui che, imbracciata l’arma, gli spara con la conseguente caduta del cellullare. Un doppio shooting (in inglese riprendere e sparare) che prevede da una parte l’uso di armi tradizionali e dall’altra un’arma contemporanea e nuova: documentazione ma anche tentativo di coinvolgere attraverso la condivisione del materiale. In uno dei video riportati a sparare è addirittura un carro armato. Vengono analizzati i metodi di ripresa e la tecnica cinematografica arrivando a formare un nuovo e attuale manifesto che ricorda quello di Dogma 95.

Studia fotogramma dopo fotogramma Mroué, chiedendosi come mai, nonostante il tempo ci sia, chi riprende non scappa, non si nasconde nel momento in cui viene puntato. L’obbiettivo diventa l’occhio del testimone e lo schermo una realtà parallela dove le cose non avvengono davvero. Se i video sono arrivati su youtube forse il testimone è sopravvissuto, ma quanti video non arrivano per ognuno caricato sul sito internazionale? Le domande sono molteplici e s’intersecano creando una riflessione profonda non solo su questo aspetto della rivoluzione ma in generale sull’uso di queste testimonianze nella nostra società.

Mroué ricorda l’optografia, una teoria ottocentesca basata sulla credenza che l’ultima immagine rimasta impressa nella retina della persona morta si potesse estrarre. Cerca di cogliere l’identità degli assassini ingrandendo i fotogrammi per strapparli dall’anonimato; rimangono i pixel sgranati, i colori sfocati, le forme indistinguibili. L’artista visuale libanese ci regala un esempio bellissimo di riflessione razionale e testimonianza artistica su un aspetto del nostro mondo contemporaneo facilmente oggetto, invece, di sentimentalismi e drammatizzazioni che allontanano dai fatti.

Visto il 27 settembre, 2013, Sala dell’Orologio, Festival Internazionale della Creazione Contemporanea, Terni.

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