prime nazionali a teatro, Recensioni — 26/01/2018 at 10:34

I “Sogni” di Freud “interpretati” da Massini e Tiezzi a teatro. Psicoanalisi e archeologia

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Il sogno è il tentato appagamento di un desiderio”

I sogni ci rammentano continuamente cose a cui abbiamo cessato di pensare e che da lungo tempo hanno perso importanza per noi”

Sigmund Freud

MILANO – BOLZANOSigmund Freud fondatore della psicoanalisi, medico e neurologo austriaco, nato a Freiberg il 6 maggio 1856 e deceduto a Londra il 23 settembre 1939, oltre ad essere stato anche filosofo e ideatore della più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia. Lo psicoanalista divenuto celebre per aver elaborato una sua personale teoria scientifica e filosofica, secondo il suo pensiero i processi psichici inconsci hanno un’azione diretta sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni degli individui. La formazione universitaria da medico lo portò a sondare l’esistenza di una correlazione tra la visione dell’inconscio, rappresentazione simbolica di processi reali e delle sue componenti con le strutture fisiche della mente e del corpo umano. Studi che si sono poi rivelati come delle parziali conferme nella moderna pratica clinica neurologica e psichiatrica. Una delle materie d’indagine nella sua proficua carriera è stata quella dell’interpretazione dei sogni; che per Freud ha rappresentato una delle sue esperienze fondamentali nel campo della scienza psicoanalitica: definendo lui stesso l’analisi del sogno come la “via regia verso l’inconscio”. Egli stesso studiò la sua personale vita onirica e da giovane trascriveva i suoi sogni e li analizzava. La relazione della fantasia con i sogni e quelli notturni non sono altro che fantasie. A tali desideri rimossi e alle loro derivazioni non può essere concesso di esprimersi che in una maniera deformata.

 

Sigmund Freud

Il sogno ha la struttura di una frase o stando alla sua lettera di un rebus, di una scrittura di cui il sogno del bambino rappresenterebbe l’ideografia primordiale e che nell’adulto riproduce l’impiego fonetico e simbolico ad un tempo significanti, che si ritrova sia nei geroglifici dell’antico Egitto, sia nei caratteri di cui la Cina mantiene l’utilizzo. L’importanza la si ritrova nell’elaborazione del sogno, cioè nella sua retorica. Freud ha posto come regola che bisogna sempre cercarvi l’espressione di un desiderio. Il desiderio dell’uomo trova il suo senso in quello dell’altro, non tanto perché l’altro detenga le chiavi dell’oggetto desiderato, quanto, perché il suo primo oggetto è di essere riconosciuto dal suo prossimo. Nella psicopatologia della vita quotidiana affrontata da Freud è significativo che ogni atto mancato è un discorso riuscito, e che nel lapsus c’è il “bavaglio” che gira sulla parola.

@Masiar Pasqual “L’interpretazione dei sogni” regia di Federico Tiezzi Piccolo Teatro di Milano

E di sogni si parla a teatro. E’ andato in scena in prima nazionale al Piccolo Teatro di Milano lo scorso martedì 23 gennaio, “Freud o l’interpretazione dei sogni” da Sigmund Freud di Stefano Massini che ha tratto il testo teatrale dal suo libro “L’interpretatore dei sogni (edito da Mondadori), adattamento di Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi con la regia dello stesso Tiezzi. Il protagonista nel ruolo dello psicoanalista l’attore Fabrizio Gifuni, insieme a Elena Ghiaurov, Umberto Ceriani, Nicola Ciaffoni, Marco Foschi, Giovanni Franzoni, Alessandra Gigli, Michele Maccagno, David Meden, Valentina Picello, Bruna Rossi, Stefano Scherini, Sandra Toffolatti, Debora Zuin. Il drammaturgo Stefano Massini spiega che «È una Bibbia della nostra contemporaneità: il racconto dell’uomo che decide di fare chiarezza guardandosi dentro».

 

Federico Tiezzi ©MasiarPasquali regista de “L’interpretazione dei sogni”

Il regista Federico Tiezzi la descrive come «un’avventura del pensiero e del linguaggio: si assiste all’emozionante e graduale scoperta di un metodo interpretativo del mondo, non solo del sogno». Freud completa “L’interpretazione dei sogni” terminato di scrivere nel 1899 ma decise di pubblicarlo solo nel 1900 (titolo originale: “Die Traumdeutung”) come spiega Claudia Provvedini nell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera (23 gennaio 2018) nell’intervista a Mara Fazio docente di Teatro e Spettacolo moderno e contemporaneo alla Sapienza di Roma, invitata ad inaugurare gli incontri letterari e culturali “La Vienna di Freud” pensati per lo spettacolo in scena al Piccolo Teatro. L’interpretazione  dei sogni” è una delle sue opere che sta alla base degli ulteriori sviluppi del pensiero del padre fondatore della psicoanalisi, divulgando la sua teoria dei processi inconsci. La vita onirica e la sua interpretazione diventa un fattore fondamentale per la comprensione delle patologie psichiche e per svelare i “segreti” della mente umana e che la stessa coscienza tende ad occultare perché considerata “inaccettabile”. I sogni diventano materia teatrale a cui Tiezzi e Massini hanno dato forma in un allestimento molto particolare: tra effetti cinematografici e rimandi biografici della vita onirica dello stesso Freud

 

 

Francesco Marchioro di Bolzano lo spiega anche nella sua intervista concessa a Rumor(s)cena in esclusiva. Autore del saggio “Psicoanalisi e Archeologia. Freud e il segreto di Atena”, (Sovera Edizioni), in cui affronta per la prima volta in qualità di autore italiano, l’argomento, colmando una lacuna nella letteratura freudiana italiana; concepito con lo stile dell’analista-archeologo che opera con la modalità di costruire con le parole dei protagonisti e ricostruire con il materiale originale. Si tratta di un libro che completa il lavoro realizzato in occasione della mostra “Divina follia. Freud archeologo” presentata alla Galleria Civica di Bolzano (dicembre 2011-gennaio 2012) con la collaborazione dell’archeologa Anna Vittorio. Il prezioso volume viene presentato a Bolzano il 1 febbraio alle ore 18 presso la Biblioteca provinciale Claudia Augusta del Centro Trevi (moderatore Lucio Giudiceandrea) e il 28 febbraio alle ore 21 a Milano alla Casa della Psicologia (piazza Castello, 2) di Milano nell’ambito degli incontri “La Vienna di Freud”.

 

Stefano Massini

L’interpretatore dei sogni” è un libro dato alle stampe dopo ben sette anni di studio e scrittura come spiega lo stesso autore, Stefano Massini: “ Un libro come questo non lo si può realizzare senza averci lavorato sopra per molto ma molto tempo!”. Lo ha immaginato come un quaderno-diario di Sigmund Freud e indicato come un “clamoroso falso letterario. Perché nessuno ha osato origliare dentro i segreti de L’interpretazione dei sogni (scritto da Freud) destinato a rivoluzionare la nostra percezione del mondo”. Massini ne ha tratto la drammaturgia dello spettacolo “Freud o L’interpretazione dei sogni” e sfogliando le pagine del suo volume si evince come sia stato impegnativo ricondurre un’analisi profonda a partire dalla disamina che ha visto indagare l’animo dell’indagatore stesso della mente umana per eccellenza. Reinventa un Freud con una sua personalità autonoma e proiettata nel mondo che cattura il lettore per il fascino che emana e Massini spiega: “È come se il capolavoro di Freud venisse a sua volta sognato e riproposto in una forma anarchica, suggestiva e intensa.” Pone un interrogativo di fondo: “Come si legge un sogno?” e la lettura offre un elenco di sogni che appartengono a pazienti e alle loro dinamiche interiori. Così come lo stesso psicoanalista spiegava che “i sogni molto frequentemente esprimono ricordi e conoscenze che il soggetto da sveglio è ignaro di possedere”. Massini ricostruisce passo per passo l’elaborazione di un metodo, usando i sogni come veri e propri “casi” che Freud risolve come se fosse Sherlock Holmes, con la capacità di deduzione e intuizione propria dei più grandi detective della storia. E in un susseguirsi di fallimenti e di trionfi, tutto si intreccia con il caso più difficile, quello dell’isterica Tessa W., il cui sogno cela inauditi traumi da far riaffiorare.

L’interpretatore dei sogni di Stefano Massini

 

 

(Roberto Rinaldi)


 

 

 

La recensione  di Freud o L’interpretazione dei sogni di Claudia Provvedini

 

 

©MasiarPasquali

Freud: Il sogno ricorre agli stessi elementi del teatro

 

MILANO  (Piccolo Teatro Strehler) – La prima immagine è un disegno animato di figurine che, tra ballo delle debuttanti e cenerentole disneyane danzano il valzer di Johann Strauss, smemorante ouverture dell’operetta “Il pipistrello”, traccia dell’Austria felix. L’ultima è un umanissimo, turbato Herr Freud circondato dagli uomini e dalle donne cui ha “rubato” i sogni apparentemente senza senso mescolandoli ai propri. Lo spettacolo “Freud o l’interpretazione dei sogni”, nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano con regia di Federico Tiezzi, sembra trascorrere così da un fanciullesco affresco di favola alla statuaria presenza di storie di dolore incarnate nei corpi parlanti degli attori. Filo conduttore di elettricità è il personaggio stesso del medico austriaco che inaugurò il ‘900, affidato a uno strepitoso Fabrizio Gifuni che – dopo l’alzata del sipario trasparente col disegno di un socratico uomo che tiene la testa tra le mani – passa da un inizio in tono minore come se da attore valutasse l’attendibilità del ruolo ad una progressiva partecipazione incondizionata.

Fabrizio Gifuni ©MasiarPasquali

Lo spettacolo che nei testi insieme lucidi e poetici segue il libro di Stefano Massini “L’interpretatore dei sogni”, è di fatto un ingresso nella mente e nel mondo dell’inventore della psicoanalisi messo a confronto con undici casi umani, portatori di sogni come rebus da decifrare, che, apparendo da uno stesso numero di porte (alla fine diventeranno sedici), si concedono fiduciosi al dottor Freud o lo mettono ferocemente in discussione in una sorta di lotta per la difesa dei propri segreti, della propria identità.

Dopo l’accenno a un sogno di Sigmund sulle lucertole nella neve (sfilano gli attori con enormi teste del rettile, immagine già topica per l’immaginario registico di Tiezzi), c’è il “caso” di Tessa W. (una Elena Ghiaurov sontuosa e sperduta nei ricordi di viole e violenze) che gioca col dottore come fosse una bambina; c’è Wilhelm T. (fascinoso e delicato Giovanni Franzoni) che col sogno di farfalle e fumo si porta appresso il senso di colpa; c’è il vero folle Ludwig R. (dandy e renitente all’analisi incarnato da un bravissimo Marco Foschi). E così via, tra la coppia asimmetrica di Elga e Oskar K. (rispettivamente una vittima, Sandra Toffolatti, e un raffinato carnefice, Umberto Ceriani, perfetto nel ruolo “storico”), la musicale Elfriede (Bruna Rossi, irresistibile), la travolgente risata di Clarissa F. (Alessandra Gigli), il travolto da passione indicibile Hernest D. (arrendevole e disperato, David Meden). E il dottor Freud si porta dentro le tragiche storie di tutti, cercando di infilare tra queste la propria di figlio esasperato dalle proiezioni di gloria del padre e dalle balbettanti accuse di scarsa attenzione della moglie Martha (una spietata Debora Zuin).

@Masier Pasquali

La regia dello spettacolo – che a volte forse, sedotta com’è dalla bellezza, si vorrebbe più efferata – profonde tutta la cultura pittorica, musicale, teatrale di Federico Tiezzi in una scelta raffinatissima di scene (Marco Rossi) e costumi (di una bellezza nostalgica e iperstorica firmati da Gianluca Sbicca) e luci (sentimentali e affioranti dall’inconscio quelle di Gianni Pollini). E le musiche vanno da Strauss a una graffiante incisione di “Das Grosses Glueck” (suggerita da Sandro Lombardi) a una malinconica Marianne Faithfull che con la sua voce chiude la rappresentazione. Che cosa consegna al pubblico (tra cui non mancano cultori della materia analitica che giocano a precedere le interpretazioni, le traduzioni dal manifesto al latente) questo spettacolo stupendo e ambizioso? Non solo che i sogni son desideri (come canta la principessa Aurora nel cartoon di Disney) nascosti dietro altre rappresentazioni oniriche, ma che il sogno ricorre agli stessi elementi del teatro, come scrive Sigmund Freud stesso: è una vera e propria messa in scena, segue una sua magica drammaturgia notturna in cui le eccitazioni si trasformano in azioni.

L’interpretazione dei sogni ©MasiarPasquali

Visto al Piccolo Teatro Strehler il 25.01.2018

 

Piccolo Teatro Strehler
dal 23 gennaio all’11 marzo 2018
Freud o l’interpretazione dei sogni
di Stefano Massini
riduzione e adattamento Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi
regia Federico Tiezzi
scene Marco Rossi, costumi Gianluca Sbicca
luci Gianni Pollini, video Luca Brinchi e Daniele Spanò
movimenti Raffaella Giordano, preparazione vocale Francesca Della Monica
trucco e acconciature Aldo Signoretti
con (in ordine alfabetico) Umberto Ceriani, Nicola Ciaffoni, Marco Foschi, Giovanni Franzoni, Elena Ghiaurov, Fabrizio Gifuni, Alessandra Gigli, Michele Maccagno, David Meden, Valentina Picello, Bruna Rossi, Stefano Scherini,  Sandra Toffolatti, Debora Zuin
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

 


 

L’intervista a Francesco Marchioro

Storico ed esperto in psicoanalisi, saggista, ha curato e tradotto in italiano di M. Freud Mio padre Sigmund Freud (2001); le Opere in edizione italiana di Otto Rank, di cui le più recenti: Sogno, mito e poesia (2015), Essere felici. La forza creativa della volontà (2015).

 

Atena

 

Come ha affrontato l’analisi su Freud nell’ambito dell’archeologia egizia?

«Di fronte alla ricca collezione archeologica di Freud mi sono chiesto: perché nel rivoluzionare la psicologia uno scienziato si attornia di quasi tremila “antichi e fangosi” Dei? Inoltre: quale influsso ha questa fascinazione sul processo di elaborazione della sua psicologia? Quali dinamiche inconsce si stabiliscano all’interno di un setting analitico strutturato in presenza di antichi Dei e Dee? Nell’indagare il significato dell’archeologia per la psicoanalisi e più in generale l’attività del collezionare, riprendo l’origine della raccolta archeologica di Freud, richiamando la storia familiare, le personalità (Heinrich Schliemann in particolare) e le scoperte archeologiche a lui contemporanee che hanno influito sulla sua passione per lo scavo di Psiche, soffermandomi in particolare sulla funzione della metafora archeologica per la teoria dell’inconscio. Infine, mi sono incuriosito dalla definizione di Freud attribuita sia ad Atena sia alla figlia Anna, secondo la quale entrambe sono “perfette”. Eppure la statuetta di Atena è mancante della spada… Dunque, quale segreta ragione lo spinge ad una simile analogia?»

 

Come lo spiega il collegamento / binomio esistente tra psicoanalisi freudiana e archeologia ?

 

«Il paragone tra il lavoro dell’analista e quello dell’archeologo si collega a quella passione che induce Freud a collezionare oggetti antichi in maniera quasi maniacale. Un amore per il quale non solo si tiene al corrente delle grandi scoperte archeologiche del suo tempo, ma anche, usando le statuette come un aiuto per alludere alla memoria, il rimosso, come oggetto terzo, transizionale nel fornire ai pazienti interpretazioni, commenti; insomma come oggetti “semiofori”, portatori di significati. L’archeologia realizza il desiderio di Freud di dare forma all’inconscio, il rimosso, il passato, a delle figure dell’ineffabile che lui deve ascoltare senza vedere, ma può trovare rappresentate nelle tracce degli oggetti di antichità che lo circondano silenziosi ed eloquenti. »

L’utilizzo delle statuette diventa strumento di conoscenza per la terapia?

«L’archeologia soddisfa il suo costante interesse per le origini dell’uomo e la storia della civiltà, come se ci fosse una Grecia psichica sedimentata nella psiche dell’uomo. Ad esempio, Troia, con le sue nove città sovrapposte, e Roma, con le numerose stratificazioni, forniscono delle analogie utili alla conoscenza del funzionamento e dello sviluppo in strati della psiche. Il fascino che emana dall’imperfetto resto archeologico sta nel fatto che quello scarto ci parla del mondo perduto di cui è traccia, ricordo e rappresentazione. Lo psicoanalista nelle sedute, come l’archeologo negli scavi, deve scoprire uno dopo l’altro i vari strati della psiche del paziente prima di arrivare ai tesori più profondi. Sogno e nevrosi hanno conservato delle “antichità psichiche” che richiedono interpretazioni e ammettono costruzioni grazie al paziente lavoro di ricostruzione. Certo, la psicoanalisi contemporanea va oltre la concezione di una psiche stratificata o di un inconscio profondo. L’inconscio non è tanto uno strato profondo quanto una verità da riscrivere; un nucleo “antico” e soprattutto “fangoso” dello psichico. Pertanto, l’operare dell’analista rispecchia meno il lavoro dell’archeologo e più quello dello storico, in quanto consiste piuttosto nel rinvenirne i frammenti e le tracce, nel soggettivare la storia del paziente, nel conferirle nuova forma. Tuttavia rimane attuale la scoperta freudiana di miti che abitano ancora la coscienza dell’uomo al punto da poter affermare che «l’uomo preistorico è in un certo senso un nostro contemporaneo».

Shabti

 

Il sogno di Freud riferito al tema dell’archeologia. Ci spiega il suo significato?

«Come il sogno così l’archeologia: oggetti antichi sepolti nella terra e ricordi infantili sprofondati nella memoria. Come il tempio, il palazzo, la statua, si ricostruiscono attraverso un silenzioso lavoro di anastilosi, di ricomposizione e decifrazione delle lingue ivi iscritte, così la storia del paziente si riscopre attraverso il lavoro dello scavare o “ricordare, ripetere e rielaborare”. Il racconto del paziente va accolto con l’ascolto e la costruzione del suo senso complessivo a partire dalle parti incomplete e dai brani incomprensibili. Il particolare, il dettaglio, l’imperfetto sono il materiale su cui lavora sia l’archeologo sia l’analista, attratti proprio dal fatto che tale materiale, esattamente per il suo essere parziale, rinvia ad una totalità da ricreare in virtù di un lavoro paziente e immaginativo sulle parti mancanti da ritrovare e ordinatamente mettere insieme.

Ecco dunque il sogno definito di “persone con becchi d’uccello” narrato nell’Interpretazione dei sogni: “[Avevo] sette od otto anni, era un sogno molto vivido e mi mostrava la cara mamma con un’espressione del volto singolarmente calma, assopita, che veniva portata in camera e deposta sul letto da due (o tre) persone con becchi d’uccello”. Si tratta del sogno della morte della madre, nel quale si cela una fantasia incestuosa, raffigurata dall’associazione uccello-vögeln, viene messo in scena soprattutto grazie alla mediazione di immagini tratte dalla Bibbia di Philippson : una sfinge lunghissima e una serie di divinità dalla testa d’uccello, di falco. Possiamo concludere che la passione di Freud per i libri, la conoscenza, l’archeologia conducono la sua ricerca intorno all’enigma dell’amore e della morte, di cui la Sfinge e le divinità o mostri mitici sono custodi di preziosi segreti.»

Francesco Marchioro

 

Francesco Marchiori vive e lavora a Bolzano.Ha curato la fortunata mostra “Divina follia. Freud archeologo” nella galleria civica di Bolzano: dal 2 dicembre 2011 al 29 gennaio 2012, che per la prima volta ha portato le statuette di Freud in Italia. È autore di un film Rai: Percorsi freudiani, con regia di L. Giudiceandrea (1987). Ha ideato il “sentiero Freud- Promenade” sul Renon (Bolzano), unico sentiero al mondo ad essere dedicato al fondatore della psicoanalisi (2006). Tra le sue pubblicazioni: Sulle tracce di Freud (2007); Inaudibile (romanzo 2009); Silenzi e incanto (2010); Frammenti d’ascolto (2011); Psicoanalisi e archeologia. Freud e il segreto di Atena (2017).

LETTURE CONSIGLIATE.

La recensione di Francesca Romana Lino

 

 http://fattiditeatro.it/freud-interpretatore-di-sogni-e-il-gioco-onirico-del-teatro16601-2/

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