Teatro, Teatrorecensione — 07/05/2014 09:12

Krypton + Litfiba: dopo trent’anni il nuovo canto dell’Eneide

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SCANDICCI – Proprio nei giorni della polemica esplosa sul palco del concertone del Primo Maggio romano tra Piero Pelù ed il premier Matteo Renzi, fiorentini entrambi, riemerge dalle nebbie degli anni ’80 questa nuova edizione dell’Eneide che nel 1983 fece prima incontrare Giancarlo Cauteruccio ed i suoi Krypton con gli allora Litfiba versione cantina di via de’ Bardi, e poi li fece conoscere all’Italia, al mondo. Erano anni in cui un giovane studente di architettura calabrese con la sua compagnia punk poteva incontrare un gruppo dark-rock e mettere su uno spettacolo che sarebbe rimasto negli annali.

A trent’anni da quella esperienza, ricordata, cercata, voluta, ripercorsa, amata e sognata da tanti ex giovani d’allora, riparte l’avventura millenaria dell’Eneide. Se la prima versione andò in scena al Variety, questa sarà di casa al Teatro Studio di Scandicci, casa da oltre vent’anni dei Krypton, e vedrà in prima linea i Litfiba, meno Pelù e Ghigo Renzulli, ovvero Antonio Aiazzi, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, ed in audio Ginevra Di Marco. Una grande nave greca sul fondo con tre grandi casse acustiche, che potrebbero somigliare a tre scudi giganteschi, è la scenografia-drammaturgia, tappeto ai suoni che scaturiranno tra l’acustica e l’elettronica che ci introdurranno in questo mondo-limbo sconosciuto e passato ma trasversale e universale di fuggiaschi, eroi, migranti.

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crediti foto di Guido-Mencari

Il Mito sopravvive dentro il nostro dna mediterraneo, dentro le nostre cellule da Magna Grecia. “Questa nuova Eneide (9, 10, 11 e 15, 16 e 17 maggio, ndr) è un cerchio che si chiude, un’indagine di vita che si conclude aprendo altri processi. – introduce il regista Cauteruccio che per l’occasione sarà in scena, a differenza dell’originale dell’83 quando non era presente sul palco – L’Eneide è stato un grande incontro tra artisti e dopo quell’exploit ci siamo separati ed allontanati ognuno per la sua strada, adesso siamo riusciti a ritrovarci, ci siamo riuniti per ricordare, ricostruire”.

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Virgilio, l’Eneide, il viaggio, le onde, i marosi che saranno rievocati e ripercorsi attraverso laser tecnologici di ultimissima generazione che faranno in modo, in maniera tridimensionale, di sentirsi dentro la vicenda fisicamente e sensorialmente, dentro la tempesta, nel bel mezzo dello tsunami. I musicisti saranno in scena, finalmente protagonisti. Cauteruccio si aggirerà ai margini della scena, “come se entrassi dopo trent’anni dentro il più bel giocattolo della mia vita”. Cauteruccio che ancora impasta le mani nella sua arte, nella sostanza di simboli e sogni, in visioni tutt’altro che materiche: “Molti mi vorrebbero a dirigere una regia per un Teatro Stabile o un’Opera lirica – puntualizza fiero e lievemente polemico – invece io sto ancora qui, orgoglioso del trasferimento dei saperi alle nuove generazioni di teatranti e tecnici e maestranze”.
Per portare avanti il progetto Krypton + Litfiba è stato attuato anche un crowdfunding, ricerca di fondi dal basso, soprattutto attraverso gli strumenti dei social network, che è riuscito a raggranellare la bellezza di 17.000 euro che serviranno alla pubblicazione di un cd ed un dvd dell’evento.

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Cauteruccio sempre rivoluzionario rispetto ai tempi e controcorrente, ma non per partito preso: se nell’83 era impensabile e provocatorio, indiscreto e dirompente portare un laser nel tempio sacro del sacro, adesso che tutti eliminano, elidono e tolgono la parola, lui ce la rimette con forza e caparbietà. Allora il fondale era stato realizzato con fotocopie colorate con pennarelli oppure ad acquerelli, “oggi i segni sono esplosi senza tradire quell’idea originale”. Musica come drammaturgia, musicisti come drammaturgia, suoni come drammaturgia, laser come drammaturgia in un quadro dai contenuti narrativi densi, che arrivano diretti: “I temi virgiliani dell’esistenza umana sono gli stessi che oggi ci toccano: l’accoglienza, lo straniero, i clandestini”.
“Il nuovo canto si colora di quei suoni anni ’80 che sono tornati in voga”, sottolinea Antonio Aiazzi, mentre Gianni Maroccolo punta sulla “riapertura di certi file che credevo e credevamo chiusi, nel bene e nel male. Mi sono ritrovato con degli amici e forse era giusto chiudere con questa Eneide, una delle cose più belle che abbia mai fatto. Non è comunque un’operazione nostalgia”. Francesco Magnelli invece nell’83 era solo spettatore. “Se la politica cittadina avesse a cuore la cultura certe produzioni come questa sarebbe dovuta essere messe in scena al Teatro della Pergola oppure al Nuovo Teatro dell’Opera”. Cauteruccio sa, Cauteruccio vede lontano. Scorge coste che noi troiani non riusciamo ad immaginare. E questo lo fa da sempre.

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