Teatro, Teatrorecensione — 05/12/2013 20:59

Un Pinocchio “leggermente diverso” alla maniera di Virgilio Sieni

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Dal legno al legno, in continua trasformazione s’anima il burattino apostrofato ed introdotto nelle coreografie di Virgilio Sieni ed immerso nel suo spazio vuoto con le sole colonne (d’Ercole) a farne barriera traforata e limite da travolgere sul fondo. Ricordano i fanoni della balena, anche se nella versione originale, poi edulcorata democristianamente, era un pescecane.

Un Pinocchio non vedente, che ha le fattezze muscolari e compresse di Giuseppe Comuniello (somiglia al Tom Cruise di “Nato il 4 luglio”), anch’egli espressione e prodotto dell’Accademia del Gesto che ha sede nelle stanze di Cango, che parte già con naso allungato-cono gelato, che gli servirà anche per suonare strumenti (non tutti i mali vengono per nuocere), ed orecchie asinine. L’uomo è un po’ bestiale e un po’ bugiardo ma è anche questa vicinanza all’imperfezione che lo rende unico e solare e amabile.

Il pavimento è cosparso di nastri adesivi che con un po’ di fantasia potrebbero ricordare una lisca di pesce. Servono per far sentire a Giuseppe (che ha perso definitivamente la vista nel 2007) la posizione, lo spazio. Come braille, in rilievo, in superficie, da strisciarsi sopra, da strusciarci piante dei piedi e polpastrelli. Nell’aria colpi e suoni antichi, da uccellini bucolici a tamburi da galera romana in mezzo ai flutti.

E’ un Pinocchio tendente al Cirano con questo suo naso enorme senza farne un dramma anzi portandoselo dietro, dentro non come arma ma come segno evidente dell’handicap, senza nascondigli o vergogne. Il legno che è prigione come scatola di Houdini o i “non finiti” michelangioleschi, qualcosa dal quale uscire ma con il quale l’attrazione sarà sempre calamitica: liberazione e costrizione. La cassa che è vasca e barca e salvezza ma anche limite ed handicap, impossibilità, bozzolo prima della farfalla. Bisogna scolpirle le ali, con fatica.

Ed è strana la coincidenza tra un pavimento di listelli lignei con tanti nodi neri sulle assi di parquet chiare: i tanti occhi di pino, generatori del burattino che adesso siede sulle loro spalle per posare lo sguardo lontano oltre l’orizzonte. In un gioco di trasformazione il naso diventa un cappello. Gesti semplici, lineari che trovano la loro esplosione nel Pinocchio che si fa prima Fatina con zeppe ai piedi da geisha, rigorosamente in legno, che porta sulle spalle un Geppetto-Noè in kway, in un passaggio di consegne e spostamento sintattico poetico, declinazione ed allitterazione all’interno del tempo che fluisce ricordando qui le esperienze di “Osso”, sempre di Sieni con il padre, o del recente “Scena madre” di Abbondanza Bertoni.

“Pinocchio leggermente diverso”, coreografia e regia Virgilio Sieni, interpretazione e collaborazione Giuseppe Comuniello, con la partecipazione di Otto Bianchini, assistenti alla coreografia Giulia Mureddu, Irene Stracciati. Produzione 2013 Compagnia Virgilio Sieni, in collaborazione con AMAT Visto a Cango, Firenze, il 4 dicembre 2013.

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