RUMOR(S)CENA – BOLZANO – Sale per la prima volta sul podio dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento per dirigere una tournée regionale che toccherà sia Bolzano che Trento fino a Tione e Ortisei: martedì 21 ottobre 2025 alle ore 20.00 nell’Auditorium di Bolzano è in programma il secondo concerto della Stagione sinfonica che vede il debutto della direttrice d’orchestra Vanessa Benelli Mosell, artista esclusiva per l’etichetta discografica Decca Classics. Lunedì 20 ottobre alle ore 20.30 all’Auditorium di Tione, in replica mercoledì 22 ottobre alle ore 20.30 all’Auditorium Santa Chiara di Trento e giovedì 23 ottobre alle ore 20 alla Casa della Cultura Luis Trenker di Ortisei (Bolzano). Vanessa Benelli Mosell si è già distinta per la sua carriera di prestigio in cui ha già diretto a Berlino, Londra e New York. Classe 1987, la direttrice d’orchestra si è affermata a livello internazionale dopo aver vinto nel 2019 il secondo premio nel round europeo dell’inaugurazione del Music And Women Maestra, il primo concorso mondiale per donne direttrici d’orchestra.

Scorrendo il curriculum Vanessa Benelli Mosell si coglie quanto sia riconosciuta a livello internazionale per aver diretto tra le altre la Klassische Philharmonie Bonn, Youth Academic Symphony Orchestra of Ukraine, Lithuanian State Symphony Orchestra (LVSO), Recreation Orchester Graz, Divertimento Ensemble di Milano, Romanian Chamber Orchestra, Wiener Kammerorchester, Staatskapelle Weimar, Hof Symphoniker, Jenaer Philharmonie e Witold Lutosławski Chamber Philharmonic. Nel 2023 ha diretto la JuniOrchestra, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo e a Parigi (Radio France) con l’ensemble elettronico/acustico Le Balcon.
Vanessa Benelli Mosel ha iniziato molto presto a suonare violino e pianoforte, a 9 si è già esibita come solista; a 11 ha suonato a New York dove ha potuto suonare insieme a Pascal Rogé con la New York Chamber Orchestra. Unisce la carriera di direttrice a quella di solista (studi di violino e canto) dove è stata invitata al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro Regio di Torino, al Muziekgebouw di Amsterdam, all’Auditorium de Radio France di Parigi. Il suo nome è associato anche alle esecuzioni dei Klavierstücke di Stockhausen, invitata dallo stesso compositore a studiare insieme, il quale l’ha stimolata a proseguire la passione e lo studio della musica contemporanea.
L’intervista che segue è una conversazione molto stimolante in cui la direttrice e musicista solista, spiega bene cosa significa dirigere ma anche studiare a fondo gli autori prescelti per i concerti che da oggi, lunedì 20 fino al 23 ottobre la vedrà impegnata in Regione. La sua preparazione si evince dallo studio continuo e dall’impegno di promuovere una cultura dell’ascolto verso un pubblico il più ampio possibile.

Per la prima volta dirige l’Orchestra Haydn con quali aspettative arriva a Bolzano e nelle altre città della Regione Trentino Alto Adige?
«Mi sento molto onorata di essere stata invitata dall’Orchestra Haydn e mi auguro che sia un momento di armonia e si trovi una “buona chimica” con gli orchestrali nella speranza di fare un buon lavoro artistico. Questo è quello che mi sono augurata nel venire a Bolzano e nel vostro territorio di cui sono molto curioso non conoscendolo. Per me è la prima volta».
Cosa prova quando deve conoscere gli orchestrali con i quali non ha mai diretto e suonato insieme a loro e cercare di instaurare una collaborazione efficace?
«Quando accade che devo dirigere un’orchestra per la prima volta, anche sul piano umano oltre a quello professionale, sapendo di non conoscere personalmente i professori d’orchestra. Provo tanta emozione, come si va a incontrare una persona che non si conosce. Poi al momento di iniziare le prove con loro, penso solo alla musica e cerco di concentrami su questo. Questa è la cosa più importante per dare il mio massimo che corrisponde al loro. Se sono in grado di metterli in condizione di dare il loro meglio, allora io potrò raggiungere il massimo richiesto per dirigere. Io sono lì con loro solo per fare un lavoro di mediazione tra la musica, la partitura e chi in pratica deve suonare: i musicisti.»

Interessante questo concetto di direttore mediatore nel lavoro che fa. Non è consueto sentirlo spiegare da un direttore – direttrice d’orchestra…
«In passato il ruolo del direttore non c’era nemmeno ma esisteva solo quello che si definiva come konzertmeister nel rappresentare questo ruolo. A volte sono stati fissati dei compromessi, delle convenzioni e l’orchestra magari li accettava per facilitare il lavoro d’insieme. Il ruolo dell’orchestra invece è arrivato molto tempo dopo con l’obiettivo di costruire qualcosa in più di suonare insieme, delle dinamiche e caratterializzare quelle indicazioni che tutti possono leggere. Per andare al di là di quello che i musicisti possono fare tutto da soli. Questo è il mio lavoro. La sfida è questa».
Rispetto all’impaginato scelto cosa dovrebbero cogliere gli ascoltatori – spettatori in considerazione degli autori come Rossini, Beethoven e Schubert, se dovesse dare delle indicazioni nel caso qualcuno non comprenda come possano essere assimilati insieme?
«Sono stati riuniti dei capolavori che fanno parte del periodo classico, più e meno sono tutti contemporanei. Parliamo di un’era in Germania con Beethoven per poi passare all’Italia con Rossini con l’opera e infine l’Austria con Schubert. La cosa interessante che invece, al contrario della Quarta sinfonia di Beethoven e dell’Ouverture del Barbiere di Siviglia di Rossini, la Sinfonia di Schubert, anche parlando con tutti i miei colleghi, viene eseguita molto poco. La “Piccola” come viene definita così mentre in realtà poi non è cosi piccola ma molto più lunga e complessa al di là delle apparenze. Come si sa è più difficile suonare e dirigere affrontando un repertorio apparentemente semplice. Questo è il caso si Schubert in contrapposizione con Beethoven, perché se secondario, la sua musica si contrappone all’intelletto. Musica immediata capace di avere un rapporto con la natura, con il folklore, mentre in Beethoven accade perché la sua musica è molto drammatica e altamente intellettuale a confronto con la frustrazione e l’inquietudine. Schubert e Beethoven si contrappongono tra di loro, anche se appartengono tra loro ad un repertorio che resta nella leggerezza, articolato con un determinato organico e tutto questo è apparentemente coerente ma con delle differenze sostanziali».

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Leggendo la sua biografia artistica si legge che ha iniziato giovanissima a studiare e suonare, nonostante non sia figlia di genitori musicisti ma a casa sua si ascoltava molta musica. Un’educazione precoce che le ha permesso di diventare sia musicista solista e poi anche direttrice d’orchestra.
«A casa avevo iniziato a suonare il pianoforte ad orecchio e a soli tre anni il violino. Mia madre mi iscrisse poi ad un corso a Sesto Fiorentino e dopo sei mesi venni accettata anche alla classe di pianoforte. Ho avuto anche la possibilità di cantare da bambina nel Coro del Maggio Musicale Fiorentino con Zubin Metha. Nonostante possa sembrare un cambiamento repentino per le mie scelte, io ho sempre coltivato un forte interesse per la direzione d’orchestra nato molto presto nella mia vita. La carriera solista ti assorbe completamente e io ho avuto la fortuna di avere un rapporto con molti direttori, i quali mi hanno incoraggiato ad affrontare lo studio della direzione. Sono complementari i ruoli di solista – musicista e quello di direttore. Prima di essere un direttore bisogna essere anche un buon musicista, anzi di più perché deve conoscere, padroneggiare tutte le parti dell’orchestra e se sei anche strumentista questo agevola il compito di dirigere. Così lo sono molti direttori se penso a Muti, Abbado, Dudamel, lo stesso Karajan lo era».




