spettacoli — 26/02/2018 01:07

Nel “Farsi Silenzio” alla ricerca di del senso della vita umana

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ROVERETO – Un uomo, un attore, alla ricerca di qualcosa. Qualcosa dai contorni tanto indefiniti come il senso del sacro, così sfuggente da aver bisogno di uno spazio interiore dedicato per potersi ascoltare, indovinare, fermare nell’attimo di un’intuizione. Uno spazio in cui si fa e si diventa silenzio, uno spazio in movimento, in cammino. Metaforico e fisico, perché Farsi Silenzio è la storia di un viaggio reale, a piedi, che Marco Cacciola ha compiuto sulla via Francigena, ben equipaggiato di sete esistenziale, di domande aperte sul senso dell’uomo (perché andare alla ricerca del sacro, seppur laicamente, significa andare alla ricerca del proprio statuto ontologico) e di un registratore. Storia che non vuole essere uno spettacolo nel senso tradizionale del termine, ma tappa di una narrazione in divenire, cui aggiungere nel tempo nuove scoperte semantiche e diverse voci, interiori ed esteriori. Più che narrazione, l’impersonarsi di Cacciola sulla scena è autenticamente racconto confidenziale, un “a tu per tu” in cui il secondo termine si declina nel molteplice dei visi che gli stanno davanti; racconto visto e filtrato, tuttavia, attraverso la delicata ma incisiva drammaturgia di Tindaro Granata, la cui mano sensibile sa accompagnare con naturalezza il vissuto senza prevaricare, senza rendersi troppo visibile, ma permettendo alla messinscena di mantenere poesia e levità e non cadere nella scabra prosaicità del documentarismo.

Marco Cacciola

 

Nel progredire lento del camminare, negli incontri di cui tiene diario sonoro, Cacciola ritrova il valore e la bellezza del tempo e di chi lo abita, le sottili connessioni che ci lasciano immaginare qualcosa oltre l’assoluta e algida indeterminatezza del caso, legami che trascendono il piccolo acquario esistenziale in cui sciacquiamo abitualmente il susseguirsi dei giorni. Tutto questo ci è restituito dalla voce del suo protagonista, e arricchito dalle cuffie di cui il pubblico viene dotato ̶ dall’accuratissimo tappeto sonoro di Marco Mantovani che, alle testimonianze registrate, aggiunge emozione e dinamicità. Il risultato è una raffinata ricerca artistica condivisa, in cui lo spettatore è intimamente interpellato e, alla fine, liberamente invitato a lasciare una propria traccia, una propria testimonianza vocale. Nel portarci con sé all’incontro con il drammaturgo Antonio Tarantino, con la novantenne Alcea, con Lamberto Maffei, con Isaac il violinista, nell’insegnarci ̶ con la complicità della rielaborazione drammaturgica di Granata ̶ che il suono dell’arcobaleno è “un accordo consonante” e che “il cammino alla fine non è altro che una continua perdita di equilibrio”, Cacciola condivide con sincerità la “benedizione laica” che lo ha investito nel suo reale pellegrinare, in questa “cerca” in cui il (sacro) Graal è la propria profondità e la fecondità e pienezza dell’essere uomo.

 

 

Farsi Silenzio

Progetto e interpretazione Marco Cacciola

Drammaturgia Tindaro Granata

Suono Marco Mantovani

Produzione Elsinor Centro di produzione teatrale

con il sostegno di Armunia Centro di residenza artistica Castiglioncello – Festival Inequilibrio

visto allo Spazio Smartlab nella rassegna OFF-side di Rovereto il 9 febbraio 2018

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