Teatro, Teatrorecensione — 26/11/2015 10:53

Un “Park” dove viene esaltata la fantasia scespiriana

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DER PARK - (foto di Serafino Amato) - Maddalena Crippa

DER PARK – (foto di Serafino Amato) – Maddalena Crippa

MILANO – Il bosco degli incanti diventa il parco dei drogati, Der Park, siamo nella Berlino primi anni ’80; Oberon (l’attore Paolo Graziosi) è un potente mezzo-dio quanto un impotente afasico anziano marito; il gracile secentesco folletto Puck è diventato il confuso Cyprian (Martino D’Amico), vago artista creatore di strani amuleti, figura che, come simbolo della mercificazione dell’arte, ci avvicina alla vita di oggi e alla lettura del Sogno di Shakespeare fatta da Botho Strauss nell’83 per la Schaubühne e per Peter Stein.
Il grande regista berlinese lo ripropone con entusiasmo, preveggenza e piena adesione a oltre trent’anni di distanza.
Soltanto Titania (Maddalena Crippa,una  grande interprete), nelle due parti dello spettacolo, sembra restare fedele a se stessa: improbabile regina degli Elfi, mitica Pasifae madre del Minotauro, luminescente star seminuda da novecentesco varietà, sempre e comunque dea del sesso, dell’istinto gioioso e imperioso di unire i corpi.
Spostamento incessante di finti cespugli verdi a parte, lo spettacolo prodotto dal Teatro di Roma, in scena al Piccolo Strehler di Milano fino al 6 dicembre, è davvero di grande fascino.
Le oltre quattro ore, con due intervalli, si dividono bruscamente negli ultimi cento minuti: prima, c’è una meravigliosa chiarificatrice scorribanda nei meandri di Shakespeare con le due coppie (stupendi Pia Lanciotti e Graziano Piazza; Silvia Pernarella, già interprete del rebus Sogno secondo Luca Ronconi, e Gianluigi Fogacci) che giocano alle violente favole di ieri e alle violente incomprensioni di oggi; poi, una sorta di precipitato chimico e assurdo (in parte datato) in un parco privato altoborghese dove mamma Titania bacia generosamente il figlio (Alessandro Averone, con piedi di capro dionisiaci, ma è il Minotauro) e lo incita a relazioni ancillari.
La felicità della fantasia scespiriana, meravigliosa culla di infinite discese nel flusso dei tempi, resta intatta, anzi è esaltata dalla regia di Stein, ma si intoppa talvolta in troppo realistici passaggi (inutile masturbazione, uccisione pasoliniana di omosessuale, riunione marketing, minimale villetta day hospital per mogli impazzite) quando passa all’oggi, ormai ieri, di una stereotipata Berlino contemporanea, pur evocando luoghi cari alla memoria.
Grande, doppio (in tutti i sensi) spettacolo, con 16 attori, tra cui una strepitosa Maddalena Crippa che passa dalla regina degli Elfi a una immemore incestuosa Frau.

 

Visto al Piccolo Teatro Strehler di Milano il 24 Novembre 2015

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