Teatro, Teatrorecensione — 24/12/2018 08:49

“Io sono partito”: storie di Partito di un’Italia ormai lontana

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RUMOR(S)CENA – IO SONO PARTITO – CARMIGNANO (Firenze) – Il duo artistico formato da Riccardo Goretti e Massimo Bonechi ha portato in scena, dopo “Gobbo a mattoni”, un nuovo spettacolo tragicomico e politico “Io sono partito”, incentrato sulle vicende personali e storiche di Partito (il protagonista) e del Partito Comunista Italiano, che in forma ironica sono legati a doppio filo da una serie di vicende comuni ed al limite dell’assurdo. Lo spettacolo racconta un pezzo di storia che fa parte della memoria collettiva senza guardare ad un passato politico e partitico, prima glorioso e poi critico, con finalità nostalgiche.
Il lavoro a quattro mani tra Goretti e Bonechi si colloca temporalmente dopo il collaudo di “Gobbo a mattoni” , arrivato a cinquanta repliche e nato all’interno del progetto “RitrovarArci”, ovvero un progetto di interviste condotte all’interno dei circoli ARCI nel corso del 2015 da parte di Massimo Bonechi e poi trasformato in drammaturgia da parte di Riccardo Goretti.

 

Massimo Bonechi foto Giovanni Pini

“Io sono partito” riprende una tematica che era stata anticipata nel finale di “Gobbo a mattoni” e cara ai due artisti, ovvero la riflessione politica sulla chiusura del circolo ARCI, che ha fatto la storia di un piccolo paese e che rappresenta, nell’immaginario collettivo, la ‘casa’ appunto delle persone che in quel paese abitano. Il nuovo spettacolo va oltre, ponendo delle domande su cosa significhi essere di sinistra e su come venga fatta politica oggi. La sua struttura è molto diversa da quella del “Gobbo a mattoni” perché nasce da un lavoro sinergico tra Goretti e Bonechi, che hanno lavorato sia alla drammaturgia sia alla messa in scena.

Partito Mannelli Braccini è un uomo comune, che per sua fortuna o per sua sfortuna, è nato lo stesso giorno in cui è stato fondato il Partito Comunista Italiano, ovvero nel 1921. Al PCI resterà legato, non solo per ragioni anagrafiche, per tutto il resto della sua vita, diviso tra sogni, utopie e battaglie. Il titolo già volutamente equivoco suggerisce proprio questo, ovvero di quanto sia stata forte per il protagonista la sovrapposizione tra la sfera privata e la sfera pubblica e politica e di come l’uomo Partito sia diventato un tutt’uno con il Partito – PCI, prendendo appunto “parte” ad un progetto più grande di lui e stando sempre da una “parte” ben precisa.
La comicità della drammaturgia consiste nel fatto che l’uomo Partito è morto e parla al pubblico, alle compagne ed ai compagni, dall’alto di un pulpito, per raccontare (forse per l’ultima volta o forse no?) la sua storia personale e politica. A fargli da contraltare ci saranno vari personaggi, altrettanto comici ed interpretati da Massimo Bonechi, quali ad esempio il padre fervente comunista, Karl Marx, lo zio democristiano, il figlio, i compagni di partito ed il tecnico delle luci.

 

Riccardo Goretti foto Giovanni Pini

In questo lavoro teatrale si avverte la necessità di parlare di politica, senza velleità di ricostruire la storia, sollevando dubbi piuttosto sulla storia in generale e sull’eredità particolare lasciata dal PCI che nessuno altro ha saputo raccogliere e proseguire per continuare, non tanto ad essere comunista ma almeno di ‘sinistra’.

Visto all’Associazione culturale Pandora di Seano (Carmignano) – Prato il 30 novembre.

Io sono partito
di e con Riccardo Goretti e Massimo Bonechi
crediti fotografici di Giovanni Pini

“Voi non mi conoscete, ma io nel mio paese son famosissimo, son stato per anni il più famoso del paese e azzerderei a dire anche di diversi paesi vicini. Son nato amici miei in Toscana, nel glorioso maggio del 1921, in un piccolo borgo di contadini e operai dove esse’ comunista era un mandato morale, un dovere, una cosa naturale e che vien da sé, come rigovernare dopo ave’ desinato, ecco. Nel mio paese signori e amici e compagni e compagne, dovete sapere, ci avvenne un recorde: nell’elezioni de’ 1984 si fu l’unico posto d’Italia e io penso de’ mondo intero, dove i’ Partito Comunista prese i 100%. Pe’ favvi capire da indove vengo io. Il 100 signori. Anche i’ prete votò comunista. Davvero! Da noi eran comunisti anche i democristiani! Noi s’inventò i cattocomunisti vent’anni prima de’ Partito Democratico, pensa te.”

Riccardo Goretti Giovanni Pini

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