Recensioni — 24/05/2023 at 11:44

Il Misantropo: merito di un classico

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RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Attuale, sempre valido. Buffo, parliamo dei classici come di una zuppa ritrovata in fondo al frigo, ma ancora buona da mangiare. E se davvero i classici avessero una data di scadenza? Se rivolgendosi alle platee future, un giorno le trovassero in disaccordo? Come nei matrimoni, sarebbe inutile mettersi a sindacare su chi è il colpevole trai due: meglio riscaldare la zuppa e quindi, come nei matrimoni, un bel vestito nuovo e soprattutto molta, moltissima cosmesi.

Invece, Andrée Ruth Shammah  ha dimostrato col Misantropo, presentato in prima nazionale al Teatro della Pergola, che un testo straordinariamente significativo per la nostra benedetta cultura occidentale, non ha bisogno di vestiti nuovi per risultare accattivante. E forse, nemmeno di una platea che nel buio annuisce davanti a qualche lezioncina o al monito lanciato da un Alceste qualsiasi contro i mali di ogni tempo. Questo spettacolo ci ha ricordato come ciò che di Moliere è universale non sta nel contesto, nelle similitudini tra le epoche, ma in quell’unica domanda: bisogna vivere nel mondo, o il mondo non merita di essere abitato?

Il misantropo crediti foto di Filippo Manzini

Per arrivare a quella domanda e al gusto di trovarci in disaccordo, non con il testo, ma con il vicino che siede accanto a noi, lo spettacolo del Teatro Franco Parenti e Teatro della Toscana costruisce un delicatissimo equilibrio di toni: la scelta della traduzione poetica di Valerio Magrelli in settenari incrociati pone i dialoghi sullo sfondo di una compassata ironia che, quando disattesa, conduce lo spettatore fino alla complessità del ragionamento. Grande mestiere nei dispositivi adottati nella messa in scena, come l’introduzione con tutti i personaggi presenti sul palco e il cortocircuito del moderno attrezzista interpretato da Matteo Delespaul, che quando inizia la rappresentazione vera e propria si cambia e veste l’abito del giovane servitore, così da far risaltare la figura del domestico anziano, il cui ruolo è affidato al bravo Andrea Soffiantini, che fungerà da coro nel susseguirsi delle scene. Momenti bellissimi li offrono le luci di Fabrizio Ballini e le misurate sfumature musicali di Michele Tandini, che all’interno delle scene che Margherita Palli ha costruito, incorniciano la dinamica tra attori e spazio coordinata da Isa Traversi: piacevole, bisogna ammetterlo, sorprendersi deliziati dall’aspetto estetico, pur riconoscendone le implicazioni simboliche, la dicotomia tra essenziale e densità concettuale nello scegliere i pochi oggetti presenti.

Il misantropo crediti foto di Filippo Manzini

Gli interpreti condividono visibilmente l’intenzione d’accordarsi alla tonalità prestabilita , costruendo un’armonia che comunque offre margine alle rispettive caratterizzazioni: ne è esempio l’interplay tra Luca Micheletti e Angelo di Genio, tanto che Alceste e Filinto trovano nei due attori il modo di specchiarsi nella ricchezza complessiva del progetto, il paradigma della disquisizione interna al Misantropo. Riusciti i caratterismi di Corrado D’Elia (un Oronte comico ma al contempo credibilissimo per ira e risentimento), di Vito Vicino, Filippo Lai e Pietro De Pascalis. Ben funzionanti i personaggi femminili di Emilia Scarpati Fanetti e Maria Luisa Zaltron, quest’ultima davvero convincente nel trasportare i protagonisti all’interno delle interazioni corali. Percepibile forse un poco d’apprensione nella Celimene di Marina Occhionero, che della protagonista femminile azzecca temperamento e attitudine, la fornisce di una tridimensionalità credibile per mimica, ma va incontro a qualche cedimento nell’interpretazione delle battute, nel districarsi tra metrica e il ritmo d’insieme. Un piacere assistere al Misantropo, così come la competenza e l’intelligenza di Andrée Ruth Shammah sono riuscite a portarlo in scena. Lo dimostrano gli applausi della platea che, pur essendo il luogo dove i giusti hanno il posto prenotato, almeno stavolta deve riconoscere al classico ogni merito.

Il misantropo crediti foto Filippo Manzini

Visto al Teatro della Pergola di Firenze, il 19/05/2023

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