Teatro, Teatro recensione — 28/02/2017 at 00:35

Superare le favole per farne delle altre: Cenerentola e Pinocchio secondo Arcuri al CSS di Udine

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UDINE – L’intervento testuale che Joël Pommerat incide nelle favole tradizionali è all’insegna del loro approfondimento psicologico con gli strumenti dell’ironia e spesso della crudeltà. Quest’ultima sorprende meno perché amplia e motiva la crudeltà congenita nelle cosiddette favole per l’infanzia che spetta all’adulto dosare. Ma, elaborandole per un pubblico che adulto è, non diventa necessario alcun freno, la trama e le parole sprofondano nell’inconscio. Quando di questa caduta libera si appropria il teatro, come nel caso della “Cenerentola” e del “Pinocchio” messe in scena da Fabrizio Arcuri per il Css di Udine, la prima grande chance è mettere a disposizione degli attori tutto il materiale. Se la cifra della direzione di Arcuri non prescinde mai – che si tratti di Brecht o di Crimp, e anche di Shakespeare – dalla sintonia del lavoro assieme agli attori, da una somiglianza di intenti grazie alle esperienze europee e soprattutto tedesche del regista, nel caso delle due favole già ricreate dall’autore francese, Arcuri elabora un nuovo esperimento, un’ulteriore favola della favola.

Per prima cosa inserisce nella levità dei suoi compagni abituali, nella loro capacità di sottrazione, di saper “levare” materiale per far affiorare il gioco fisico e di relazione, alcuni elementi “pesanti” cioè più attaccati alla fisicità reale, originaria, prima di qualsiasi training. Il regista ha scelto e voluto infatti in entrambe gli spettacoli un’attrice come Rita Maffei, evidenziandone non tanto le propensioni intellettuali cui lei ci ha abituato nella creazione e direzione di lavori per Mittelfest, ad esempio, ma la forza della sua figura fisica, il suo corpo potente facendone un segno di prepotenza e poi di sconfitta. Rita Maffei è la matrigna più che cattiva schiacciante, che riduce tutti a burattini, capricciosi ma senza volontà, eccezion fatta per la fragile, adamantina cosiddetta Cenerentola ma nata Sandra, (sic!) Irene Canali, e per lo svagato, tenero principe con occhiali di Matteo Angius.

 

Cenerentola , foto di Giovanni Chiarot

Proprio lui nel secondo spettacolo diventerà invece Pinocchio, agilissimo, frenetico, innamorato della vita fino a toccare più volte la morte. Ma a morire non sarà mai lui, semmai a turno figure varie che vengono eliminate teatralmente e poi riappaiono. Se le sequenze del romanzo di Collodi risultano già variate nel testo di Pommerat, che lavora come autore sempre per la scena più che per la pagina, nella regia di Arcuri si arricchiscono di interventi ludici: così è per la sega elettrica con cui un folle Geppetto (Gabriele Benedetti, già improbabile Fata da cabaret comico in “Cenerentola”) forgia la creatura di legno, la ritrova e la minaccia in un comico tormentone. Così è per la Bambina dai capelli turchini che si trasforma in pistolera punitrice; così per l’ex matrigna Rita Maffei che diventa la severa docente sbeffeggiata da Lucignolo capace di trascinare ancora una volta Pinocchio nel Paese della Vera Vita dove ci si diverte senza freni prima di esser trasformati in ciuchi. Pur confinata qui in un ruolo minore, resta notevole la duttilità di Irene Canali, in un’esilarante, scientifica parodia delle conduttrici di talk show e news televisive. Nella baraonda creativa e giocosa degli attori si legge la linea di astrazione verso cui li conduce la regia: verso una certa malinconia come alla fine di una grande festa.

 

Pinocchio foto di Giovanni Chiarot

Visti al teatro San Giorgio di Udine il 24 e il 25 febbraio 2017

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