Dopo “Femina”, un’altra meditazione sul femminile a firma di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni: “EPIPHANĪA Mi rendo manifesta”. La coreografia è un’orgia surrealista di chiome, bocche, gambe e organi che appare come una versione distopica del precedente lavoro. Il debutto è avvenuto il 4 luglio scorso al Festival Inequilibrio di Castiglioncello, mentre il 4 e 5 novembre lo spettacolo va in scena al Teatro alla Cartiera di Rovereto.
RUMOR(S)CENA – CASTIGLIONCELLO – Non sai mai cosa aspettarti da un lavoro di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, longeva coppia coreografica che crea appartata nella sua residenza d’arte a Rovereto e spesso propone poi il risultato a Castiglioncello. Ospiti di riguardo nel cartellone di Inequilibrio, dove la direttrice Angela Fumarola li inserisce sempre, quasi come segno distintivo di un festival all’insegna della ricerca e dell’inedito. Con loro si va sul sicuro, garantiti il rigore e la qualità dell’impaginazione dello spettacolo, ma anche una buona dose di imprevedibilità: il percorso di Abbondanza e Bertoni non è mai lineare, procede per scartamenti improvvisi, cambi di rotta. Può essere teatro per ragazzi o avanguardia spinta.

Sfoggiare uno stile di danza pura o virare sulla tecnologia. Anche quando sta indugiando su una medesima ispirazione tematica (spesso le loro creazioni vengono declinate al maschile e al femminile, oppure diventano trittici). Succede anche in quest’ultimo lavoro, EPIPHANĪA Mi rendo manifesta, terzo capitolo di una riflessione sugli stereotipi e gli imprinting che modellano uomini e donne, che ha debuttato il 4 luglio scorso al teatro Nardini di Rosignano Marittimo per Inequilibrio. Lo hanno preceduto nelle scorse edizioni del Festival Femina, sui tic e i vezzi femminili, e Viro, campionario di comportamenti popolari fra i maschi. EPIPHANĪA continua l’indagine sul femminile ma cambia strada, mette da parte l’ironia nevrotica e quasi frivola di Femina e spella l’involucro delle donne. Le fa a pezzi, letteralmente. Niente visi, ma chiome di capelli, bocche, gambe e intuibili parti più segrete in un’orgia surrealista di frammenti.

In un certo senso EPIPHANĪA appare come la versione distopica di Femina. Un urlo muto alla Munch di segmenti alla ricerca disperata di una ricomposizione. Non c’è pace in quelle restless legs che emergono dal buio e nemmeno salvezza: la scena finale propone un corpo chiuso in un sacco di plastica buttato sulla scena. Un colpo al cuore per chi scrive e ricorda il massacro del Circeo, quando una foto immortalò nel’immaginario collettivo il ritrovamento di due povere creature stipate in un bagagliaio: Donatella Colasanti nuda, pesta e sanguinante e Rosaria Lopez, ormai esanime in quel sudario di plastica. È passato mezzo secolo ma la carneficina continua con donne squartate e ritrovate nelle buste della spazzatura. È cronaca nera frequente. Inevitabile che trasudi in uno spettacolo che medita su come il femminile appaia nella società. Inevitabile che si trasformi in uno spettacolo buio, persino asfittico. Troppo, forse, per il teatro che – come la vita – contiene tante sfaccettature, anche nella tragedia.

Superlative nella loro performance mosaicale Sara Cavalieri, Valentina Dal Mas e Ludovica Messina Poerio, immerse in un melting pot sonoro anch’esso poco confortevole di Sergio Beercock e nelle luci fiottanti di Alessio Guerra.
Visto al Festival Inequilibrio di Castiglioncello il 4 luglio 2025




