Chi fa teatro, Interviste, Letteratura — 02/03/2017 00:30

“La misura dell’errore”: il teatro per Antonio Latella (a cura di Emanuele Tirelli)

Titolo curioso “La misura dell’errore” che subito dopo nel sottotitolo spiega essere la “Vita e teatro di Antonio Latella“, a cura di Emanuele Tirelli (autore e giornalista per il teatro) che ha curato per le edizioni caracò/teatri di corte, un piccolo volume tascabile quanto approfondito della carriera di uno dei registi più affermati della scena comtemporanea e ora anche neo direttore della Biennale Teatro di Venezia. Il “ritratto” che Tirelli ci consegna raffigura un Antonio Latella che si racconta a viso aperto, evitando la retorica che spesso si coglie nelle interviste classiche dove le domande poste all’artista, seguono un andamento tradizionale e scarsamente originale. Risposte spesso scontate che corrispondono più ad una descrizione di un curriculum che a pensieri inediti. “La misura dell’errore” permette, invece, di conoscere un uomo di teatro “dietro le quinte”, con le sue caratteristiche umane personali e non solo professionali: la persona non può scindere dal regista, dove le esperienze di vita hanno contribuito a creare la sua poetica artistica. Facendo un percorso del tutto individuale come spiega l’incipit nella prima pagina: «Quando leggo che c’è bisogno della laurea per diventare direttore artistico di un teatro stabile, penso a chi un percorso teatrale l’ha fatto pur avendo solo la terza media. Penso a me, il mio titolo di studio è quello».

Antonio Latella foto di Brunella Giolivo

 

Tirelli l’ha scelta come apertura definendola “la riflessione più adatta”… «Non era la prima volta che parlavamo di regia e di pedagogia (altro aspetto saliente e imprescindibile nella carriera di Latella, ndr) ma è stato di sicuro la prima in cui siamo stati faccia a faccia per raccontare la sua vita che in questo caso coincide con il teatro quasi nella sua interezza». Emanuele Tirelli lo presenta come (…) «uno dei registi più incisivi, per la poetica, il rigore e le variazioni che ne accrescono ancora il tragitto (vincitore di un premio Ubu 2017 per “Santa Estasi”) – lo descrive – cortese, come sempre, posato, inzialmente un po’ schivo e molto curioso (nell’approcciarsi all’intervista, ndr). Un uomo riservato che ha tenuto nell’ombra il suo privato, quasi a lasciar intendere di volerlo sminuire. Invece è stato solo accorto nel proteggerlo da un lavoro assai pubblico».

 

L’intervistatore introduce la conversazione avvenuta con Latella, spiegando come « i nostri discorsi non sono stati così lineari come li trovate su queste pagine, eppure i suoi racconti hanno sempre denominatori comuni abbastanza netti: la necessità di commettere errori, l’artigianato teatrale, la pedagogia, il desiderio di occuparsi di una regia per scoprire un testo o un autore, e non per dimostrare una consapevolezza a monte». Antonio Latella si racconta con parole semplici, dirette, efficaci per capire le sue origini: nasce a Castellamare di Stabia solo per il desiderio della madre che era emigrata insieme al padre in Svizzera; la sua infanzia la vive vicino a Torino e qui inizia la sua crescita esistenziale, sociale e culturale, che lo porta prima a studiare per diventare infermiere, poi, e con successo, a diventare attore e di seguito regista, il suo vero traguardo. Racconta che il suo esordio artistico teatrale in qualche misura è nato da bambino, nel paese dove abitava: «Il gioco teatrale faceva parte della nostra vita di bambini, e in maniera genuinamente infantile, sapevo che avrebbe fatto parte della mia vita da adulto (…) a undici anni diressi il mio primo spettacolo, ‘ I vestiti nuovi dell’imperatore’ di Hans Christian Andersen. Ero attratto dal teatro. Lo dissi anche ad una psicologa convocata dalla scuola perché ero e sono dislessico. Parlammo a lungo e mi chiese cosa avrei voluto fare. Mi guardò stupita e ribadì che non avevo nessun problema di ragionamento, e che potevo riuscire in quello che volevo. Quell’incontro fu davvero confortante, quasi un’illuminazione. La prima volta che entrai in un teatro vero avevo invece quattordici anni. Frequentavo il primo liceo scientifico e la scuola ci portò all’Alfieri di Torino per ‘ Sei personaggi in cerca d’autore’ di Pirandello, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Che emozione. Ricordo gli attori salire in scena dalla platea e la sensazione di un trasporto incredibile».

Tirelli chiede a Latella: “Volevi fare l’attore o il regista?”. La risposta è l’indizio che ci porta a conoscere un uomo votato al teatro, nonostante il desiderio iniziale fosse quello di diventare regista cinematografico. Oggi sappiamo tutti chi è diventato ma è interessante seguire il percorso di vita che lo ha condotto fino al successo. Lasciato il liceo scientifico, si è iscritto alla scuola infermieri di Torino, con l’ambizione, una volta diplomato, di trasferirsi a Roma dove avrebbe poi cercato di superare l’esame di ammissione all’accademia teatrale, per passare al cinema. Una professione, quella sanitaria, svolta con passione e serietà. Non era però il suo traguardo finale. Decide di fare un provino alla scuola del Teatro Carignano allora diretta da Franco Passatore. Non riuscì a superare il blocco emotivo sul palcoscenico davanti alla commissione, e nonostante la sua mancata esibizione, dopo un colloquio in cui ebbe la possibilità di parlare del suo desiderio di fare teatro, decisero di ammetterlo. Una sfida importante per Latella, non certo facilitata dalla dislessia. Carriera tutta in salita per l’aspirante attore. Scelto da Passatore per recitare allo Stabile di Torino, al suo debutto non entrò in scena in tempo e per l’agitazione cadde per le scale fratturandosi una gamba. Il provino successivo dimostrò il carattere orgoglioso e determinato tanto da arrivare ad esibirsi alla Bottega di Gassman e dopo due tentativi andati male, fu esaminato dallo stesso attore che ne era anche direttore e lui in persona disse il fatidico si.

Latella usa la parola “vocazione” per spiegare l’esito positivo. « Passatore e Gassman sapevano riconoscere un talento. Anche se io preferisco evitare la parola “talento”. Non è una questione di poter fare o meno l’attore, perché in sostanza possono farlo in molti, pure con buoni risultati, ma di avere la vocazione. E chi ce l’ha la riconosce subito nell’altro. Per Passatore e Gassman era cosi. E lo è anche per me. Sono in grado di capire immediatamente chi farà l’attore e chi non lo farà, chi ha la vocazione, chi non ce l’ha e chi pensa di aver intrapreso la strada giusta ma si sta nascondendo dietro un desiderio. Che non basta. Il desiderio non basta. Ci vuole un’incredibile fame di esserci, come se fosse l’unica vita possibile».

La strada era ormai aperta: Walter Pagliaro, l’incontro con Luca Ronconi per ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ di Kraus. Anche questa volta la sfortuna volle che Latella non andò in scena. Prima l’intervento per un’appendicite degenerata in peritonite e poi un’embolia polmonare e un coma durato 24 ore, seguito da due mesi di ricovero ospedaliero. Con Patroni Griffi recita ne ‘La moglie saggia’ di Goldoni, Gassman lo chiama per ‘Ulisse e la balena bianca’. Per accettare doveva scindere il contratto con lo Stabile dell’Umbria. Nonostante la diffida di farlo pena di non poter più lavorare in quel Teatro, decise di rischiare e dopo l’esperienza positiva durata un anno e mezzo, fu richiamato da Massimo Castri che firmava una produzione umbra: Le smanie per la villeggiatura’ e ‘Ifigenia in Tauride’.

Consultando l’elenco delle regie firmate e quanti allestimenti da opere di Shakespeare ha messo in scena Latella, si evince che la sua formazione registica è avvenuta sul palcoscenico e non tanto con la formazione e lo studio. La sue seconda regia (l’Otello per il Teatro Out Off) lo fa conoscere e grazie a questo spettacolo viene chiamato a dirigere altre produzioni e questo li fa dire nell’intervista: «È stata una bella sfilza di errori assai importanti, una palestra, spettacoli che avevano grande successo di pubblico, con molta gioventù ed energia creativa. (…) Shakespeare è la palestra che ogni regista dovrebbe frequentare, e nonostante sia l’autore più rappresentato di sempre c’è molta gente che non lo hai mai visto, o non l’ha visto fatto in un certo modo».

La misura dell’errore” diventa propedeutico alla professione di attore e regista. Il teatro si impara facendolo ma anche sbagliando. E qui Latella proseguendo svela un concetto importante su come il suo pensiero artistico registico si è venuto a creare nel corso della sua carriera, parlando di come affrontare Shakespeare: «(…) Chi l’ha detto qual’è il modo giusto? Dove sta scritto? E poi, se già come si fa, perché lo metti in scena? Uno spettacolo non si affronta per mostrare agli altri la propria bravura, ma per scoprire come realizzarlo. Invece capita spesso che qualcuno inizi a lavorare a un testo avendo già tutte le idee perfettamente chiare. Però così non impari nulla, o comunque a me non interessa. È come avere paura della paura, senza considerare che fa parte della vita e dell’esperienza teatrale. (…) »

La sua carriera si arricchisce sempre di più e le citazioni sono tante nel piccolo quanto esauriente libro -racconto – dialogo scritto da Emanuele Tirelli. La regia di “Stretta sorveglianza” di Genet lodato dalla critica, “I Negri” sempre del drammaturgo francese, viatico per farsi conoscere in Europa, come spiega Latella, a cui viene affidata la messa in scena di “Querelle”. Se il suo nome viene conosciuto all’estero per questi spettacoli, la sua partenza dall’Italia verso l’estero la deve a Pasolini. “Porcile” al Festival di Salisburgo nel 2003: un trionfo. L’arrivo a Berlino. Dove vive insieme al suo compagno che è austriaco. Un’esperienza fondamentale nella sua vita professionale. Crea un ponte tra le due nazioni: Italia e Germani e viceversa. Parla anche del rapporto con la critica e le stroncature ricevute. «Non mi lascio abbattere dalle critiche negative quando so che hanno buone fondamenta. Io stesso sono consapevole delle motivazioni che possono portare un giornalista a stroncare un mio spettacolo, (così accadde con la “Dodicesima notte” messo in scena allo Stabile dell’Umbria) e lo spettacolo se lo meritava. Essere criticato per un lavoro non mi spaventa se sono riuscito a fare quello che volevo (…)»

Il discorso sul ruolo del giornalismo critico non può menzionare una delle figure portanti come lo è stato Franco Quadri, con il quale Latella ha collaborato insegnando all’École des maîtres e vincitore del Premio Ubu nel 2011. Ci sono stati anche dei “no” importanti nella sua carriera: da Quadri a Ronconi, passando per Ruggeri direttore dello Stabile dell’Umbria. E dire no per Latella ha significato crescere e poter dire anche “.. mi ha cambiato la vita”. Un passaggio importante è anche l’esperienza vissuta al Nuovo Teatro di Napoli che lo vedeva direttore artistico e responsabile della produzione, oltre alla coproduzione del Napoli Teatro Festival Italia e della Fondazione Campania dei Festival. Doveva essere un progetto di lunga durata determinato da una svolta epocale nel fare teatro a Napoli. Una collaborazione con lo Stabile e la messa in scena di spettacoli che restavano in scena a lungo. Tirelli ricorda che la “critica fu molto dura” e il regista risponde così: «La critica napoletana avrebbe potuto giocare un ruolo importante e comunicare al pubblico quale cambiamento si stava verificando, quale novità stavamo realizzando, quale esperimento incredibile. Forse neanche io sono stato in grado di farlo capire completamente ai giornalisti, ma la critica avrebbe dovuto fare da ponte tra noi e la città, cercando di comprendere che un progetto così forte, di questo impatto, avrebbe avuto bisogno di tempo (…)».

Latella prosegue spiegando come si arrivò a cancellare il proseguo del progetto durato una sola stagione. La parola fine a causa dell’annoso problema dei finanziamenti. Lui stesso racconta di aver pagato di tasca sua gli attori. Sfogliando le ultime pagine che scorrono veloci, piacevoli per una lettura che sembra fatta per conoscere l’artista come se lui stesso stesse parlando d al vivo, si arriva alle esperienze con l’ERT , per il quale ha firmato regie celebrate: “Un tram chiamato desiderio” o “Ti regalo la mia morte Veronica” fino a “Santa Estasi”, citando anche l’ultima messa in scena al Piccolo Teatro di Milano con il suo “Pinocchio”. Antonio Latella e la “Misura dell’errore”. Sbagliando s’impara è un detto che qui pare sia un consiglio pedagogico rivolto a chi vuole fare teatro. Attore o regista non fa la differenza.

 

 

Leggendo le parole che Emanuele Tirelli ha saputo strapparmi e poi rimettere in forma scritta, mi sono trovato di fronte all’Antonio che sono e a quello che non vorrei diventare. Credo che per farlo sia necessario mettere una distanza consapevole tra sé e il punto in cui tutto è iniziato, non certo per rifiutarlo, ma per cercare di guardarsi con occhi sempre nuovi. Ed è l’intento di questa intervista-diario che ogni tanto andrò a riaprire”.

Antonio Latella

Antonio Latella

Nasce a Castellammare di Stabia (NA) nel 1967. Attore, regista, drammaturgo di fama europea, vive a Berlino dal 2004. Studia recitazione presso la scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Franco Passatore e la Bottega Teatrale di Firenze fondata da Vittorio Gassman. In qualità di attore è diretto da Di Marca, Ronconi, Patroni Griffi, Castri, De Capitani, Pagliaro, Piscitelli e Gassman. Ma è il lavoro di regista, che inizia nel 1998, a conferirgli fama nazionale ed europea, portando i suoi spettacoli nei massimi teatri e festival internazionali, da Avignone a Vienna e Salisburgo. Nel 2001 vince il suo primo Premio Ubu per il progetto Shakespeare e oltre e, nel 2004, il Premio Gassman come miglior artista dell’anno. Ha firmato più di sessanta regie e condotto importanti percorsi di pedagogia come il Corso di alta formazione della Fondazione Emilia Romagna Teatri. Ha curato la Direzione artistica del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli per la stagione 2010/2011. Nel 2011 fonda stabilemobile compagnia Antonio Latella. È direttore della sezione teatro de La Biennale di Venezia dal 2017 al 2020.

Emanuele Tirelli

Emanuele Tirelli BN_small_(foto di Gilda Rotello)

Autore e giornalista. Per il teatro firma i testi degli spettacoli Questione di un attimo, Da questa parte (ovvero quello che manca) e L’Incoronata. Il suo monologo Giuda fa parte del progetto LUI – Il figlio (2014) di ntS’ Nuovo Teatro Sanità. Debutta nella narrativa con il racconto La tempesta perfetta inserito nella raccolta Vicolo della Ratta, Civico 14 (Mutamenti Editore, 2012). Pedro Felipe (Caracò Editore, 2014) è il suo primo romanzo e nello stesso anno viene trasformato anche in drammaturgia dello spettacolo omonimo prodotto da ntS’.

Dal 2016 è direttore della collana Teatri di Carta di Caracò, editore per il quale firma La misura dell’errore. vita e teatro di Antonio Latella, il primo volume mai pubblicato sul regista napoletano nuovo direttore di Biennale Teatro a Venezia, tra i più importanti in Italia.

Collabora come giornalista con l’Espresso, Il Venerdì di Repubblica, Donna Moderna e Il Mattino. Nel 2016 vince il Premio Angelini per l’Infanzia per un articolo sui disturbi del comportato alimentare pubblicato su l’Espresso.

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