Teatro, Teatrorecensione — 03/11/2013 15:43

“Attente al lupo”, Maria Cassi dispensa saggi consigli alle donne

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In tempi di femminicidio e di un ventennale di corpo delle donne sovraesposto mediaticamente in pose e contorsioni, in mise scosciate e desabillè, le parole di Maria Cassi, universali partendo da Adamo ed Eva, assumono un alt(r)o tono. Se vuoi di denuncia, anche se con il sorriso sulle labbra, di impegno, anche se con toni scanzonati e brillanti. Che le donne senza gli uomini non possono starci, né tanto meno gli uomini senza le donne. Senza arrivare a parlare di “altra metà del cielo” o di “sesso debole” o di “mezza mela”.

“Attente al lupo” parte dalla quasi omonima ballata del compianto Lucio Dalla, dove per lupo si intende l’uomo. Che, certo, perde il pelo ma non il vizio. All’augurio “In bocca al lupo” si risponde sempre con un “Crepi”. La Cassi sottolinea e consiglia alle donne di essere meno intransigenti e severe non per questo di essere tolleranti oltre modo oppure giustificatrici di ogni barbarie, più o meno grande, tra le quattro pareti domestiche. Più complicità tra i due grandi universi che inevitabilmente entrano in contrasto, in attrito, in frizione, in conflitto, fanno scintille proprio perché tendono all’incastro come calamite, come pianeti in rotta di collisione.

Uno specchio con le lucine tra cabaret e camerino è come un guardarsi dentro e nella memoria dell’attrice che calca i palcoscenici da decenni. Le sue bocche, le sue facce, le sue bretelle sono celebri, il suo grammelot che passa fluentemente dall’inglese maccheronico al francese lezioso al tedesco arcigno. La sua ironia (che poi è autoironia, essendo la Cassi di Fiesole) sui fiorentini che si caratterizzano dal “ragionare” di continuo, parlare in maniera logorroica degli argomenti più disparati, e dallo “scuotere il capo”, cioè lamentarsi smuovendo la testa in segno di negazione. Un po’ il bartaliano “L’è tutto da rifare” oppure che “era meglio prima”, qualunque fosse il prima.

Ed allora in un rimbalzo tra le gag che l’hanno contraddistinta, il suo marchio di fabbrica riconoscibile, il suo stile guascone, le intuizioni, gli slanci, le evoluzioni vocali, gli arrangiamenti, le inventive e le invettive bonarie, gli orpelli e le improvvisazioni, un colpo al mondo della donna ed uno a quello maschile (non ne escono bene i mariti ed i compagni, i fidanzati, insomma quelli che vengono da Marte), con grande energia ed entusiasmo, saltando dalla fiorentinità fino alla notte dei tempi ma riuscendo sempre a tenere alto il filo di una comicità ancora corporea e fisica che si aiuta e supporta dalle parole che come stoccate arrivano a liberare la risata della platea portata fin sul filo dell’esplodere di ganasce e mascelle.

Il suo elenco dei nomi dell’organo genitale maschile ci ricorda quello al femminile benignesco. Ormai Maria Cassi è un classico di Firenze. Come il Ponte Vecchio, il David di Michelangelo, il Duomo. Va protetta dall’Unesco.

 “Attente al lupo” di e con Maria Cassi, alla chitarra Marco Poggiolesi, visto al Teatro del Sale di Firenze il 23 ottobre 2013.

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