Teatro, Teatrorecensione — 25/11/2015 21:58

“La Tempesta” di Shakespeare è “Il sogno di Prospero”

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ROMA – La regia di Daniele Salvo è in grado di rubare la scena al testo di William Shakespeare in “La tempesta. Il sogno di Prospero” (in scena al Teatro Ghione di Roma fino al 13 dicembre) con un Giorgio Albertazzi, protagonista nel ruolo di Prospero all’ età di 92 anni, in grado ancora di stupire. Il regista firma anche l’adattamento e pur lasciando inalterata la trama dalle forti venature fiabesche, scritta dal bardo inglese oltre 400 anni fa, è riuscito a tirare fuori dal testo e valorizzare anche la parte beckettiana, solitaria, assurda.

Non è una novità che in Shakespeare ci sia una certa componente di teatro dell’assurdo. D’altronde nella sua opera c’è tutto (“Amleto” si considera il capostipite del genere assurdo). E’ per questo che il drammaturgo inglese è un ‘classico’, oltre ad avere –  come tutti i ‘classici’-  la grandezza di porsi come un archetipo di qualcosa e, come tale, universale e atemporale. Non pone mai fine a quello che ha da dire. E se queste sono le premesse, non lo farà mai perché i registi le sanno sfruttare. Ma allestendo “La tempesta”, Daniele Salvo, pur lasciando inalterata la fiaba, ha limato il testo sfoltendo le battute e restringendo i dialoghi per adattarli alle finalità della sua messinscena. Questa volta dai toni beckettiani. Già nelle note di presentazione anticipava la cosa facendo riferimento ad Hamm (di “Finale di partita”) per il suo Prospero. Inversioni di scene o battute sono funzionali alla rappresentazione. Spariscono alcune tirate o dialoghi del testo originario che sanno di filosofico, resoconti di viaggi o commedia dell’arte. Ha eliminato anche personaggi come Trinculo e Stefano, quindi il grottesco Calibano (Federigo Ceci) qui ordisce la sua vendetta da solo, fermato dall’invisibile Ariel, ed ha aggiunto invece spettri. Ed ecco che la pièce si precisa in “Il sogno di Prospero”.

© Tommaso Le Pera

© Tommaso Le Pera

La tempesta” di Shakespeare sembra riunire tutti i personaggi, le situazioni e le tematiche delle sue opere precedenti, ora allentandoli ora acutizzandoli ora dandogli una nuova conclusione (amori, lotte per il potere, genitori-figli, re-usurpatori, servi, streghe/spiriti, incantamenti). Ariel non può non far pensare al Puck del “Sogno di una notte di mezz’estate”, sebbene qui sia un ‘essere’ attento e preciso nello svolgere gli ordini ricevuti. Interpretato da Melania Giglio, lo spiritello liberato da Prospero dall’albero in cui l’aveva confinato la strega Sicorax prima di morire, lo troviamo sì servo del vecchio mago, ma soprattutto divertito assistente del padrone in sedia a rotelle, in una sorta di rapporto che inizia spudoratamente come sadomaso, al guinzaglio, e continua tra rotolamenti nelle foglie in una terrigna giocosità animale, o bambina a bordo di un triciclo, poi ‘invisibile’ melodia lirico-rock. Unico, tra personaggi medievalizzanti, il suo sensuale abbigliamento richiama invece il punk. I costumi sono di Daniele Gelsi.

Prospero, padre di Miranda (Selene Gandini), pare un nonno che racconta storie alla prole oltre che un regista degli eventi, sia perchè sceglie quali e come raccontarli alla figlia, sia perché li risolve da abile stratega. Con la sua magia e il governo degli spiriti come Ariel rimette in ordine i ruoli. Per amore paterno concede Miranda in sposa a Ferdinando (Marco Imparato), erede al trono di Napoli.
Incantevole ma anche perturbante il finale, in cui Prospero, di nuovo in piedi, rinuncia all’arte magica, e che si contrappone per pacatezza e solitudine al concitato inizio della pièce. L’epilogo spetta a lui solo. Ora è il duca di Milano che ha perdonato tutti, non più il mago che ha mosso gli eventi. Ma la cosa ancor più interessante del finale realizzato, è che evita la disperazione voluta da Shakespeare, per terminare invece la messinscena in maniera fiabesca posponendo lì il famoso “noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e la nostra breve vita si conclude in un sonno”, in una memorabile chiusura da parte di Giorgio Albertazzi tanto dell’operato di Prospero quanto della pièce. Mentre il personaggio pone fine alla magia dicendo di aver spezzato la bacchetta magica, l’attore pone fine, dopo due ore di spettacolo, alla rappresentazione. L’uno si fonde nell’altro in maniera straordinaria.
Nelle regie di Daniele Salvo l’intensità emotiva è la norma.

© Tommaso Le Pera

© Tommaso Le Pera

D’effetto è il concitato e visionario inizio della rappresentazione, magistralmente affidato ai movimenti scenici dei marinai che, in un frenetico ritmo come di danza, tentano di governare la nave in mezzo al mare in tempesta, mentre Ariel, ma ancora non sappiamo che è lui/lei, è sul proscenio a tormentarla, la nave, e il talamo con Miranda è sullo sfondo. Una scena che riassume quanto basta di quella scritta da Shakespeare. Dello stesso tenore sono le scene successive, in cui Daniele Salvo ha ben dosato il simbolismo alla funzionalità rappresentativa realizzando una bella trasposizione nella quale è gradevole pure la presenza di giochi di magia, pupazzi e l’accostamento della musica rock.

© Tommaso Le Pera

© Tommaso Le Pera

© Tommaso Le Pera

© Tommaso Le Pera

Video-proiezioni, luci ad effetto e rumori di sottofondo contribuiscono a portare in scena l’aspetto arioso, meteorologico, panoramico, che fa sentire ‘piccolo’ l’uomo, in una parola il ‘naturale’. In Shakespeare di solito è affidato ai monologhi, ma in “La tempesta. Il sogno di Prospero” è in tutto il contesto dell’isola e la fa da padrone. Occhi infiniti guardano. Un cielo plumbeo li sovrasta. Il mare li limita. La natura li circonda. Foglie secche scricchiolano sotto i loro piedi. Il palco ne è pieno e, nella ricca rappresentazione, sono in ogni scena. Il risultato è quello di un’affollamento onirico e una strutturazione della vicenda che non trovano ostacoli nel cambiare di continuo il luogo dell’azione dalla movimentata nave alla popolosa foresta, dalla magica caverna sulfurea al simbolico palazzo daliniano (le scenografie sono di Fabiana Di Marco), con la stessa fluidità e credibilità che sarebbe altrettanto naturale solo al cinema. Il regista sembra aver portato a perfezionamento dei meccanismi già sperimentati in precedenza perché gli elementi del suo stile si ritrovano tutti.

 

Visto il 22 novembre 2015, al Teatro Ghione di  Roma

“La tempesta. Il sogno di Prospero”
da William Shakespeare
rielaborazione e regia Daniele Salvo
scene Fabiana Di Marco
costumi Daniele Gelsi
maschere Michele Guaschino
luci Luca Palmieri
con: Giorgio Albertazzi, Selene Gandini, Melania Giglio, Marco Imparato, Federigo Ceci, Massimiliano Giovanetti, Mario Scerbo, Simone Ciampi, Francesca Annunziata, Giovanna Cappuccio.

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