Teatro, Teatrorecensione — 30/09/2012 17:20

La storia di Antigone, raccontata da Anita Caprioli, si trasforma in una favola senza tempo

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La storia di Antigone, per la regia di Roberto Tarasco, andata in scena all’interno del 65° ciclo dei Classici all’Olimpico di Vicenza, viene raccontata con poliedrica abilità da Anita Caprioli, attraverso un nuovo modo di fare teatro, più vicino al pubblico.

Una tragedia che viene presentata con le sembianze di una favola, narrata dal punto di vista di una Cornacchia che, dopo la morte di Polinice ed Eteocle, si trova a osservare il dramma che si sta per compiere in una Tebe ormai deserta: il coraggio e la forza della giovane Antigone, pronta a infrangere la legge per amore del fratello morto e insepolto, per seguire la virtù morale anche a costo di perdere la vita.

La messinscena di Roberto Tarasco si presenta spoglia, con un leggio a forma di albero in cui Anita Caprioli racconta la vicenda ma, proprio nelle parole della Cornacchia si può trovare il motivo di questa scelta, ovvero il bisogno da parte dell’uomo di imparare a volare. Questo spettacolo si presenta come una favola narrata, proprio perché il pubblico possa completare con la propria fantasia e l’immaginazione, le suggestioni che coglie dalle parole e dalle sculture che, a poco a poco, invadono la scena.

Le sculture, create dall’artista Giovanni Tamburelli, rappresentano delle cornacchie, proprio quegli animali rimasti a osservare dall’alto il dramma di Antigone e popolano il palcoscenico durante lo scorrere del racconto, come se, il continuo morire dei personaggi, portasse a una maggiore solitudine della città. Una città deserta e amplificata dalla splendida scenografia dell’Olimpico di Vicenza (in origine, Creta proprio per rappresentare le vie della città di Tebe) che, con la sua immobilità, fa eco alle parole di Anita Caprioli. Due cornacchie portano con sé i simboli della tragedia: le catene di Antigone e un pezzo del suo vestito. Un dramma che si consuma per la volontà di Creonte, fedele alle leggi e bramoso di potere ma incapace di piegarsi di fronte a una grande dimostrazione di virtù di Antigone o all’amore del figlio Emone.

Una storia raccontata da Anita Caprioli, in grado di interpretare i diversi personaggi della tragedia, donando un’anima a ciascuno di loro e alla stessa Cornacchia che ci invita a sognare e volare con l’immaginazione. Infine, le musiche e i canti di Didie Caria accompagnano questo viaggio alla riscoperta di Antigone, come fosse un coro o un tappeto sonoro ed emotivo, come spiega il regista, del racconto.

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