Chi fa teatro, interviste, Teatro — 06/06/2019 08:09

Luca Marengo: “Il teatro è una necessità collettiva, un pubblico servizio”

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RUMOR(S)CENA – CITTA’ DEL TEATRO – CASCINA (Pisa) – Luca Marengo manager culturale milanese, direttore organizzativo di imprese pubbliche e private, è il nuovo direttore artistico della Città del Teatro/Fondazione Sipario Toscana onlus dal mese di luglio del 2018. Un incarico di rilevanza ma di non facile gestione non solo in Toscana, quanto più in generale in tutta Italia, visti i tempi così grami di contributi al settore della cultura. La nomina è avvenuta a seguito di due precedenti direzioni artistiche discusse e travagliate: quella di Donatella Diamanti – firma storica nazionale del Teatro Ragazzi – ex Compagnia di Sipario (Alessandro Garzella, Fabrizio Cassanelli, Letizia Pardi), e la più recente di Andrea Buscemi, attuale assessore alla Cultura del Comune di Pisa.
Luca Marengo ci ospita negli spazi della Città del Teatro, una struttura molto grande sorta da una ristrutturazione moderna e funzionale di spazio di architettura dismessa ex industriale, dotata di tre sale da 722, 198, e 90 posti, una foresteria e un pub che si affaccia sulla Tosco-Romagnola a metà strada fra Pisa e Pontedera.

Lei è il nuovo direttore della Città del Teatro da poco meno di un anno. Una carica prestigiosa quanto complessa. Ci racconta in sintesi del suo percorso professionale?

«Nel 2003 mi sono diplomato al Corso Operatori dello Spettacolo e delle Attività Culturali presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. In seguito ho collaborato al Festival Teatri dello Sport, ideato e diretto da Antonio Calbi, per due edizioni. Con Davide Enia ho fondato la compagnia Santo Rocco e Garrincha che ha vinto tra gli altri il Premio Ubu, l’ETI-Olimpico del Teatro, il Premio Tondelli-Riccione per il Teatro, producendo anche Filippo Timi. Di Enia ho curato anche la sua attività editoriale, radiofonica, televisiva e quella teatrale. Sono il fondatore del Teatro della Cooperativa di Milano e ho gestito l’organizzazione al Teatro dell’Elfo di Milano e al Teatro della Tosse di Genova. Su incarico del Teatro Coccia di Novara (Teatro di Tradizione) mi sono occupato della start up del nuovo Teatro Il Maggiore-Verbania.
Ho anche collaborato con uno dei più riconosciuti festival europei di musica elettronica: Terraforma che si svolge nel Parco di Villa Arconati a Bollate in provincia di Milano.
Nel mio curriculum ci sono anche le esperienze professionali con le compagnie Musella Mazzarelli, Teatro Minimo di Michele Santeramo e Michele Sinisi».

Il suo profilo è tecnico, un figura un po’ diversa da quella che siamo stati abituati a concepire di direttore artistico, almeno per quanto riguarda il Teatro di Cascina.

«Credo sia necessario, per chi è chiamato a ricoprire un ruolo di direzione artistica, avere anche competenze organizzative. Per ideare e programmare una o, come nel caso de La città del teatro, più stagioni (La scuola va a teatro, La domenica a teatro, Oltre le apparenze-stagione serale, residenze) è indispensabile individuare i lavori da inserire nelle diverse programmazioni, per poi procedere in parallelo pensando e coordinando la parte organizzativa. Sono caratteristiche di due ambiti professionali, artistico e organizzativo, assolutamente comunicanti, da non tenere distinti ad ogni costo, per i quali sono necessarie competenze differenti che definirei complementari. Dipende poi dal contesto nel quale si è chiamati a lavorare e con quali precise mansioni. Nel mio caso specifico, gestire la direzione artistica include la scelta e il coordinamento delle diverse produzioni, la programmazione delle stagioni e delle residenze; il lavoro a stretto contatto con il settore organizzativo e amministrativo, e infine, con la comunicazione e con chi si occupa della formazione».

L’uomo di ferro foto di Tittaferrante

 

Quali sono i presupposti per creare una nuova stagione artistico teatrale sulla base di un’esperienza nuova in un teatro/territorio tutto da conoscere?

«Sono arrivato a Cascina nel mese di luglio 2018 e non ho avuto il tempo materiale per ambientarmi, iniziando subito il lavoro di programmazione delle stagioni e delle produzioni. Ho imparato a conoscere il territorio “in corso d’opera”, cercando di programmare lavori di qualità, sia per quanto riguarda le stagioni per le nuove generazioni (La scuola va a teatro, La domenica a teatro), sia per la programmazione serale e delle compagnie a cui abbiamo offerto una residenza, attraverso il bando #CREA (sono oltre 150 le proposte arrivate). L’offerta di spettacolo e delle attività è diversificata normalmente per fasce di età, nel corso di questa stagione abbiamo avuto alcune piacevoli eccezioni, come Cappuccetto Rosso di Michelangelo Campanale (è stato richiesto agli insegnanti di non frenare le reazioni dei ragazzi durante lo spettacolo, vissuto come vera e propria esperienza, con attori/danzatori tra palco e pubblico) e Diario di un brutto anatroccolo, coproduzione Fondazione Sipario Toscana e Factory compagnia transadriatica e TIR Danza.
Si tratta in questo caso di spettacoli “tout public”, che possono essere tranquillamente visti anche da un pubblico adulto e programmati nella stagione “La scuola va a teatro” e ne “La domenica a teatro”. Sono lavori che si aprono alla possibilità di diversi livelli di lettura e che hanno avuto successi internazionali e gli spettatori sia adulti che ragazzi ritornano a vedere anche più volte.

 

Diario di un brutto anatroccolo  foto di Eliana Manca

In quest’ottica, come Fondazione produrremo anche Peter Pan il prossimo lavoro di Tonio De Nitto/Factory compagnia transadriatica. È nostro anche Mattia e il nonno, che ha debuttato al Festiva Segnali ( alla sua trentesima edizione ) organizzato da Teatro del Buratto e Elsinor, un appuntamento di riferimento per tutto il teatro ragazzi italiano. Anche lo spettacolo Dirò d’Orlando con Vittorio Continelli, che avvicinerà gli studenti delle superiori alla lingua potente e sempre attuale dell’Ariosto, raccontando i fatti dell’Orlando Furioso per cercare di restituire l’opera alla sua originaria fruizione popolare, tenendo al centro del racconto l’umanità, con le sue manie, le sue ambizioni, le sue ossessioni.
Stiamo coproducendo Il Problema, testo menzione speciale Premio Platea che ha appena debuttato a Primavera dei teatri di Castrovillari un festival a cui sono personalmente molto legato e che rappresenta un’oasi felice per la valorizzazione concreta della drammaturgia contemporanea.
Con il Theatre du Phare metteremo in scena L’uomo di ferro, per la regia di Olivier Letellier, Premio Molière in Francia per il teatro ragazzi dove saremo a Palla al centro (organizzato da Fontemaggiore e Florian Metateatro), altra importante vetrina di teatro dedicata alle nuove generazioni. Il nuovo lavoro di Teatrodilina, una delle compagnie più interessanti in questo momento, Brina, che debutterà a dicembre a Cascina. Questi lavori, oltre che essere progetti artisticamente molto validi, rappresentano per la Fondazione un’ importante possibilità di lavoro sul territorio, lavoro di produzione e formazione che deve a mio avviso partire proprio dalle nuove generazioni. Il fatto che le produzioni della Fondazione Sipario Toscana siano presenti nei contesti più prestigiosi e riconosciuti del teatro per le nuove generazioni e della drammaturgia contemporanea, credo possa essere uno stimolo forte anche per il lavoro sul territorio. Sono convinto apra a prospettive nuove, inaspettate talvolta».

 

Teatrodilina Quasi Natale

Portare a teatro oggi il pubblico comporta un senso di responsabilità rispetto alle scelte fatte. Cercare di soddisfare tutte le esigenze è impegnativo. Il suo parere a riguardo?

«Devo fare una premessa necessaria: intendo portare a teatro il pubblico non solo inteso come  persone che vedono degli  spettacoli, bensì a frequentare attivamente le attività proposte nel loro complesso. Credo che soddisfare tutte le esigenze sia pressoché impossibile, e forse non del tutto giusto come obiettivo, certo bisogna tenere conto degli spettatori e della specificità del territorio nel quale si lavora. Per come sono fatto, dal punto di vista personale e professionale, mi pesano quasi di più le scelte non fatte (che interpreto comunque come scelte) rispetto a quelle fatte. Penso sia fondamentale il lavoro sul territorio, a questo proposito la formazione assume un valore molto importante.

Tra le esperienze fatte in questa stagione, nella consapevolezza del pubblico a cui ci rivolgiamo, e volendo immaginare il teatro non solo come intrattenimento ma anche come luogo di riflessione per la maturazione di un personale punto di vista, mi fa piacere citare l’iniziativa organizzata in collaborazione con “Teatro e critica”, una webzine culturale, un sito di approfondimento teatrale, una realtà che opera anche nel campo della formazione. Snapstage, così si chiama il progetto pilota che abbiamo attivato con una scuola superiore di secondo grado di Cascina. Un calendario di appuntamenti durante i quali i ragazzi hanno avuto modo di incontrare i giovani critici del sito e di confrontarsi, precedentemente e successivamente alla visione degli spettacoli, sulle specificità legate alla cronaca (intesa come racconto di testimoni che hanno assistito a fatti specifici, in questo caso ad uno spettacolo), interpretazione (da intendersi come un “esperimento di complessità sugli elementi raccolti nella cronaca”, viene messo in crisi il senso dell’opera), critica (da intendersi come scelta degli elementi e rapporto tra di loro).

Altra iniziativa promossa è stata la programmazione di un laboratorio per attori professionisti tenuto da Davide Enia (Il corpo narrativo): il tema portante è stato il corpo con le sue molteplici e diverse capacità narrative. Attiveremo inoltre dei campi estivi con associazioni che operano sul territorio e prevediamo di realizzare altre importanti attività legate alla formazione, svolte in partenariato con Università e altre realtà teatrali toscane, con le quali abbiamo attivato un dialogo molto positivo e che spero possa portare a collaborazioni concrete e durature che creino una prospettiva per tutti i soggetti coinvolti».

 

Il problema Franco Ferrante Nunzia Antonino foto di Andrea Bastogi

Il teatro in questo presente storico alla luce di quanto accade in Italia (società/cultura/valori) che ruolo può assumere ?

«Sono convinto che il teatro sia in grado di parlare alla sensibilità della collettività e vada inteso come una necessità collettiva, un pubblico servizio. È necessario che gli spettatori parlino tra di loro per creare un ascolto reciproco. Rispetto alle nuove generazioni, in particolare, come accennavo prima, e in particolare al rapporto tra scuola e teatro, le connessioni possibili sono molteplici. Scuola e teatro devono aprirsi ad una reciproca contaminazione. Due istituzioni legate tra di loro. La scuola, come il teatro, è chiamata a coltivare e valorizzare sensibilità differenti attraverso gli insegnanti. Lo stesso devono fare gli artisti teatrali, in particolare rivolti alle nuove generazioni. Un ruolo complicato e affascinante compito nell’intercettare e stimolare potenzialità e sensibilità diverse, cercando di accompagnarle verso una piena consapevolezza. Il fine è quello di creare i presupposti dello sviluppo di un pensiero critico che necessariamente essere alla base di quella comunemente definita come una vera e propria crescita. È fondamentale formare non tanto gli spettatori di domani ma quelli di oggi e possibilmente contribuire alla crescita di giovani cittadini consapevoli. Il legame fra creatività (che il teatro può stimolare) e crescita è suggerito dalla stessa etimologia della parola creatività, keré, che significa crescere. Anche dal punto di vista dell’empatia, il teatro potrebbe rappresentare un’importante risorsa, ce ne sarebbe un grande bisogno».

(Ha collaborato Renzia D’Inca)

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