Teatro, Teatrorecensione — 06/10/2011 at 16:30

Sono “Oracoli” che ti accompagnano nei labirinti della tua esistenza

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È un lungo viaggio nei labirinti di memorie ancestrali, corridoi oscuri come fossero foreste inesplorate, meandri bui dove trovare tracce di esistenze antiche. Entri lasciando fuori qualunque remora o resistenza, resti trasecolato per le suggestioni che rimbalzano come sogni in fila indiana. Il cammino è piedi nudi su suoli morbidi di grano, farina e sabbia. Nell’aria si diffondono profumi dolci di lavanda, vaniglia, che avvolgono i sensi, sollecitati dal buio che non intimorisce, ma diventa un caldo e avvolgente guscio, dove ti ritrovi da solo, in compagnia di suoni come il tintinnio di catenine, lo scorrere di un ruscello d’acqua, il cinguettio degli uccelli. È la casa degli “Oracoli”, creazione artistica di Enrique Vargas e del suo Teatro de Los Sentidos.

 

Gli oracoli erano considerati fonte di saggezza, dispensatori di consigli e profezie. Ritenuti come entità superiori e spirituali, capaci di prevedere il futuro. Anche questi “Oracoli” ti accolgono nei loro antri illuminati dalla luce fioca delle candele. Vivono dentro piccole stanze, uomini e donne, abitanti di un mondo che non esiste, se non nella fervida immaginazione di chi lo ha saputo creare. Lo puoi vedere se sei capace di guardare bene nella tua anima, nel cuore, negli anfratti della tua psiche, e se ti lasci guidare dall’istinto. La si potrebbe definire un’esperienza empatica e sensoriale, dove sei tu il protagonista di un viaggio a ritroso.

Entri da una porticina da adulto per uscire da un’altra che sei ritornato bambino. Affrancato e liberato dalla fatica del tuo vivere quotidiano, frenetico, compulsivo, agitato, indaffarato. Qui dentro ti viene offerta la possibilità di spogliarti della tua corazza di adulto razionale per vestire un abito trasparente, fatto di suggestioni, emozioni, sensazioni, e vibrazioni che senti agire come piccole scosse adrenaliniche. Ci sono i ricordi, storie che raccontano chi sei e dove il tuo destino ha deciso di condurti.

È un lucido disorientamento spaziale e temporale, a farti muovere nei corridoi a serpentine, tunnel dove in fondo intravedi sempre una luce, segno che c’è vita, un’esistenza in attesa del tuo arrivo. Quattro fili conduttori: il Labirinto, l’Alchimia, l’Oracolo e la Favola. Ciò che li unisce è la domanda (che ognuno dei partecipanti si pone e non deve rivelare), e il mistero. Esperienze sensoriali ed emotive, dove ti sono rivelati segreti appena sussurrati: parlano di te, dicono chi sei, e dove il tuo destino ha deciso di condurti. Ogni stanza è abitata da un uomo o da una donna. Sono gli “oracoli”- abitanti (attori) che ti scrutano, ti leggono dentro. Le risposte le trovi nella carta che scegli, negli oggetti che poni su un bilancino. Scoprendo una luce misteriosa seppellita sotto la sabbia. Con una piccola chiave appesa al collo, è lei che ti apre la porta per ritornare da dove eri partito.

Enrique Vargas ha creato un fantasmagorico regno capace di trasportarti in una dimensione atemporale, emozionale, autocoscienziale, ma anche il frutto della conoscenza dei Misteri Eleusini, i riti religiosi misterici celebrati nel santuario di Demetra, nell’antica città greca di Eleusi. Di origini antichissime, i misteri venivano celebrati durante una cerimonia con l’intento di raffigurare il riposo e il risveglio perenne della vita agreste. Riti e credenze conservati nel più assoluto segreto. La lettura dei tarocchi è l’altro riferimento a cui si è ispirato il regista colombiano, fondatore, tra l’altro, della cattedra di Investigazione dell’immagine sensoriale all’Università di Colombia, ovvero lo studio dei degli Arcani maggiori dei Tarocchi. Ad ognuno dei partecipanti viene donata una carta, scelta personalmente, affidata come segno divinatorio. Nei Tarocchi esistono le carte degli arcani maggiori e quelle degli arcani minori. Chi si occupa di “leggere” attraverso queste carte, sostiene che è sempre “necessario fare appello all’intuizione della persona che le interroga, dove essere dotata di un sesto senso, ovvero la capacità di vedere oltre, il significato stabilito”, che tradotto vuol dire che ognuno esprime (anche attraverso i Tarocchi) quello che percepisce dentro di sé.

Ed è quello che accade nella suggestiva e irripetibile esperienza vissuta negli anfratti, cunicoli, giardini segreti, stanze segrete, degli “Oracoli”. Un viaggio al confine con la realtà e la razionalità, spesso fonte di delusione e di solitudine relazionale, al contrario di qui, dove ti senti accompagnato, capito, creduto, e assume un valore fondamentale, come afferma Vargas, quando scrive: “Oracoli rappresenta la possibilità di vivere un teatro che nega se stesso per sciogliersi nella partecipazione attiva dello spettatore e nella possibilità di scoprire quanto può essere affascinante guardarsi dentro”. Poco più di un’ora dove sei da solo con te stesso, con la tua vita, con l’anima finalmente libera di lasciarsi prendere per mano e seguire i misteri che aleggiano nell’universo.

Tutti gli attori sono bravissimi nell’interpretare i propri ruoli con naturalezza, come se fossero veramente gli abitanti di quello strano mondo occulto. Una regia attenta ai minimi particolari ha saputo creare attraverso un allestimento scenografico monumentale, una discesa, perdita, e infine ascesa, dal nostro mondo terreno fino ad un altro che potremmo definire laggiù/quaggiù. Lontano e allo stesso tempo molto vicino a noi. Basta volerlo.

Oracoli di Enrique Vargas/Teatro del Los Sentidos

Con Lorenzo Bianchi, Alessandro Bedino, Giulio Biancalani, Massimiliano Barbini, Romina Breschi, Lisa Cantini, Antonella Carrara, Rossana Dolfi, Umberto Franchini, Francisco Javer Garcia, Francesca Giaconi, Gabriel Hernandez, Annamaria Iacuzzi, Patrizia Menichelli, Giovanna Pezzullo, Gabriella Salvaterra.

Centro culturale  Il Funaro Pistoia

visto il 30 settembre 2011



 

 

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