Teatro, Va in scena a — 30/01/2012 22:52

Il “patafisico” Ubu Roi di Jarry e la regia di Roberto Latini in prima nazionale al Fabbricone di Prato

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Va in scena in prima nazionale al Fabbricone di Prato mercoledì 1 febbraio alle 21, Ubu Roi di Alfred Jarry per la regia di Roberto Latini. La quinta delle sei nuove produzioni che il Metastasio Stabile della Toscana ( per l’oocasione insieme a Fortebraccio Teatro) ha promosso nella stagione 2011-12. Gli interpreti sono Sebastian Barbalan, Lorenzo Berti, Fabiana Gabanini, Roberto Latini, Ciro Masella, Savino Paparella, Simone Perinelli, Marco Vergani.

 

Datato 1896, il testo di Ubu Roi è la definizione di un processo di teatralizzazione unica: un gioco scolastico che diventa spettacolo per marionette e poi occasione scenica per riflessioni sulla natura dell’arte teatrale. Attraverso una costante reinterpretazione del Macbeth di Shakespeare, Alfred Jarry apre il Novecento alla “patafisica”, la scienza delle soluzioni immaginarie. Quasi un errore imprevisto della letteratura teatrale. Una specie di sbaglio che si è cercato talvolta di relegare appena fuori dal teatro, regolamentare dentro una distanza che potesse essere rassicurante, una devianza riconosciuta come diversa e quindi sopportata dentro una differenza. Il tempo, l’arte intorno all’arte e tutto ciò che è il teatro degli ultimi cent’anni, hanno invece reso possibile ricollocare Jarry tra Pirandello e Beckett, ammettendolo all’assolutezza che gli compete e quindi, come rispondendo ad un reclamo, farci i conti. Ubu Roi è ormai un classico del teatro mondiale, come Edipo o Amleto, capace cioè di superare se stesso e mettersi a disposizione dell’occasione teatro che ogni appuntamento scenico rappresenta.

 

Ubu Roi è un divertissement letterario che ha per obiettivo l’esplicita dissacrazione dei moduli teatrali tradizionali, in cui l’autore si sottrae alle unità aristoteliche di tempo, di luogo e d’azione. Tutto ruota intorno a Padre Ubu, «capitano dei dragoni, officiale di fiducia di re Venceslao, decorato con l’ordine dell’aquila rossa di Polonia, ex re d’Aragona, conte di Sandomir», e della Madre Ubu. Ubu, esempio di grossolanità, trivialità, incontinenza, dall’aspetto orribile e dall’assoluta incapacità di riflessione o d’introspezione psicologica non ha nulla del principe machiavellico forte e astuto, ma è guidato nell’esercizio del suo potere dagli istinti più bassi. Come tutti i personaggi di Jarry, caso unico nella letteratura francese, Ubu è una caricatura dell’eroe classico, l’opposto, fisicamente e spiritualmente, degli eroi della tradizione romantica o dei drammi borghesi di Dumas figlio; non può nemmeno essere imparentato ai “vinti” del teatro naturalista, e neanche essere inserito nelle ambientazioni visionarie del surrealismo. Il Padre Ubu uccide il re Venceslao e s’impadronisce così del trono; poi uccide i nobili e tutti coloro che l’avevano appoggiato. Ma il Padre Ubu deve diffidare del figlio di Venceslao, il principe Bougrelao, che inavvertitamente ha risparmiato e che spera di riconquistare il trono di suo padre

 

Roberto Latini spiega che secondo la sua visione è da «Jarry che inizia il Teatro contemporaneo. Gli Ubu sono un’alterazione e una capacità insieme. Dalla loro comparsa sulla scena si può stabilire un punto di non ritorno. E quindi anche di ripartenza, o partenza nuova. Mentre ci si affannava ad accompagnare il Teatro alla vita e a ricomporre tutte le sfumature dei velluti del Teatro intanto borghese, Jarry è riuscito a ricondurci al Teatro, a riconvocarci, proponendo delle figure e una modalità di relazione tra testo e scena assolutamente contemporanei. Jarry propone una nuova convenzione, più che moderna, dentro l’assolutezza che soltanto i classici riescono a determinare. Ubu apre la strada al Teatro del Novecento. Sono sempre stato convinto che quanto proposto dalla scena difficilmente riesca a stare al passo con i cambiamenti che avvengono in platea. Voglio dire che la velocità di trasformazione, di evoluzione, del pubblico, i gradi, come conquista, della comunicazione e ogni altra relazione che si stabilisce tra lo spettacolo e il pubblico, sono più in avanti di quanto generalmente lo spettacolo riesca a proporre. Jarry, insieme a pochi, pochissimi altri, è riuscito invece a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell’incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile. La patafisica, o scienza delle soluzioni immaginarie, è una parola che da sola può essere sinonimo di Teatro.”

 

Ubu Roi

di Alfred Jarry

Teatro Fabbricone di Prato

dal 1 all’11 febbraio 2012

 

regia Roberto Latini

scena Luca Baldini

musiche e suoni Gianluca Misiti

luci Max Mugnai, costumi Marion D’Amburgo

con Roberto Latini

e con

Sebastian Barbalan, Lorenzo Berti, Fabiana Gabanini,

Ciro Masella, Savino Paparella,

Simone Perinelli, Marco Vergani

 

produzione

Teatro Metastasio Stabile della Toscana/

Fortebraccio Teatro

www.metastasio.it

0574/608501

 

in tournèe 28 febbraio: Teatro delle Albe Ravenna

1,2,3 marzo: Teatro delle Passioni di Modena

dal 21 al 25 marzo: Teatro India di Roma

 

 

 

 

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