Teatro, Teatrorecensione — 06/11/2017 at 12:51

IN BOX dal vivo: dove si incontrano ” i miei migliori animali del teatro…”

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SIENA- Gli hanno definiti i “migliori animali da compagnia del teatro contemporaneo”: sono gli artisti selezionati per partecipare alla finale di IN-BOX DAL VIVO che si è svolta a Siena nel mese di maggio scorso. “Come testimonial è stata scelta una giraffa” – spiegano gli organizzatori (Straligut Teatro- box rete di sostegno del teatro emergente italiano, Fondazione toscana spettacolo).  Le 10 compagnie scelte tra tutte le partecipanti al Premio che comprendeva la possibilità di esibirsi al Teatro dei Rozzi e al Teatro del Costone della città senese, la partecipazione al festival, al cospetto di operatori e critici, e nel caso dei vincitori una serie di repliche su tutto il territorio nazionale. Un’occasione unica per potersi far conoscere e ottenere maggiore visibilità nei teatri di molte città, confrontandosi con il pubblico. Un progetto che fa rete tra tutte le realtà artistiche ideato con molta efficacia organizzativa, logistica, passione e dedizione da Straligut Teatro insieme al sostegno e la partecipazione della Fondazione Toscana Spettacolo onlus, dove si evince come la sua vocazione istituzionale è quella per “il ricambio della creazione artistica e del pubblico attraverso opportunità concrete di visibilità, scambio e crescita”.

 

 

La giraffa di IN BOX dal vivo edizione 2017 Siena

Una missione impegnata nel promuovere lo spettacolo che appartiene al contemporaneo, dove l’impegno delle nuove generazioni è contaminato da profonde inquietudini sociali, politiche e culturali. Un teatro che cerca di interrogarsi su tematiche poco indagate o irrisolte, in cui tutti noi conviviamo e ne siamo protagonisti. Spesso le risposte drammaturgiche appaiono come enunciate ma non esaustive in senso compiuto, oppure, anche, lasciate parzialmente inevase. Una delle criticità emerse negli ultimi anni consiste nell’ assistere a rappresentazioni in cui si evidenziano spesso delle lacune: la mancanza di una visione/sguardo registico esterno (molte compagnie sono prive di un regista o per lo meno si avvalgono di una forma di regia collettiva); se non per la scarsa incisività nella scrittura drammaturgica risolta nel tentativo di effettuarla attraverso la scelta di compierla in scena.

La scrittura scenica ha un peso notevole nell’affrontare un allestimento più dinamico rispetto ad un testo d’autore. Responsabilità che negli artisti va riconosciuta ma anche stimolata per una maggiore resa del lavoro presentato. In questo In Box – dal vivo è un’occasione utile per sondare lo stato dell’arte del teatro e in particolare quello che si leggeva nella presentazione del festival – vetrina “emergente”, in occasione delle quattro intense giornate (dal 17 al 20 maggio scorso) che hanno siglato la nona edizione divisa tra prosa, figura, teatro per ragazzi.

Una contaminazione di linguaggi diversi accolti con curiosità e interesse. L’esito finale suddiviso tra le due sezioni In-Box e In-Box Verde, ha determinato la possibilità di ottenere 76 repliche suddivise tra i 10 spettacoli selezionati. Una bella sfida tra le Compagnie finaliste emozionate come lo possono essere i giovani artisti sulla scena quando è arrivato il momento del debutto, della possibilità di emergere per farsi conoscere sia dagli operatori che dai critici. Una platea folta di addetti ai lavori e di esperti quella di Siena in occasione di una manifestazione organizzata da Stragulit Teatro (associazione culturale e compagnia teatrale, fondata a Siena nel 2004), dove In – Box la rete di sostegno del teatro emergente è una delle principali manifestazioni in cui è possibile sondare lo stato di “salute” del teatro contemporaneo italiano.

Homologia

Un’occasione preziosa anche per la vivacità dei partecipanti con il fine di conoscere da vicino le loro aspettative e affiancare anche se per pochi giorni, il lavoro artistico. Nel bando dell’ultima edizione sono spiegate le finalità: «In-Box è una rete di teatri, festival e soggetti istituzionali che seleziona e promuove alcune delle esperienze produttive più interessanti della scena emergente italiana. Definisce “emergenti” quelle compagnie le cui opere hanno un alto livello artistico a cui non corrisponde ancora un’adeguata visibilità presso pubblico, operatori e critica. Grazie alla trasversalità di sguardi dei componenti della sua rete, il progetto premia spettacoli capaci di dialogare in maniera incisiva con più pubblici rappresentando al meglio il tempo presente.»

Dal 2018 il regolamento prevede il divieto di partecipazione per le compagnie che vincono (ma non per i finalisti) nelle edizioni precedenti di In -Box e il nuovo bando è già on line per partecipare all’edizione 2018 https://www.inboxproject.it/

Nel frattempo i finalisti che hanno partecipato all’edizione 2017sono stati : “Hallo! M Jacket! Il gioco del nulla” della Compagnia Dimitri/Canessa; “Homologia” di Dispensa Barzotti; “My Place – Il Corpo e la casa” della Compagnia Qui e ora Residenza Teatrale;Scarabocchi” del Teatro Rebis;Sempre Domenica” del gruppo teatrale Controcanto; “Vania” della Compagnia Oyes. Una panoramica interessante che dava la possibilità di analizzare lo stato di “salute” del teatro contemporaneo dove molti dei giovani artisti affrontano la realtà attuale cercandone le contraddizioni e le sue sfaccettate implicazioni, dove ognuno di noi si può rispecchiare.

Rumor(s)cena ha chiesto a Claudia Bartalini, una giovane partecipante al laboratorio di scrittura teatrale condotto da Andrea Pocosgnic , di raccontare la sua esperienza, convinti che un occhio critico in formazione possa avere uno sguardo più spontaneo, esente da quelle implicazioni  delle quali, a volte, un professionista deve dirimere nel suo lavoro. Claudia utilizza gli animali come metafore per descrivere con un suo stile personale  gli spettacoli .

Lasciatevi stupire: l’occhio critico del giovane redattore

«Il laboratorio di scrittura critica, organizzato dal sito online Teatro e Critica e tenuto a Siena dal caporedattore Andrea Pocosgnich, ha permesso a me e ad altri dodici studenti universitari di seguire l’edizione 2017 del Festival In-Box. Dal 17 al 20 marzo si sono susseguiti gli spettacoli di 11 compagnie, che abbiamo recensito con passione e sguardo critico, cercando sempre di far emergere, non solo il nostro punto di vista, ma soprattutto, grazie alla possibilità di avere un dialogo faccia a faccia con gli attori e il regista, il loro messaggio. Andrea, fin dal primo giorno, ci ha chiesto di scrivere dandoci l’opportunità di imparare con la pratica, strada facendo, le regole necessarie per computare articoli di critica Sono stati soli cinque giorni di lavoro ma sufficienti per imparare, dalla scelta di un titolo che incuriosisca il lettore, a quanti e quali tipi d’incipit esistono; abbiamo anche appreso come leggere uno spettacolo teatrale, cercando di descrivere le varie trame, senza però togliere al lettore la voglia di andare a vederlo Ciò che più ci ha stupito è stata la varietà delle proposte che hanno offerto qualcosa di nuovo e mai visto, suscitando un dibattito con la possibilità di avere degli scambi d’opinione, nel mentre si facevano delle ipotesi sui due vincitori.

 

Il laboratorio di scrittura teatrale: Andrea Pocosgnic TeC (a destra Claudia Bartalini)

Se tutti ci siamo trovati tutti d’accordo sulla vittoria de Il fiore azzurro della compagnia Burambò per la sezione In-Box Verde 2017, abbiamo dimostrato di avere idee molto divergenti su chi dovesse vincere In-Box 2017. Quella di Sempre Domenica (di Collettivo Controcanto) è stata una vittoria meritata ma ritengo scontata. Ci siamo trovati di fronte a uno spettacolo semplice, con una storia chiara, personaggi delineati e un messaggio esplicito in grado di soddisfare effettivamente il pubblico. La domanda sorge spontanea: è questo lo spettacolo che può essere rappresentato dalla giraffa che alberga sui manifesti del festival? Sono loro l’animale da compagnia poco ordinario e strampalato? Per me la risposta è stata no.

 

 

Vania Compagnia Oyes

Come Vania (della compagnia Oyes), Sempre Domenica è uno spettacolo già visto e anche se entrambi vanno a premere su quel senso di tristezza e insoddisfazione che fa sentire lo spettatore coinvolto personalmente; e forse è un modo di proporre dei meccanismi teatrali consueti, riproponendo e modernizzando opere drammaturgiche classiche. Se dovessimo parlare di animali da compagnia, Vania sarebbe senza dubbio un criceto e Sempre Domenica un pappagallo, ma nessuno dei due, a mio parere, potrebbe essere una giraffa.

L’arduo compito di rappresentare quest’animale non lo darei neanche a Hallo!I’m Jacket! Il gioco del nulla (della compagnia Dimitri/Canessa), spettacolo alquanto divertente ma paragonabile a un elefante che sfonda il pavimento di casa, perché il risultato dava l’impressione di qualcosa di troppo. Particolare è stato lo spettacolo My place – il corpo e la casa (di Qui e Ora Residenza Teatrale), opera che tratta un tema forte e toccante come la perdita della propria casa, ma che non viene fuori in maniera così esplicita: rimane nascosto dall’audacia delle tre attrici che, nonostante non abbiano il fisico da modelle, si cimentano nell’impresa del recitare in mutande e reggiseno, cercando di dimostrare che è possibile trovare la propria casa in ogni luogo, se si è sicuri di sé stessi.

 

Scarabocchi

Proprio a causa di questa difficoltà lo paragonerei ad una tartaruga non addomesticabile ma che possiamo fingere lo sia. Infine direi che uno degli animali da compagnia a cui siamo più abituati ma che in realtà non è così domestico – come può sembrare – è il pesce. Proprio muto come un pesce è stato lo spettacolo Homologia (di Dispensa Barzotti), un’opera senza un tema preciso ma con tanti piccoli punti che fanno riflettere sulla vecchiaia, la vita e lo sdoppiamento di persona. Spettacolare, piena di magia e oggetti che appaiono e scompaiono, è certamente qualcosa di nuovo a teatro, ma troppo silenzioso perché riesca a mantenere l’attenzione del pubblico anche solo per un’ora scarsa.

La giraffa l’avrei fatta rappresentare allo spettacolo Scarabocchi (di Teatro Rebis e maicol&mirco), finalmente qualcosa di nuovo e mai fatto prima. Se le bestemmie e i gesti violenti hanno indignato gran parte degli spettatori, dobbiamo però ammettere, che gli attori hanno saputo rendere in carne e ossa degli scarabocchi che sulla carta non hanno neanche una forma definita. Vediamo qui la forza di tre persone che sfondano le due dimensioni e rendono tridimensionali personaggi e azioni, portando sulla scena battute pungenti sull’inutilità della vita umana, che vive al solo scopo di morire. Gli scarsi applausi forse sono il risultato di aver fatto sentire l’ ospite indigesto e mal voluto: ma proprio questo secondo la mia opinione era l’intento del regista. »

 

Sempre Domenica Collettivo Controcanto

La visione degli spettacoli finalisti ha dato modo di confrontarsi con altri sguardi e lo scambio  di pareri e valutazioni a cui ognuno poteva rivendicare la propria visione coincidente o divergente con i giudizi altrui.  Nel complesso il lavoro presentato dal Collettivo Controcanto di Ariccia (Provincia di Roma) “Sempre domenica” possedeva quell’energia vitale per mantenere l’attenzione costante, senza mai cedere a momenti di rallentamento nella recitazione. Sempre serrata con battute sincroniche gestite da una regia (Clara Sancricca anche pedagogista) che ha saputo cogliere le dinamiche di una società in cui tutto appare scivolare verso il basso: l’empatia nei rapporti umani di scarsa consistenza, la crescente difficoltà di collocarsi in un ruolo lavorativo che non sia precario e scarsamente riconosciuto; a cui si vanno ad aggiungere tutte quelle dinamiche esistenziali, relazionali, complesse e irte di ostacoli dove l’essere umano si sente un fallito. Sei sedie per sei attori e attrici: uomini e donne disposti su una fila rivolti al pubblico per raccontare una realtà indifferente che spesso ci fa sentire respinti e ignorati. Eppure sembra un canto corale determinato a infondere coraggio. Resistere per non cedere alla rassegnazione. Un lavoro corale a cui tutti gli attori/attrici (Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero) contribuiscono con grande energia.

La recitazione segue le indicazioni di una regia attenta a curare anche una gestualità nei dettagli. Un teatro apparentemente semplice ma efficace dove la cura della messa in scena non cerca mai di andare sopra le righe, come visto in altri spettacoli finalisti. La drammaturgia privilegia una narrazione assegnata ad ogni singolo ruolo che via via si sviluppa aprendosi ad altri minori comprimari come delle icone/comparse sullo sfondo. Lo spettacolo si è aggiudicato il maggior numero di repliche conseguendo anche il premio In Box 2017.

 

 

Hallo! I’m Jacket!

Hallo! I’m Jacket! Il gioco del nulla” presentato dalla Compagnia Dimitri/Canessa, presentava spunti ironici quasi clowneschi, giocati su performance atletiche, ginniche, portate anche (volutamente) all’eccesso, quasi ossessive a tratti. Coreografie costruite per suscitare l’ilarità del pubblico: una sorta di comicità che esibisce gag, improvvisazioni ludiche, in cui sembra apparire caotico il disegno drammaturgico e registico. Va detto anche che gli interpreti si sono dimostrati capaci di plasmare tutti gli strumenti per tenere la scena ;con l’energia necessaria come si conviene in una teatralità che vuole ironizzare sé medesima, spingendo agli eccessi, quasi fosse una rappresentazione goliardica,  – o forse meglio – meta teatrale.

Non c’è una trama, un disegno ben preciso che riconduca ad una progressione drammaturgica; assenza voluta e gestita solo da due voci fuori campo che risuonano come una guida, di cui una in inglese, a cui i due protagonisti rispondono come guidati dai fili di un burattinaio. In pose anche simil- animalesche ,mutuando quella comicità da circo in un agire a volte grottesco. Volutamente sopra le righe “Hallo! I’m Jacket! Il gioco del nulla” cerca l’intento di provocare delle reazioni nel pubblico: effetto che si manifesta tra gli spettatori anche quando viene sollecitato tramite un gioco del televoto, commissionato da casa con tanto di “spettatore” istruito nel reagire e lasciare la sala. Resta alla fine però un giudizio sospeso sull’esito di tale lavoro dal quale è difficile trarne un significato complessivo.

Scarabocchi, altro spettacolo finalista è frutto della collaborazione tra il Teatro Rebis e maicol&mirco ( un artista specializzato nel disegno a fumetti) con un’operazione che consisteva nella mutazione delle strisce disegnate  per diventarne oggetto di rappresentazione teatrale. Pochi segni per raccontare con un linguaggio crudo, a volte scurrile, un mondo cinico, ai quali i performer danno una valenza espressiva – verbale e corporea, dirompente a tal punto da suscitare reazioni di fastidio (intenzionali) quasi a voler combattere un certo perbenismo che di fatto è solo apparenza nel nostro mondo sempre più decadente.

In Box dal vivo è un appuntamento che si rinnoverà anche nel 2018

https://www.inboxproject.it/

 

http://www.toscanaspettacolo.it/32349/in-box-e-in-box-verde-2018-bandi-online/

 

(ha collaborato Claudia Bartalini)

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