Teatro, Teatrorecensione — 23/10/2011 at 09:35

Pippo Delbono rende omaggio all’arte e alla danza di Pina Bausch

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Dopo la battaglia”, lo spettacolo di Pippo Delbono in scena al Teatro Strehler di Milano avrebbe potuto essere, come dice lui stesso, o meglio la sua voce fuori campo, all’inizio della performance, un’opera dedicata a Verdi per i 150 anni dell’Unità d’Italia, da allestire per il Teatro Bellini di Catania. Ci sarebbe dovuto essere  un coro, un’orchestra dal vivo, cantanti, attori e ballerini. Ma con i tagli al Fondo unico per lo spettacolo, il progetto non è potuto andare in porto e dunque, come spiega  Delbono: “Immaginatevi, un coro, un’ orchestra e dei cantanti lirici”.

Intanto però il pubblico dello Strehler può accontentarsi di vedere nella prima scena dello spettacolo, un quadro vivente popolato da una strana umanità composta da personaggi vestiti con eleganti abiti da sera in rosso e nero, come ci si potrebbe vestire per cantare in un ‘opera o per andarla a vedere, protagonisti e nello stesso tempo spettatori della simulazione di uno spettacolo che, pur avvenendo su un palcoscenico, non intende essere finzione ma rappresentazione della vita. Di quella dello stesso regista e attore, il quale intreccia racconti della sua vita privata, con quelli di Kafka o Artaud, alternandoli a poesie di Pasolini e di Alda Merini, per parlare di esistenze sbandate e di una società che non ha più punti di riferimento. Una società in cui la follia è entrata nel quotidiano e dove i pazzi, quelli veri, non vengono mai rinchiusi, al contrario di quelli poveri e derelitti che non fanno male a nessuno

Ed è proprio ad un uomo che ha vissuto cinquant’anni in un manicomio di Napoli, che Del Bono dedica lo spettacolo. “ Ho incontrato Bobò tanti anni fa, quest’uomo in un momento buio della mia vita, e mi ha salvato” Ed in effetti è Bobò, con i suoi travestimenti da vecchia signora, oppure da improbabile clown, che fa da filo conduttore a tutto lo spettacolo. A volte compare attraversando lentamente il palcoscenico appoggiandosi su un bastone, oppure vestito con un elegante abito bianco da sera, si ferma al centro del palcoscenico sventolando una bandiera italiana. Come sempre Delbono non segue un discorso narrativo compiuto, il suo monologare si alterna alla presentazioni di quadri in cui il mix tra danza, recitazione, video e musica dà come risultato un effetto quasi cinematografico in cui gli attori si muovono sulla scena seguendo un piano di sequenze dove il regista entra ed esce continuamente dalla scena.

E la vita si mescola continuamente all’arte o meglio al modo così particolare di fare arte di Delbono, il quale riesce persino a coinvolgere in questo improbabile circo della vita una ballerina etoile dell’Opera di Parigi quale Marie Agnes Gillot la quale passa con grande bravura e autoironia, dagli iniziali esercizi alla sbarra eseguiti con una impeccabile precisione, ad una danza sfrenata sulle punte eseguita contemporaneamente sulle note di un violino e sulle parole recitate dall’attore, per concludere poi con un divertente balletto moderno con il viso nascosto dalla maschera di Clarabella, personaggio dei fumetti.

Mia madre mi dice sempre che devo fare uno spettacolo più allegro, che non devo sempre fare degli spettacoli così tristi, altrimenti non mi viene più a vedere a teatro”. Ed in effetti la madre di Delbono compare ad un certo punto dello spettacolo in un video, seduta al tavolo della usa cucina, mentre rimprovera bonariamente il figlio perché è ingrassato te mangia troppo. “Ogni mio spettacolo – spiega Pippo Delbono – è una tappa di un viaggio personale e di un viaggio nel tempo che ci circonda. Un tempo turbolento questo, di contrasti, di violenze, di una libertà difficile da conquistare, ma anche di grandi rivolte, un tempo in fiamme. A volte mi piace pensare di essere già in un tempo nuovo, immaginando che quel tempo oscuro sia rimasto indietro, ma altre volte mi trovo chiuso in gabbia, asfissiato, dove sembra che non ci sia via d’uscita. Ho pensato ad un luogo vuoto, come quelle stanze vuote, memoriali di orrori passato, che però portano forti i segni, i colori, gli odori delle prigioni. Ma pensando anche alle stanze della mente, svuotate dopo le grida di passione, amore, rabbia e dolori. Un bisogno di lucidità dopo la follia

Tutto accade infatti all’interno di una scena grigia, quasi sempre in penombra, illuminata solo dal rosso fuoco dei costumi di tre ballerine che ad un certo punto danzano con passione insieme a Delbono, disegnando con le braccia movimenti circolari che riproducono la ripetitività della melodia. I riferimenti al teatro danza di Pina Bausch, la grande coreografa scomparsa di recente e che sul finire degli anni Ottanta lo invitò a partecipare a uno dei lavori del suo Wuppertaler Tanztheater, una straordinaria occasione che sarà una tappa fondamentale nel suo percorso artistico. Un tempo di violenza, di menzogne e di contrasti quello che descrive dunque Delbono. La domanda è cosa succederà dopo la battaglia? In questo spettacolo in cui Dante si alterna a Kafka, la melodia del violinista Alexander Balanescu alle note di Fiorenzo Carpi, tra musica, teatro, danza e, particolarmente in questa messa in scena, cinema, Delbono difende la bellezza attraverso l’arte, contro l’osceno dilagante della volgarità, dell’indifferenza, dell’ipocrisia. Esploratore di nuovi linguaggi per raccontare questo tempo complesso, Delbono si muove sull’eco di autori come Artaud, Kafka, Alda Merini, Pasolini, Whitman, Rilke, Alejandra Pizarnik, che rilegge per parlare di rivolta e di amore. Rende omaggio a Pina Bausch, sua maestra e ispiratrice, dedica lo spettacolo a Bobò, il piccolo sordomuto che da anni è protagonista dei suoi spettacoli. Emozione, passione, dolcezza: l’arte (forse) salverà il mondo.

 

 

 

Piccolo Teatro Strehler

dal 18 al 23 ottobre 2011

Compagnia Pippo Delbono

Dopo la battaglia

uno spettacolo di Pippo Delbono

con Dolly Albertin, Gianluca Ballaré, Bobò, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Marigia Maggipinto, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella

con la partecipazione di Alexander Balanescus

scene Claude Santerre

costumi Antonella Cannarozzi

musiche originali Alexander Balanesculuci Robert John Resteghini

Produzione  Compagnia Pippo Delbono, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Associazione Teatro di Roma, Théâtre du Rond Point – Parigi, Théâtre de la Place – Liegi, Théâtre National de Bretagne Rennessi ringrazia Teatro Pubblico Pugliese e Cinémathèque Suisse

 

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