Teatro, Va in scena a — 27/02/2019 11:40

Al Teatro Stabile di Bolzano Marta Cuscunà e L’importanza di chiamarsi Ernesto

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Marta Cuscunà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RUMORS(C)ENA – MARTA CUSCUNA’ – ELFO PUCCINI – TEATRO STABILE DI BOLZANO –  Va in scena mercoledì 27 febbraio alle 20.30 al Teatro Comunale di Gries Il canto della caduta liberamente ispirato al mito di Fanes di e con Marta Cuscunà crea seguendo una poetica e linguaggi originalissimi, esprimendosi attraverso il teatro visuale, sperimentando e costruendo arte sulla base di uno studio meticoloso. Ne risulta un tipo di teatro singolare, raffinato e dalla notevole forza emotiva, premiato in Italia e all’estero. Lo spettacolo si ispira al Mito di Fanes, parte della tradizione popolare della minoranza Ladina, che vive nelle valli delle Dolomiti. In scena la presenza di diverse tipologie di pupazzi meccanici progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani.
Lo spettacolo si inserisce in una tradizione di teatro visuale e di figura, che scardina l’immaginario legato a questo settore proprio con la scelta di utilizzare, per la movimentazione, alcune tecnologie, comunemente applicate all’industria.Fonti di pensiero e parole: Kläre French-Wieser; Carol Gilligan; Ulrike Kindle; Giuliana Musso; Heinrich von Kleist; Christa Wolf.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’importanza di chiamarsi Ernesto al Teatro Comunale di Bolzano dal 28 febbraio al 3 marzo la Compagnia del Teatro Elfo Puccini di Milano  Oscar Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi dell’umorismo queer, un umorismo che, attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi. Restituire questa allegra cattiveria richiede una mano registica leggera e complice. Scrivono così Ferdinando Bruni e Francesco Frongia i due registi dello spettacolo. Il  palcoscenico diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i “colori” dei personaggi in un gioco che prende in prestito ai cartoon e all’immaginario pop la capacità di sintesi e di leggerezza e lascia campo libero ai funambolismi verbali, alle vertigini di una logica ribaltata che a volte sembra ispirarsi al mondo alla rovescia del nostro amato Lewis Carroll.

 

 

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