stagione teatrale, Teatro — 03/07/2014 14:43

Teatro Puccini: nostalgia del recente passato

Share

FIRENZE – Non possiamo certo dire che il cartellone del Teatro Puccini sia esiguo o scarno, a dir la verità neanche scarso, ma non possiamo certo far finta di niente o non sottolineare, questioni di tempi cambiati o di budget forse, che la struttura delle Cascine era e rappresentava quel trait d’union tra un certo tipo di televisione di qualità, brillante di sinistra con passaggi in trasmissioni cult sulla terza rete intelligenti ironici approfonditi e culturalmente di peso e valore, ruolo che adesso ha abdicato ripiegando, contraendo sul localismo.

Alessandro_Bergonzoni_02
Al Puccini, non molte stagioni fa, erano di casa Valerio Mastrandrea e Lella Costa, Marco Paolini e Ascanio Celestini, Paola Cortellesi e Giuseppe Battiston, Claudio Santamaria e Paolo Rossi. C’era un’impostazione, un’idea di fondo più ampia ed alta, una nota politica declinata non tanto sul fare spettacolo quanto sul programmare un certo tipo di teatro civile e sociale, un’idea di stare al mondo. Il Puccini era un segno distintivo, un fiore all’occhiello che, seppur nella categoria dei grandi teatri cittadini (con Teatro della Pergola e Teatro Verdi), si era ritagliato rispettabilità con scelte, non certo coraggiose o avanguardiste, ma comunque degne che denotavano un fil rouge, un essere fuori dagli schemi, un essere capaci di guardare oltre, lontano, al di là delle pastoie e delle tagliole del presente e dei confini della città, cercando un ridere che fosse più di testa che di pancia, un respiro nazionale di grande gittata.

"Zona Torrida" - Riccardo Goretti, Adelaide Vitolo, Andrea Kaemmerle

“Zona Torrida” – Riccardo Goretti, Adelaide Vitolo, Andrea Kaemmerle

I vari Marco Travaglio o Luttazzi, Micha von Hoecke o Alessandro Haber o David Riondino non si vedono più all’orizzonte, senza per questo voler fare nessun paragone con gli artisti in programma nella prossima annata. E’ però una sensazione di ridimensionamento, di ricalibratura verso un provincialismo tutto nostrano, tutto viola. Adesso il Puccini fa concorrenza al Teatro Lumiere dell’ottimo Marco Predieri o al Teatro del Cestello, insomma insiste sullo stesso tipo di pubblico, senza fare classifiche o gerarchie qualitative, teatri, questi ultimi, che ben lavorano sul territorio ma che hanno una storia ben diversa e distante da quella del teatro delle Cascine, e soprattutto una funzione dissimile almeno fino ad adesso.

Gioele Dix

Gioele Dix

Detto questo, raccontata l’atmosfera senza le paillette, frivole scanzonate d’eccezione o d’elite o intellettualmente interessanti, i titoli continuano ad essere una trentina con le punte di Antonio Rezza, che però porterà uno spettacolo, “Fotofinish” passato più volte da Firenze e che ha dieci anni di programmazione, e di Alessandro Bergonzoni con una delle poche novità dell’intero cartellone. Gli abbonamenti saranno ribassati. Ma la domanda sorge spontanea: non si potrebbe fare un cartellone più snello e con più “peso”? I vari Paolo Hendel (ancora con Carcarlo Pravettoni, roba da Prima Repubblica) e Antonio Cornacchione o Gioele Dix non sembrano essere nomi da scalare le classifiche né da far fare le code al botteghino né da esaltare le folle, ancora Agatha Christie, sempre verde, un’altra versione de “La maratona di NY” di Edoardo Erba ormai vista in tutte le salse, tipo un Amleto moderno. I volti televisivi invece sono rappresentati da Marco Columbro e Gaia De Laurentis o da Bianca Guaccero. Non c’è più nemmeno la televisione di una volta. Mi sento invece di sottolineare Andrea Cosentino con “Angelica” (27 marzo) e “Novantadue” di Claudio Fava (13 marzo) che ci riporta alle stragi dove morirono i giudici Falcone e Borsellino.

Paolo Hendel

Paolo Hendel

Per la nuova drammaturgia “La merda” sono tre anni che gira ininterrottamente l’Italia così come Marta Cuscunà, mentre il bravo Andrea Kaemmerle riesce a piazzare sia “Marinati 43” con i Gatti Mezzi che “Zona Torrida” con Riccardo Goretti, piece che propone a Bientina e in estate con la sua “Utopia del Buongusto”. Come a dire che chi voleva vederli li ha già visti in altre situazioni. Ecco, forse manca il botto, accostato ad un nome di riferimento che ti faccia fare il circoletto rosso oppure segnarti la data sul calendario o mettere i soldi da parte per comprarsi l’abbonamento. Dove sta il sogno, il gioco dell’attesa?

Ti potrebbe interessare anche...

Share