Teatro, Teatrorecensione — 04/07/2015 09:23

Bianchisentieri a San Gimignano, un tempo dell’anima

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SAN GIMIGNANO (SI) – Una piazza, folla, passaggio. Di cornice torri medievali, palazzi ducali, un teatro, l’immancabile cattedrale. Un senso di raccolta urbana espressa nell’architettura. Fisionomie segnate dai luoghi.
Una piazza e la routine. A spezzarla, incursioni improvvise di moti silenti, cauti, impercettibili. Accenno che si fa gesto, diviene movimento, si sviluppa in coreutica, e suono, armonia visiva e fisica. Danza e teatro.
In mezzo alla gente, mentre attorno ogni cosa continua il proprio corso. L’esistere che non muta la forma e l’arte che ne tratteggia connotati altri. Tra lo scorrere contemporaneo, presente, dell’andirivieni, un tempo libero, un tempo per l’anima.

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Foto di Francesco Spagnuolo

Bianchisentieri è uno spettacolo che muta con i luoghi di rappresentazione. Il corpo, spettacolare, viene assemblato dagli ideatori Tuccio Guicciardini e Patrizia De Bari ispirandosi di volta in volta agli spazi di rappresentazione.
A San Gimignano, si è allestito in piazza Duomo, dinnanzi al Teatro dei Leggieri, luogo d’elezione del festival e sede della compagnia organizzatrice Giardino Chiuso.
Lo spazio urbano palcoscenico.
Cinque danzatrici e scenari invisibili. Gli elementi scenici ne fanno materia: il corpo danzante, l’armonia dei segni, l’oggetto drammatizzato (costumi di scena strumento di formalizzazione drammatica), il suono creato artigianalmente, l’espressività.

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foto di Francesco Spagnuolo

Una performance dal forte impatto evocativo, a fondamento il tema della memoria, che da struttura al concetto più ampio di passato, di conservazione del passato e dei ‘detriti’ portati come lungo un letto di un fiume sfociante nell’attuale. Sapere, trasmissione, tradizione (nell’accezione, il termine, di tramando). Tracce di riferimento sviluppate dall’atto creativo, destinare a ricreare sguardo, spirito, percezione, sensi. Tracce non definite e vincolanti il patto tacito tra spettatori e danzatrici, non incise in un orientamento, consegnate piuttosto all’immaginifico, il tableau in movimento capace non di definire bensì di trasportare. Attraverso il coinvolgimento sensoriale. Il mutare istantaneo di dimensione d’ascolto e connessione (alla scena), il divenire di azioni sceniche nel percorrere una sequela compiuta.
L’approdo, fa conseguire un senso di comprensione collettiva per ognuna delle comprensioni individuali: allo spettacolo si accede da liberi avamposti interpretativi, personali, soggettivi, pur se codificata una partitura evidente benché non chiaramente intellegibile. Una partitura di cenni sensibili, di “punti di partenza”, un crescendo ritmico e di climax.

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foto di Francesco Spagnuolo

Abiti fatti a mano, indossano le danzatrici, composti con fogli di libri su stoffa leggera. Fogli manufatti in coni, in gran numero, uniti e formanti delle code, o dei tentacoli di un animale marino, o degli arti di un divenire umanizzato. L’immagine surreale metafora e portatrice di senso e sensorialità. La poetica cuore pulsante di dettami e approdi.
Efficace l’interpretazione delle danzatrici. Corpo in linguaggio, sospensione e minuzia di movimento, diversificazione di espressività a liberare l’intimo, proprio, materiale d’introiezione drammatica (la consapevolezza dell’atto). Un mutare sembianze vicendevole alla trasformazione di stato per chi guarda.
Prova coreutica diretta da una regia essenziale, non soffocante geometrie, spazi, movimenti, toni, timbri, letture, a favore della libertà attorale e dell’ampiezza di approdo.
Penetrante.

Bianchisentieri

Ideazione Tuccio Guicciardini, Patrizia De Bari
Coreografia Patrizia De Bari; Interpreti Martina Belloni, Marcella Cappelletti, Giada Cardin, Camilla Diana, Yael Réuni;
Costumi Rosaria Minneci
Prod. Giardino Chiuso con il sostegno di Regione Toscana

Visto a San Gimignano Festival Orizzonti Verticali il 3 luglio ’15

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