RUMOR(S)CENA – BOLZANO – TRENTO – Sul podio dell’Orchestra Haydn è salita una direttrice le cui capacità dirigenziali si sono subite evidenziate per professionalità, cura, e capacità di instaurare un dialogo artistico quanto umano con i complessi orchestrali. Proficuo e inteso come lavoro di squadra efficace tendente alla coesione artistica. Un direttore/direttrice nel rivestire il suo ruolo ha come compito anche quello di dare e ottenere la fiducia reciproca, meritevole di concorrere alla resa musicale complessiva nel soddisfare il pubblico, primo e fondamentale “critico musicale”. Vanessa Benelli Mosell dimostra di possedere ampiamente tali caratteristiche per temperamento, stile e gesto nel dirigere, visione complessiva nell’aver scelto e poi diretto un impaginato ricco di stimoli suscitati dalle tre diverse partiture: Rossini, Beethoven e Schubert. Una selezione per nulla contrastante tra i tre diversi compositori ma riuniti da un ragionamento /pensiero dettato da un profondo studio capace di sondare nell’animo umano dei singoli compositori.

Lo spiega bene lei stessa nell’intervista rilasciata prima del concerto, al fine di far comprendere quanto sia fondamentale capire cosa ci sia alla base di ogni scrittura musicale, influenzata da molte caratteristiche individuali e soggettive. La Sinfonia da Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini è un’esplosione di colori dal ritmo vertiginoso e già dalle prime note si intuisce la perfetta padronanza che la direttrice possiede nell’imprimere una sua personale cifra ad esaltare perfettamente la natura vivace che emana lo spartito.

Una direzione prettamente a memoria anche nelle altre due opere scelte, dove lo spartito sul leggio viene sfogliato velocemente, senza essere seguito pari passo a dimostrazione della preparazione e studio che contraddistingue il suo impegno. Gli orchestrali, a loro volta, dimostrano di trasmettere una perfetta sintonia nei confronti di Vanessa Benelli Mosell, la cui direzione convince da subito nell’affrontare la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 di Ludwig Van Beethoven. La lettura è attenta a cogliere le sperimentazioni timbriche presenti nella partitura, esaltandone le caratteristiche, in cui si alternano suggestioni sonore dettate da contrasti dinamici e capaci di suscitare forti suggestioni emotive. L’interpretazione che ne scaturisce è analitica nell’aver fatto emergere ogni singola sfumatura, arricchendole di un pensiero musicale originale, coadiuvato dai musicisti a cui lei si affida con totale fiducia. Elemento non secondario, la passione interpretativa che si unisce da entrambe le parti, nel solco di una tradizione – impegno: concetto caro al compianto Claudio Abbado nel sostenere l’importanza di “fare musica insieme”.

La conferma arriva anche con la Sinfonia n. 6 di Schubert, dove la sua bacchetta imprime quella giusta leggerezza orchestrale necessaria per esaltarne i tratti salienti che la caratterizzano. Le intenzioni programmatiche di aver scelto questi tre autori trovano conferma all’ascolto e determinano un festoso successo da parte del pubblico sia a Bolzano che Trento, richiamando Vanessa Benelli Mosell numerose volte sul podio, subito dopo aver offerto come bis l’Ouverture delle Nozze di Figaro di Mozart che scandisce con la gioia e l’allegria il finale di un concerto esaltante.
L’intervista




