Teatro, Teatrorecensione — 02/08/2012 00:34

Totò e Vicè: stelle nel cielo, lumini del camposanto. Prova d’attore per Enzo Vetrano e Stefano Randisi al Festival di Radicondoli

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Festival di Radicondoli, domenica 29 luglio. Attendiamo in silenzio davanti alla Pieve vecchia della Madonna, accanto al cimitero. È notte. D’un tratto due figure, incappottate, goffe nelle loro valigie. Saranno i guardiani del camposanto? O forse i custodi di qualche altra misteriosa regione dell’universo? Sono semplicemente Totò e Vicè. Creature umili ed alte, temerari trapezisti del pensiero in equilibrio fra natura e cielo. Legati da un’amicizia assoluta, vivi, dormienti o morti, per loro esistere è essere in due. La loro vicinanza è un accompagnarsi fortemente voluto ad un passo dall’infinito.

In un tempo surreale, fuggitivo ed eterno, le loro parole sono un’ altalena di azzardi metafisici e di ingenue, struggenti domande che si rivolgono l’un l’altro con gli occhi immensi dei bambini. Il loro crogiolarsi beckettiano valica l’assurda attesa, conquista per sé lo stupore e l’entusiasmo di afferrare o almeno tentare di afferrare l’infinito. E questa assurdità si ammanta di mistero. Le loro parole ci emozionano per la sorprendente meraviglia di chi soffia forte in cielo per far volar la propria stella.

Poco a poco scopriamo che sono morti. Forse. Forse invece nella progressiva rivelazione della morte sono tornati per noi in vita. Vagano passo dopo passo intorno al cimitero, viaggiatori instancabili fra lacrime e risa verso speculazioni immense, irrisolte. Non più uomini, forse più che uomini, Totò e Vicè sono le stelle del cielo e i lumi del camposanto. E come sono venuti, così ci lasciano. Scivolano via chiamandosi ancora e ancora, scivolano via non verso le porte del cimitero, ma per la via opposta, verso la luce, verso il volo.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi ci regalano una sublime interpretazione del testo di Franco Scaldati, curando anche la regia di questo particolarissimo allestimento che, grazie alla cornice della Pieve vecchia della Madonna, instaura un commovente dialogo fra il luogo e la parola. Una Geografia dell’anima che è proprio il filo conduttore della XXVI Edizione del Festival di Radicondoli. Muovendosi fra la grande tradizione e l’inesausta ricerca, i due artisti e amici, forti di una collaborazione più che trentennale, fanno del loro confrontarsi e completarsi la forma di espressione della loro poetica. Due artisti responsabili artistici di Acqua di Terra Terra di Luna una rassegna di eventi e spettacoli teatrali appena concluso a Imola e Borgo Tossignano, con il preciso obiettivo di diffondere su tutto il territorio della Provincia di Imola, la cultura teatrale. Tra gli artisti ospiti Saverio La Ruina con Italianesi. Nata nel 2001 l’archivio delle passate stagioni svela nomi illustri come Judith Malina, Cesar Brie, Moni Ovadia, Mario Perrotta. Nubi minacciose sembrano oscurare l’orizzonte di questa manifestazione che coinvolge luoghi dove la partecipazione popolare degli abitanti  crea una coesione sociale a dir poco entusiasta. Il rischio di vedersi cancellata l’edizione 2013 è forte, a detta di Vetrano e Randisi, nel percepire una mancata volontà da parte dell’amministrazione pubblica convinta nel sostenere, anche il prossimo anno, l’offerta di far conoscere il teatro in luoghi distanti dalla città, e per questo ancor più importante per chi crede che la cultura sia un patrimonio di tutti. Converrà tenere alta l’attenzione nei prossimi mesi e monitorare l’evolversi dei fatti, sperando che non sia l’ennesima prova di una volontà cieca nel cancellare l’ennesimo festival o attività teatrale estiva. Castrovillari docet.

 Visto al Festival di Radicondoli il 29 luglio 2012

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