Teatro, Teatrorecensione — 02/12/2014 21:56

“Magda e lo spavento”: una vicenda che vive ancora

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MILANO – Qui si muove la Storia. Il racconto di una vicenda terribile nella sua immane inumanità da lasciare senza fiato; di fatto tragedia nella tragedia, senza alcuno scampo. Per tutti ed è come fosse per nessuno, chiusi com’erano nel bunker della cancelleria di Berlino, insieme a dividere gli spazi e il desco con “l’uomo nero”, nella febbrile attesa per l’appunto del toc toc dell’invasore (o del salvatore) che non vedranno. Questo si potrebbe dire dopo aver assistito al terzo pannello della trilogia “Innamorate dello spavento” di Massimo Sgorbani: Magda e lo spavento”. Lasciate Eva, amante e moglie e la cagna Blondi, solitarie, – e al loro destino – Hitler ( Milutin Dapcevic) si concentra ad intrattenere una fittizia relazione con la moglie del suo ministro della propaganda: la fedelissima e nazistissima Magda Goebbels (Federica Fracassi). Anche per quest’ultima il fato non sarà più benevolo delle altre due “innamorate”. Anzi, le sarà ancor più crudele perché costretta ad avvelenare i suoi figli prima di darsi lei stessa la morte con il marito Joseph. Ma, la fine lenta e inesorabile come un carillon sovraccaricato suonerà a morto al momento giusto, ancora immersi nel deliquio più invasato del Fuhrer che sproloquia su ebrei e nani (esaltando però i compagni della disneyana Biancaneve) fino alla visionaria marcetta di Topolino. Detta così, “Magda e lo spavento” può apparire un esercizio di retorica post-moderna, quando al contrario la densità di citazioni (Hitler è il “Caligari” di Kracauer come Magda è l’incarnazione dell’automa di “Metropolis”) e la regia esplosiva di Martinelli sembrano dire alla nostra confusa contemporaneità che quella “vicenda” pulsa e vive ancora.

Magda e lo spavento di Massimo Sgorbani con Milutin Dapcevic e Federica Fracassi regia Renzo Martinelli Milano, Teatroi fino al 6 dicembre

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