Teatro, Teatrorecensione — 03/08/2012 at 14:30

Il teatro di Lupinelli oltrepassa ogni barriera e si innalza fino a capire “Che cosa sono le nuvole”

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Pier Paolo Pasolini lo aveva raccontato al cinema condensandolo in un cortometraggio dove comparivano attori di avanspettacolo e maschere come Pulcinella. I protagonisti rispondevano al nome di Totò, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Laura Betti, divenuti a distanza di tempo le icone del cinema italiano. Pasolini li aveva scelti per restituire loro una parvenza di dignità artistica, abituati com’erano a recitare per un cinema popolare dove l’unico intento era quello di far ridere. Il regista di Che cosa sono le nuvole girato nel 1967 chiedeva a questi attori di essere solo se stessi, caratteristica richiesta a chiunque volesse lavorare con lui. E per raccontare l’Otello di Shakespeare non esitò a dare la parte del protagonista ad un giovane sconosciuto dal nome Ninetto Davoli.

Non doveva esserci finzione o capacità attoriali che togliessero la spontaneità di mostrare solo le proprie caratteristiche. Un cinema dove emergesse la vera maschera che ogni attore si è costruito. Non indossata ma vissuta in prima persona. Che cosa sono le nuvole voleva mostrare come l’uomo è fatto dentro, senza disincanto, senza artifici e sovrastrutture e Otello può essere rappresentato anche attraverso un teatro di burattini, popolare, nell’accezione nobile del termine. I personaggi di Iago e Otello sono come delle marionette manovrate da un burattinaio che tira i fili, ogni loro azione è determinata da una mente superiore quasi divinizzante che ha potere di vita e di morte su ognuno di loro. Una favola allegorica che parla della vita in termini anche amari e crudeli, la pellicola sembra dire che la salvezza dell’uomo si trovi solo sulle nuvole. La vita che conducono sulla terra è mossa dall’inconsapevolezza di essere pedine mosse da un volere che sfugge al loro controllo.

Resta solo la possibilità di affrontare la propria vita con il gusto del gioco per fa si che gli eventi più tragici dell’esistenza stessa possano essere sopportati e superati. Guardare in alto verso quell’infinito poetico e lasciare libera la propria anima. È a partire da qui che Maurizio Lupinelli di Nerval Teatro in collaborazione con Opera riesce a dare vita ad una sua personale interpretazione per la scena di Che cosa sono le nuvole, liberamente tratto dal film pasoliniano. La sua attenzione si focalizza su come si possa rappresentare una storia solo con la propria attitudine di essere umano scevro da forme manieriste di fare l’attore. C’è solo la necessità di essere veri e sinceri, prima con se stessi e poi, di conseguenza, con chi hai di fronte: lo spettatore. Via gli orpelli, via le illusioni di un teatro dove tutto è costruito e precostituito. Lupinelli arriva alla rappresentazione dopo aver guidato in un percorso di avvicinamento al teatro, un gruppo di non attori, di splendidi interpreti entusiasti e consapevoli del progetto a loro affidato. Non importa più a questo punto se siano i cosiddetti normodati o diversamente abili. Quello che importa è il superamento di ogni barriera che impedisca la coesione e l’avvicinamento tra una realtà educativa e quello artistico -teatrale.

Ogni categorizzazione è limitativa per il regista e la sua impostazione prevede un superamento se non un vero e proprio annullamento di ogni barriera psico – fisica. Il suo è un teatro dove esserci significa aver portato a termine un progetto di vita, responsabile, condiviso e sapientemente gestito escludendo facili consensi da parte di chi assiste. Il commento: “Grazie per quello che ha dato a mio figlio.. per quello che ora è diventato”, esclamata dalla madre di uno dei protagonisti, al termine della rappresentazione, e rivolta a Lupinelli, spiega meglio di tutto ciò che è scritto nel tentativo forse poco esauriente nel dare conto di quanto visto e goduto in un’ora di puro piacere. Non solo da parte dello spettatore passivo ma anche colto sui visi di tutti apparsi da dietro un fondale rosso. Entrano ed escono non prima di aver offerto quadri di pura poesia distillata da semplici movimenti, azioni simili ad una coreografia drammaturgica e mescolata a semplici clownerie, una recitazione sempre lasciata alle proprie personali capacità. Basta anche un semplice sguardo, un sorriso di una ragazza che sente di essere indispensabile quanto gli altri. Maschere ma non usate per fingere. Il trucco sui visi è solo colore per far risaltare le emozioni che traspaiono.

Il gioco è corale e ogni quadro, scena, azione, va nella direzione di un racconto d’insieme. Nasce da qui il suo fare teatro. Può assumere una valenza sociale o formativa, intesa come esperienza educativa, ma ciò che è più rilevante è l’assunzione di responsabilità che lo stesso Lupinelli impartisce a tutti i suoi partecipanti e il risultato è la coralità dell’agire. Ironia e gioco, finzione e immedesimazione, interpretazione, caratteristiche che vanno ben oltre alla rappresentazione teatrale e artistica. Il lavoro presentato a Castiglioncello nell’ambito del festival Inequilibrio denota una matrice di intenti che non ha come scopo solo quello di portare in scena l’esito, così come tante volte visto dopo le esperienze laboratoriali- teatrali. Tra inserti di teatro shakesperiano, ludico e clouwnesco, l’azione si fa portavoce di un messaggio che vuole toccare la sensibilità di tutti, senza cadere mai nella facile retorica di offrire occasioni di emergere da una quotidianità ai margini di una società che tende a evitare l’incontro con l’altro, quando questi non si omologato su parametri di successo, apparenza e competitività. I protagonisti di Che cosa sono le nuvole non sono burattini manovrati ma assurgono a diventare veri attori sui quali è possibile investire e credere in un sogno che si realizza così come è scritto da Lupinelli ispirato da Pasolini , e quello che si vede finisce “in un sogno dentro un sogno”.

Che cosa sono le nuvole

Regia Maurizio Lupinelli
spazio scenico Vincenzo Schino
costumi Elisa Pol
ricerca sul movimento Marta Bichisao
con Simone Bernardoni, Roberto Capaldi, Michele Cardaci, Paolo Faccenda, Elsa Francesconi, Ilaria Giari, Marco Lambardi, Gianluca Mannari, Federica Rinaldi, Valentina Scarpellini, Diana Spadoni, Lucy Statelli, Cesare Tedesco, Elena Tomaino, Vincenzo Viola
educatori Giacomo Carpitelli, Franca Giglio, Elena Pantani, Silvia Proserpio
produzione Nerval Teatro, Armunia/Festival Inequilibrio con il sostegno di Regione Toscanain collaborazione con Opera

Visto al Festival Inequilibrio di Castiglioncello luglio 2012

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