Teatro, teatro danza, Teatrorecensione — 02/07/2012 16:30

Sono Bambini che ballano Qua e il loro gioco è un mondo che sta altrove da noi

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Sono Qua ma sono anche in altre dimensioni. Vicinissimi a noi e allo stesso tempo molto lontani. Sono i Bambini, candidi e innocenti, puri come l’acqua trasparente di sorgente. Giocano come se la vita fosse un Ballo. Sono i piccoli danzatori del “Ballo del Qua”, capaci di librarsi nell’aria rarefatta e algida di uno non spazio, astratto e avvolto dalla nebbia artificiale, prodotta dalla sublimazione dell’anidride carbonica, mutuata da stato solido a quello gassoso, senza passare per quello liquido. Emergono come piccole figure di porcellana: sono i Bambini del progetto ideato dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni. Una squadriglia di bambini e bambine, provenienti dalla Scuola d’Azione di Michele e Antonella, luogo dove far convergere il loro “saper fare” acquisito grazie ad una carriera artistica che dura da trent’anni.

Sette piccoli protagonisti per una storia che non vuole esserla. L’intenzione è dichiarata esplicitamente dalla coppia di autori/coreografi: “ Abbiamo lavorato per quadri slegati da una storia, tenendoci stretta la meraviglia dello sforzo dei nostri interpreti nella concentrazione e nell’azione…”. La creazione si basa su disegni coreografici espressivi corporei, di tale precisione tecnica e artistica, da dubitare che siano veramente bambini, come se la loro presenza emanasse un qualcosa di già visto nel passato di una memoria visiva, appartenuta ad un ricordo, un sogno, un’immagine. Invece no, è tutto vero, fatto di corpi infantili, dal viso curioso, intelligente, aperto al mondo che ancora devono esplorare, e forse gioverebbe loro, ritardare il più possibile, pena la perdita del candore e di quella fanciullezza innata.

Eppure i piccoli sette abili e straordinari performer non sono Qua per offrire un lavoro da bambini per bambini. È un’intenzionalità a cui lo spettatore non va incontro ignaro, se tra le mani si ritrova il programma di sala, dove spiega che: “La Compagnia Abbondanza/Bertoni non prevede un pubblico di bambini”. Da qui si evince chiaramente una cosa: questo ed altri loro spettacoli di teatro-danza, sono rivolti ad adulti, se poi in scena ci sono bambini, la questione non cambia. Ecco allora il punto cruciale del Ballo del Qua. Su parla di gioco libero, creazione spontanea, libertà espressiva, tutti fattori determinanti di un percorso in evoluzione. Un punto di partenza, la genesi di un viaggio durato anni di studio e osservazione. Nasce tutto dalle capacità innate di questi bambini (Tobia Abbondanza, Jacopo Bertoldini, Naima Fiumara, Matilde Laezza, Emily Manica, Federico Petrolli, Francesco Petrolli), gestite dalle mani adulte con fare certosino, a cui è stato affidato l’impegnativo compito di portare in scena un lavoro composito, regolato da movenze simili al gioco infantile ma regolamentato e scandito da quel famoso “saper fare” di cui si diceva poc’anzi. Un fare adulto messo al servizio di una comunità, di un territorio, di giovani vite che sono il futuro dell’umanità. Il Ballo del Qua ha una sua geometria rigorosa, accattivante, in qualche forma pure sensuale ma non maliziosa.

C’è però un passaggio che interrompe la poeticità del lavoro presentato al festival Inequilibrio di Castiglioncello, danzato in una delle sere afose di un fine giugno torrido, ed è quando una bambina sulla scena, ad alta voce, intima “stop” alla regia audio e luci. “Via la musica e su le luci”. Un attimo di “tregua” dove i sette tornano a fare i bambini e si concedono il gusto di giocare senza recitare. In realtà continuano a farlo ma è un cambio di registro, uno scarto in corsa, un’inversione di marcia. È solo un frammento pensato e ragionato dagli stessi autori (con la consulenza scientifica di Marco Dallari, docente di pedagogia generale e sociale dell’Università di Trento), per dirci che i bambini sono e devono restare comunque sempre bambini? Anche quando vestono abiti immacolati di scena e sanno dare il meglio di loro? O è un pretesto per interrogarci sulla funzione drammaturgica di tutto il progetto? “Abbiamo sempre fatto sul serio per farli giocare è quando capivano che la nostra voglia di giocare era più della loro, incominciavamo a provare”, si legge nelle note di presentazione, seguite da un tentativo (nostro) di interpretarlo.

Quel gesto di scena (perché lo è nell’economia dello spettacolo), ordinato come fossero adulti, frutto di un’idea (adulta), suscita un interrogativo a cui noi non siamo stati capaci di dare una risposta. In qualche modo disorienta ma forse corrisponde a quelle che sono le reali intenzioni, volute da Abbondanza/Bertoni, dove la soluzione potrebbe essere celata nell’animo più profondo di un bambino. Solo lui saprebbe rivelarla. Ma se così fosse la magia svanirebbe e questo non ce lo possiamo permettere. Verità e finzione, realtà e astrazione sta Qua ma potrebbe essere anche altrove.

 

Il Ballo del Qua

Compagnia Abbondanza/Bertoni

regia e coreografia di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni

con Tobia Abbondanza, Jacopo Bertoldini, Naima Fiumara, Matilde Laezza, Emily Manica, Federico Petrolli, Francesco Petrolli

Luci Andrea Gentili

Consulenza scientifica di Marco Dallari

Visto al festival Inequilibrio di Castiglioncello il 29 giugno 2012

 

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