musica e concerti — 23/09/2022 at 11:38

Odi e lamenti di pace dall’Armenia

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RUMOR(S)CENA – ROVERETO – Il Trio Dabaghyan, costituito da Gevorg Dabaghyan e Grigor Takushyan, ai duduk, e Kamo Khachatryan, alle percussioni, ha presentato al Festival Oriente Occidente un quadro completo della millenaria tradizione musicale armena tramite lo strumento che più la rappresenta, il duduk, uno strumento a fiato unico e caratteristico di quella cultura, fatto di legno di albicocco, il frutto principe di quella terra, sulla cui canna si inserisce una ancia di canna, come negli strumenti simili della tradizione occidentale, l’oboe e il fagotto, considerato dal 2008 patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco .

Il risultato è un suono inconfondibile, cupo e rotondo, quasi nasale, ma con un timbro caldo e dolce, che esprime tutta la passione e il calore del popolo armeno, utilizzato sia per le festività religiose che popolari oltre che nella tradizione classica, Il solista viene accompagnato da un secondo suonatore di duduk con una tonalità più bassa, che tiene continuamente il bordone, grazie ad una tecnica di respirazione circolare, e da un percussionista, che suona il dhol, un tamburo a doppia faccia, percosso a mani nude o con bacchette, o il Tar, un tamburello a diametro più largo rispetto agli omologhi mediterranei, diffuso in tutto il medioriente.

crediti foto di Guido Mencari

Dabaghyan, docente al Conservatorio Statale di Erevan, è uno dei massimi specialisti viventi di questo antichissimo strumento, e da trent’ anni ne porta avanti la tradizione diffondendolo in tutta Europa attraverso vari festival, degno continuatore di Djivan Gasparian, il primo musicista armeno che ha fatto conoscere nel mondo il duduk grazie alle collaborazioni con Brian Eno e Peter Gabriel negli anni ’80.

Nel magnifico scenario costituito dallo spazio posto sotto la Campana dei Caduti di Rovereto, sullo sfondo le montagne e la vallata che in parte ricordano il territorio montuoso armeno, il trio ha proposto una ampia rassegna delle musiche armene, a partire dalla tradizione sacra e classica di Komitas, danze popolari dal ritmo coinvolgente e dolci e struggenti melodie tratte da inni e musiche da cerimonia. Il maestro Dabaghyan ha anche proposto allo shvi, un flauto a becco con un anello metallico e con un timbro acuto, una danza popolare di Gyumri, città natale del noto filosofo e maestro spirituale Georges I. Gurdjieff.

crediti foto di Guido Mencari

L’esecuzione del trio è precisa, rigorosa e ricca di pathos, e Dabaghyan mostra tutta la sua grande tecnica esecutiva nel fare esprimere uno strumento da cui risulta molto difficile ottenere suoni armoniosi. Kamo Khachatryan mostra tutta la sua abilità lirica in un intenso assolo alle percussioni, mentre Grigor Takushyan sostiene con puntuale precisione tutte le armonie del solista con il suo bordone, fondamentale nella struttura compositiva di queste musiche. Una occasione unica, arricchita dal tramonto e dal suono del vento che ha trasportato magicamente il pubblico nella terra armena.

Visto al festival Oriente Occidente il 9/9/22 alla Campana di Rovereto Rovereto

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