Teatro, Teatro recensione — 01/12/2014 22:10

Aspettando Godot. Interrogativi risolti da Scaparro

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MILANO – Chi “vede” non vuol credere che Beckett sia veramente: “tutto lì”. Si riscrive a modo proprio un adagio di Carlo Fruttero, primo traduttore ed esegeta in Italia sia di “Aspettando Godot” sia del suo celebre, elegante, misterioso e raffinato autore. Con a mente ben impresso il “tutto lì” si affronta il debutto beckettiano del regista di teatro e cinema Maurizio Scaparro. A più di ottant’anni, Scaparro, magnifico autore di un “Don Chisciotte” cinematografico e dell’”Ultimo Pulcinella” affronta, in una nuova produzione del Teatro Carcano di Milano, dopo lo straordinario successo degli ultimi due anni de “La Coscienza di Zeno” di Svevo/Kezich, la commedia che ha consegnato Beckett a fama imperitura: proprio “Aspettando Godot” (dopo la tenitura nel cartellone del teatro milanese l’allestimento e’ atteso da una lunga tournée). Dunque, qual e’ la motivazione che ha spinto Scaparro ad affrontare una prova da far tremare anche il più scafato dei registi e sul quale in molti, negli ultimi anni, sono scivolati in malo modo? L’eventuale risposta e’ aiutata molto dallo straordinario quartetto attoriale di protagonisti, suddiviso nella doppia coppia Vladimiro/Estragone (Antonio Salines/Luciano Virgilio) e Pozzo/Lucky (Edoardo Siravo/Enrico Bonavera), e attraverso cui il regista modula i tempi comici e ironici disegnati da Beckett. Qui non e’ esente la mancata lezione che Scaparro ordi’ per Gassman, interprete non proprio beckettiano, servendogli un insolito e psichedelico Krapp televisivo. Ma e’ la lettura politica, tutta volta verso l’Europa, che il regista dichiara, a intrigare non poco. Ed infatti, Scaparro pare andare al di là della tessitura drammaturgica giocata sull’attesa vana di un fantomatico personaggio, per l’appunto Godot annunciato da un giovinetto, che salvi i due clochard dall’inospitalità del luogo dove vivono: il succedersi della notte e del giorno e la presenza di un solitario albero che ad un certo punto si rifoglia non lasciano dubbi al riguardo che i due si trovino in un “altro” mondo (dal dopo-bomba alla finzione del teatro stesso ora sembra poco importare). E punti tutto, controcorrente, sulla fisicita’ di Vladimiro ed Estragone, consentendo ai loro corpi dei movimenti che sembrano filtrare i loro serrati quanto inutili dialoghi , punteggiati peraltro dalle folgoranti e tragicomiche apparizioni del tirannico Pozzo e del suo servo-schiavo Lucky.

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Visto al Teatro Carcano di Milano

, Aspettando Godot di Samuel Beckett
regia Maurizio Scaparro con A.Salines, L. Virgilio, E. Siravo, E. Bonavera, M. De Girolamo

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