Teatro, Teatro recensione — 06/12/2015 07:43

Il teatro under 35 di Premio Scenario al suo debutto

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Premio Scenario 2015-Mad in Europe crediti Gloria Soverini

Premio Scenario 2015-Mad in Europe crediti Gloria Soverini

MILANO – Si è tenuta al Teatro Litta di Milano, nell’ultimo week end di novembre, la presentazione dei vincitori di Premio Scenario. L’indomani il Piccolo Teatro Grassi avrebbe dischiuso le porte alla consegna dei Premi Ubu; ma sabato 28 e domenica 29 novembre, gli occhi erano tutti puntati sulle proposte della drammaturgia under 35. Questo l’elenco dei premiati: Vince “Made in Europe” di e con Angela Demattè; Premio Scenario per UsticaGianni” di e con Caroline Baglioni; Segnalazioni speciali: “Homologia” di Dispensa Barzotti e “Pisci ‘e paranza” di Mario De Masi. Di questi abbiamo assistito a “Homologia” e “Gianni”.

Due lavori differenti, giocati su corde assolutamente lontane. Onirico e poetico, il primo, e quasi veristico, il secondo. L’uno volto a trasfigurare nella dimensione quasi magica del teatro su nero e teatro di figura: il risultato di un lungo e meticoloso studio su vecchiaia e isolamento sociale, l’altro a sublimare attraverso il medium di un’azione scenica, che si fa simbolo e quasi danza, un’esperienza autobiografica segnato da esigenza di universalità, che lo riconsegni al sentire di ciascuno. Questi gli intenti – a quanto si è capito. Forse non sempre arrivati in modo altrettanto schietto. In “Homologia”, come si diceva, i due attori si identificano, alternano, sovrappongono nel restituirci il languire solitario di un vecchio – le movenze strascicate e lentissime – in una pièce, che racconta quasi solo per suggestioni e immagini.

Premio Scenario 2015-Pisci e paranza crediti di Gloria Soverini-

Premio Scenario 2015-Pisci e paranza crediti di Gloria Soverini-

Premio Scenario 2015-Homologia crediti di Gloria Soverini

Premio Scenario 2015-Homologia crediti di Gloria Soverini

Parla della vacuità di ininterminabili giornate riempite da gesti ripetitivi, sempre uguali a se medesimi e in cui anche il semplice atto dell’alzarsi dalla poltrona per cambiarsi la vestaglia la notte con una veste da camera può diventare un appuntamento immancabile e un’attività occupazionale. Parla della ripetitività di quelle azioni apparentemente inutili, ma la cui ritualità diventa in qualche modo amaro collante di senso di un’esistenza involuta e che per questo esplode in dimensioni alternative. E’ l’irrealtà del sonno – costante e incostante bisbetico compagno dell’esistenza di tanti anziani -, che scompagina la lettura del giornale quotidiano nella proiezione di un sé più energico e vitale. Novello burattinaio Mangiafuoco tira a se medesimo i fili motivazionali, facendogli ancora desiderare l’attimo lieto di una seppur solinga festa di compleanno. Sono il ricordo o la proiezione – chi può dirlo? Nella mente poi tutto si confonde…  di un fantoccio di gioventù. E se anche gli manca un braccio – guarda un po’, proprio il quello destro -, se non sa stare in piedi da solo o se tocca tornare a insegnargli a camminare – e, probabilmente, balbetta -, tutto questo comunque ci dice di quanto vita ci sia, dentro quella carcassa di uomo, apparentemente cristallizzata nella sua maschera disseccata dal tempo.

Premio Scenario-Homologia crediti di Gloria Soverini-

Premio Scenario-Homologia crediti di Gloria Soverini-

Partitura poetica e visionaria, che, all’interno di una scenografia dal buio profondo e lugubre –  ricorda “la lampadina fioca, quella da trenta candele” di un verso gucciniano -, muove un fantoccio di se stesso iconizzato a maschera e a burattino. E’ la musica, che irrompe a trascinare nel vortice dell’irrealtà proiettiva, e le voci di réclame della pubblicità televisiva, che ostinatamente tartassano su quel che non è che invece dovrebbe essere. Ma, al netto di tutto ciò, e degli studi dedicati: Freud, il perturbante,  l’analisi antropologica di un caso reale di un anziano, vissuto in totale isolamento negli ultimi anni della sua vita, – che gli stessi Dispensa Barzotti riferiscono, forse manca ancora una certa definizione e pulizia nell’esercizio di quei potente medium evocativo che è il teatro su nero – meccanismo tanto affascinante, quanto dalla modulazione esigente e millimetrica – e, soprattutto mancano alcune direttive drammaturgiche per capire un finale, che onestamente risulta ancora poco intellegibile.

Premio Scenario 2015 Homologia Gloria Soverini

Premio Scenario 2015 Homologia Gloria Soverini

Premio Scenario 2015-Gianni crediti di Gloria Soverini-

Premio Scenario 2015-Gianni crediti di Gloria Soverini-

Analoga fragilità d’intenti anche in “Gianni” – e, in più, forse una maggior cripticità e ingenuità drammaturgica. Trasposizione per interposta persona – Caroline, nipote di Gianni – e attraverso un corpo “prestanome”- quello appunto dell’attrice -, qui si dà voce ai reali sfoghi, flussi di coscienza, considerazioni amare, malumori, rivendicazioni e disilluse invettive contro la vita ingiusta dell’emarginato sociale. Non mancano i passaggi di autentico sarcasmo, le parole intenerite rivolte al cane – probabilmente compagno dei deliri notturni – e i momenti di lucidità spietata e incorruttibile. Tutto prende le mosse dal ritrovamento e conseguente sbobinatura di nastri registrati, a cui Gianni aveva affidato le sue voci insonni. In scena il tutto è reso dal camaleontico mostrarsi della giovane – lungo abitino-sottoveste color lavanda e una calzatura da donna -, che, all’altro piede, indossa una scarpa da uomo, a indicare una contiguità e quasi possessione da parte dell’anima dello zio. Ne riproduce le sembianze, inarcandosi, contorcendosi e facendo proprio quel tono cantilenante e sconnesso, sentito nelle riproduzioni digitali. “Stop!”, è lo stigma con cui da subito ci porta dentro al delirante diario di un uomo fragile. E se comincia così, questo racconto rapsodico e sincopato, via via prende poi sempre maggior respiro, consentendoci di risalire dal come al perché, scoprendo quali vissuti ci siano – e quali paure – dietro agli sconnessi squarci di un’esistenza negata.  Ci sono un paio di idee interessanti, in questo lavoro.

Premio-scenario 2015-Gianni crediti di Gloria-Soverini-

Premio-scenario 2015-Gianni crediti di Gloria-Soverini-

Oltre alla suddetta modalità mimetica e a quella narrativa, azzeccata risulta la scelta registica di entrare in scena con un mucchio di scarpe, guarda caso scompaiate, per poi utilizzarle come elemento non solo coreografico, ma quasi con dignità di coprotagonista. Il sotto testo recita: “Tot capita, tot sentenzia” – quasi che, in un rapporto uno a uno, ciascuna di quelle calzature, da uomo e da donna, variegate nelle loro fogge, fattezze, colori e finalità, stesse per un particolare punto di vista sul mondo – e: “Prova a metterti nelle mie scarpe”, cosa che l’attrice performer fa, cambiando continuamente la coppia di scarpe – sempre scompagnate, una da uomo e una da donna -, in accordo all’incalzar del racconto.

Efficace e simbolico, poi, è l’utilizzo che ne fa – rituale controcanto alle scene d’impersonificazione del racconto-fiume in prima persona dell’uomo: quasi solo azioni sceniche, in cui lei diventa la reginetta del cerchio magico e loro, le scarpe, pedine dotate quasi di vita autonoma e di autonomo sentire e giudicare. Eppure, nonostante la ricca simbologia delle azioni sceniche, nonostante la pulizia prossemica e l’efficacia della caratterizzazione del personaggio, in fondo non convince a pieno. Qual è, l’intento comunicativo, quale, l’urgenza sottesa a questo progetto? Solo una catarsi drammaturgica o anche il desiderio di comunicare? E cosa, allora? Apparentemente solo la testimonianza di un’esistenza emarginata, confidata all’asetticità di un’audiocassetta e poi riscattata nella condivisione teatrale – in più il dato emozionale che trattasi di materia biograficamente sensibile per l’attrice-drammaturga. Può bastare a renderci meno esigenti di fronte a un lavoro a tratti ben fatto, ma ancora incerto nelle sue intenzioni di fondo? Resta sempre il medesimo dubbio: se abbia davvero senso relegare i giovani artisti a scuderie “iuniores”, tutelandoli da un confronto diretto con colleghi plus agés non solo in senso anagrafico e rischiando, talvolta, di premiare fra loro dei “monoculi – in terra ciecorum” -, invece che degli autentici talenti sia pure in erba.

Premio Scenario

Visto al Teatro Litta di Milano, il 29 novembre 2015

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