interviste, spettacoli, Teatro, Va in scena a — 27/07/2020 at 10:58

Spostare un accento per cambiare gli orizzonti su Terreni Creativi in un atto politico

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RUMOR(S)CENA – TERRENI CREATIVI – ALBENGA – A pochi giorni dall’undicesima edizione del Festival Terreni Creativi, in programma ad Albenga l’1 e 2 agosto, abbiamo incontrato Tommaso Bianco, uno dei fondatori della compagnia teatrale Kronoteatro che lo organizza, insieme ad Alex Nesti (il direttore artistico è Maurizio Sguotti), che ci spiega come : «…Rimanere con i piedi piantati nella terra è un vero e proprio atto politico, non solo locale ma anche nazionale».

È un atto di conoscenza, di accoglienza nella terra dove la Compagnia è nata, rivendicando la condivisione alla base del seminare quotidiano, come si fa con le piante in un terreno che si mostra spavaldo e poetico, di fronte al mare e che da dove impara le costanti variabili del tempo.

Kronoteatro: Tommaso Bianco, Maurizio Sguotti, Alex Nesti

L’emergenza sanitaria causata dal coronavirus ha fortemente penalizzato la normale programmazione, ma nonostante tutte le difficoltà organizzative ed economiche, è stato possibile proporre due giornate di spettacoli teatrali, musica e danza. Una decisione motivata dalla necessità di dare un segno politico di presenza e resistenza. Tommaso Bianco ci può spiegare questa scelta?


«Già il fatto di riuscire a mantenere un presidio di cultura in un territorio di provincia è per noi un atto politico. Mantenerlo in vita nonostante le tante restrizioni, i protocolli molto rigidi soprattutto per lo spettacolo dal vivo, significava dimostrare il segno di una resistenza – anche in termini politici -, in un luogo come Albenga ».

“Guardare gli orizzonti più lontani, senza dimenticarci del nostro territorio”: lo avete specificato molte volte nella presentazione. In generale possiamo considerare uno spettacolo come la sintesi di esperienze, conoscenze e credenze applicate alla realtà a cui si riferisce. La messinscena è quel processo che vede il discorso farsi realtà stessa, nel portare ad un pubblico un particolare sguardo, rispetto ai fatti o a reiterare immaginari funzionali a una particolare narrazione dell’ambiente in cui opera.

Allo stesso tempo la rappresentazione è costituita anche di quel meta territorio interpretato dagli stessi spettatori. La relazione con loro è il culmine del processo che avvicina il lavoro degli artisti all’azione; nel luogo in cui opera perché attraverso le immagini e le rappresentazioni che trasmette, apre prospettive e mondi immaginari in chi assiste. Quanto di questo pensiero sposa questa edizione?

«Un cittadino è una coscienza presente e attiva nel momento in cui riesce a sviluppare un pensiero critico e alternativo rispetto al mondo che riesce e deve affrontare. In questo senso la produzione artistica crea una relazione tra chi immagina e realizza e fa nascere un rapporto che può essere vivo soltanto nel momento in cui gli attori e i fruitori si incontrano dando vita, sì a quell’atto effimero che però apre anche una prospettiva di pensiero, sia sul presente, sia come prospettiva del futuro. L’atto teatrale è dunque utile per carpire l’importanza di un orizzonte diverso o un’alternativa di pensiero sul futuro»

Scampati o Scàmpati è il titolo dell’edizione 2020 e ha una doppia valenza significativa. La prima evoca un periodo drammaticamente corale da cui, almeno fino a oggi, ne siamo “scampàti”; dall’altro l’accezione completamente diversa, ossia?

«Basta spostare l’accento dal verbo “scampàre” e farlo diventare “scàmpati”: in dialetto ligure vuol dire “divertiti, distraiti”. Quello che volevamo proporre con il duplice significato era poter dire che tutto quanto è accaduto in questo periodo difficile, da cui ancora non ne siamo usciti completamente, può con un piccolo cambiamento di prospettiva, spostando semplicemente l’accento, trasformarsi in una nuova necessità di risposta alla sopravvivenza. Siamo scampàti da un momento difficile, ne siamo usciti fuori, con le ossa piuttosto rotte ma abbiamo la possibilità, grazie anche al teatro e alla cultura in generale, di scàmparci, di divertirci e di non perdere la forza di capovolgere a favore il nostro momento di crisi».

A proposito di questo dramma corale avete voluto fortemente realizzare il festival che si presenterà più ridotto. Cosa cambia rispetto agli anni precedenti?

«Terreni Creativi è sempre stato un festival molto sociale. La vicinanza fisica era un elemento molto importante e si sviluppava durante la cena, nel momento conviviale, in cui tutti erano presenti (artisti, operatori, critici, staff, pubblico). Insieme si ritrovava in un momento in cui era possibile condividere qualcosa come il cibo, dando luogo, poi, a una rete di relazioni necessarie anche per la comprensione del processo creativo, ad esempio. Si passava da una situazione frontale della serata ad un aspetto orizzontale e di comunione . Questo momento per noi molto importante a oggi non può registrarsi perché i protocolli di sicurezza ce lo impongono. Lasceremo, comunque, dopo ciascuno spettacolo, la possibilità di creare comunità. Speriamo nel pubblico e negli artisti stessi che sentano la mancanza di quel momento di condivisione come accadeva negli anni passati. Se avverrà vuol dire che siamo stati in grado di creare qualcosa capace di andare oltre la semplice produzione degli spettacoli teatrali, ovvero il vivere insieme una esperienza, sia di coinvolgimento culturale e di riflessione, quanto di scambio».

Babilonia Teatri

Simona Bertozzi con Porpora, uno studio di materiali in itinere, assemblati per la sua presenza ad Albenga. Un omaggio inteso come dono al festival e al suo pubblico. I Babilonia Teatri con Calcinculo, uno spettacolo in cui la musica e il teatro si contaminano e dialogano in modo incessante e vertiginoso. Luigi Ranghino, pianista e compositore, musicista apprezzato in Italia e all’estero. Manfredi Perego danzerà Primitiva, un viaggio all’interno della più antica percezione di sé, quella animalesca e al contempo impulsiva e fragile. Il debutto dei Maniaci D’Amore con Siede la terra, un nuovo lavoro pensato per Terreni Creativi, a partire dal desiderio di affrontare alcuni temi oggi incandescenti: il senso della comunità, l’interdipendenza degli individui, il rapporto tra generazioni. Sembra di capire che molti degli artisti apportino delle novità in più a degli spettacoli creati su misura del vostro festival.

«L’idea era quella la possibilità di pensare qualcosa che sia contestualmente effimero ma radicato sul territorio e che possa nascere in un luogo, muovere i primi passi e poi essere lasciato andare ovunque. Un esempio è quello della Compagnia Maniaci d’amore creato ad Albenga, nel corso di una loro residenza. Realizzare qualcosa capace di fare da vivaio, da serbatoio e possa germogliare per poi riuscire a prendere una sua strada. Questo per noi è molto importante».

I Maniaci stanno tornando

Pubblicato da Maniaci d'Amore su Martedì 21 luglio 2020

Cosa sia il teatro è una domanda ancora aperta e dalle molteplici risposte. Se l’attenzione invece si sposta su quale possa essere il suo ruolo a suo giudizio cosa si sente di rispondere?

«Il teatro può essere anche un servizio sociale e darci la possibilità di creare le relazioni che in una maniera o nell’altra ci sono state impedite per eliminare la diffusione del virus, e come spazio di comunità di gruppo sia in grado di misurare l’ atto breve di hic et nunc e non perdersi nella memoria delle persone. Luogo dell’effimero capace di esaltare la nostra fragilità e resistenza per farsi trovare pronti a rimanere in vita perché alla fine l’atto teatrale è l’atto dei vivi davanti ai vivi».

Quanto importante è la trasmissione l’arte del tramandare per carpirne quel “quid” che stimoli l’idea ad un nuovo? Le vostre edizioni passate come sono nate? Quali sono stati i vari spunti?

«Se noi non abbiamo memoria di quello che è stato non possiamo essere preparati a quello che sarà. Oggi abbiamo la possibilità di filtrare il nostro quotidiano e immaginare il futuro che ci aspetta. La memoria ci dà la possibilità di imparare, modificare e modellare il nostro domani con un occhio rivolto all’indietro e un occhio sull’avanti. Guardare gli orizzonti più lontani senza mai dimenticarci del qui e ora in rapporto con la trasmissione. Il nostro festival nasce da un bisogno di “riabitare”, di rivivere una realtà poco conosciuta ai locali e ai turisti. Le aziende agricole sono il motore economico del nostro territorio e sono frequentate esclusivamente dagli addetti ai lavori come accade, nella maggior parte dei festival che sono presenti in Italia, frequentati da operatori del settore. Allora ci siamo detti perché non mescolare queste due realtà e vedere quale ibrido ne veniva fuori. Così è nato Terreni Creativi».

«Se noi non abbiamo memoria di quello che è stato non possiamo essere preparati a quello che sarà. Oggi abbiamo la possibilità di filtrare il nostro quotidiano e immaginare il futuro che ci aspetta. La memoria ci dà la possibilità di imparare, modificare e modellare il nostro domani con un occhio rivolto all’indietro e un occhio sull’avanti. Guardare gli orizzonti più lontani senza mai dimenticarci del qui e ora in rapporto con la trasmissione. Il nostro festival nasce da un bisogno di “riabitare”, di rivivere una realtà poco conosciuta ai locali e ai turisti. Le aziende agricole sono il motore economico del nostro territorio e sono frequentate esclusivamente dagli addetti ai lavori come accade, nella maggior parte dei festival che sono presenti in Italia, frequentati da operatori del settore. Allora ci siamo detti perché non mescolare queste due realtà e vedere quale ibrido ne veniva fuori. Così è nato Terreni Creativi».

Cechov/Stvenson/Carroll sono stati i primissimi. Significativi del vostro processo artistico FAMILIA_una trilogia  e il Trittico della Resa. Con questi due progetti Kronoteatro trova il proprio percorso poetico e stilistico.

«Da FAMILIA ad oggi abbiamo fatto un percorso che si è spostato in tante direzione ma quello che è stato il nostro primo linguaggio è risultato molto fisico dove la parola era sì molto importante, ma il corpo prendeva il sopravvento come serbatoio emotivo. Quando si è chiuso il percorso della prima trilogia e ci siamo affacciati al Trittico della resa eravamo più consapevoli, maturi, cambiati e quindi ci siamo modificati, senza mai scordarci della nostra origine, cercando di equilibrare l’elemento della parola. In seguito abbiamo pensato che sarebbe stato interessante per noi non appoggiarci, non sederci ma cercare sempre dei linguaggi innovativi nell’atto creativo».

Pater familias _dentro le mura Kronoteatro

Voi Kronoteatro avete detto: “Amiamo i perdenti e siamo affascinati dai borderline”, per citare Orfani_la nostra casa, Pater Familias_dentro le mura e Hi Mummy_frutto del ventre tuo. Rimane sempre l’amore per gli ultimi?

«Non c’è mai un normale, sono le regole che lo fanno tale. Ciò che risulta più ostico nella comprensione ci affascina notevolmente. I perdenti sono sempre gli sconfitti e questa cosa si collega ai “bordeline” perché “al bordo” difficilmente incesellabili in una categoria. L’idea di raccontare quanto non sia tranquillizzante e che non dà speranza è un modo per tenerci in vita e serve a creare un filo teso nella comprensione».

Terreni Creativi si svolge in collaborazione con il Comune di Albenga, il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Liguria, Fondazione A. De Mari-Cassa di Risparmio di Savona e dell’azienda agricola BioVio.

www.terrenicreativi.it

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