Teatro, Teatrorecensione — 02/01/2016 16:12

La lunga guerra di Cettina La Ferla

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CALTAGIRONE – Ci sono luoghi in cui uno spettacolo, quasi naturalmente, assume un sapore diverso; luoghi in cui le vibrazioni che provengono dalla scena incontrano non solo l’intelligenza e le emozioni di un pubblico, ma la storia stessa di una comunità civile che in quelle vicende, in quel racconto, in quell’azione si riconosce. È questo il caso dello spettacolo “Di Concetta e le sue donne” dell’ormai storica compagnia calatina Nave Argo (Fabio Navarra e Nicolaeugenia Prezzavento) che, dopo aver debuttato qualche mese fa a Catania, è andato in scena a Caltagirone, al Teatro dell’Orca. Ed è valsa la pena, andare a rivederlo proprio in questo contesto: perché è uno spettacolo solido e vigoroso per scrittura, concezione, regia e recitazione (drammaturgia e regia sono di Nicoleugenia Prezzavento, che ha ricavato il testo dall’omonimo romanzo edito da Sellerio di Maria Attanasio, mentre in scena ci sono Rita Salonia e la polistrumentista e compositrice Nicoletta Fiorina) e perché, appunto, andato in scena negli stessi luoghi che vi sono raccontati. Si tratta della storia di Concetta (Cettina) La Ferla, donna di umile estrazione sociale e modestissimo livello culturale, che per tutta la vita, sulle orme del padre, è stata appassionata militante e dirigente del Pci. Infaticabile rivoluzionaria e protagonista dal dopoguerra in poi, di epiche lotte di liberazione (dai bisogni materiali – l’acqua corrente, la posta, l’energia elettrica – e dai secolari pregiudizi sessisti contro le donne) in questa città del sud più profondo. Lotte che, con la sua straordinaria combattività, l’hanno vista sempre in prima fila insieme a molte sue compagne di lotte  (prima donne semplici e poi, a poco a poco, intellettuali come Maria Attanasio), contro suore e preti, “culicchiatti” democristiani ed esangui burocrati di partito (i manichini di salotto).

DI CONCETTA 1

Lotte che l’hanno vista fondare la prima sezione femminile del partito e stare in campo (ovvero per strada, nelle sedi del partito e nelle sedi istituzionali) fino all’incontro col femminismo politico e militante (incomprensibile per una rivoluzionaria di strada come lei), e alla sua definitiva sconfitta, stritolata tra le maglie e i veleni delle diverse correnti del Pci. Una storia bellissima quella di Concetta, autentica e nobile, asciugata con ironia  da ogni tentazione retorica, e capace di far rivivere con ritmo e con sapiente linguaggio scenico. Rita Salonia sa incarnare con giusta energia e Nicoletta Fiorino fa respirare in un contesto sonoro carico di echi e di colori. Ma si diceva della straordinaria rilevanza di vedere questo lavoro – proprio nella città di Concetta La Ferla: non si è trattato infatti soltanto di un evento teatrale, ma del concretizzarsi della possibilità che una collettività – attraverso il teatro – possa rivivere come evento problematico e di fatto ancora scandaloso (indipendentemente dagli applausi), un pezzo importante della sua recente storia politica e civile, ovvero la ribellione di una donna nel contesto di una società maschilista. Una pagina di storia che non sarebbe stato giusto abbandonare all’oblio o alla dimensione di una piccola (e magari frettolosamente dimenticata) mitologia paesana, che forse nemmeno la ricostruzione letteraria della Attanasio (per quanto politicamente e storicamente rigorosa e affettivamente motivata),  era ancora riuscita a comunicare pienamente. Perché si tratta di un fatto rilevante? Perché si tratta di una lezione viva di cosa è (e di che cosa può essere ancora) davvero il teatro, se non smarrisce la cognizione della sua originaria e centrale dimensione politica e comunitaria. Non è poco.

 

DI CONCETTA 2

“Di Concetta e le sue donne”: drammaturgia e regia di Nicoleugenia Prezzavento, dal romanzo omonimo di Maria Attanasio (Sellerio Editore).  Con Rita Salonia e Nicoletta Fiorina.  Musiche originali e interventi sonori di Nicoletta Fiorina. Organizzazione generale di Fabio Navarra. Produzione e crediti fotografici di Associazione culturale Nave Argo – Caltagirone.

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