Teatro, Teatrorecensione — 23/05/2015 11:19

Bergman secondo van Hove: “Dopo la prova/persona” un successo

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MILANO – Da 30 anni il regista olandese Ivo van Hove allestisce spettacoli per grandi festival (torna in luglio ad Avignone), opere, musical, soprattutto versioni teatrali di capolavori del cinema, da “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti a “Teorema” di Pasolini; da “La sera della prima” di Cassavetes a Antonioniproject, al Bergman di “Sussurri e grida” e “Scene da un matrimonio”.
Vedendo i due soggetti di Ingmar Bergman, “Dopo la prova” e “Persona” film del 1984 e del 1966, ricreati e messi in scena nel senso letterale del termine da van Hove con i suoi attori (e per la prima volta al Piccolo Teatro di Milano, 21-23 maggio) viene da chiedersi ancora una volta che cosa sia il teatro, se la sua sia una grande forza di seduzione oltre che impegno, arte dell’incontro..

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Il senso del teatro, della sua follia e della sua unicità, si radicava e si spiegava per il maestro del cinema svedese nella follia della vita come finzione senza scampo nei rapporti umani, in particolare nei rapporti d’amore tra uomo e donna. Così, nel dittico “Dopo la prova/Persona” la figura base è quella del triangolo: abbastanza equilatero nel primo lavoro, con un regista teso tra due attrici che sono madre e figlia e che lui ha avuto/vuole avere per amanti; isoscele squilibrato nel secondo soggetto, con due donne protagoniste (più una terza donna che funge da narratore)– una è stata un’attrice, l’altra è la sua giovane infermiera – riunite per poco/per gioco dallo stesso uomo (l’attore Gijis Scholten van Awschat).
Tutti sono finti, bugiardi, muti nella vita per essere veri sul palcoscenico che, beati loro, li protegge, permette loro di essere appassionati senza pagare conseguenze, li fa parlare liberamente con parole dette da altri.

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La regia di Ivo van Hove ha il potere di comprimere il primo soggetto, “Dopo la prova”, in una stanza, di incollare e scollare le tre persone coinvolte senza pietà, sotto una luce e un buio violenti, tra volgari squarci di canzoni ad alto volume. Nel secondo, “Persona” ovvero maschera in lingua latina, le pareti grigie di una clinica psichiatrica dove in un letto giace una donna nuda, si spalancano e cadono, la scena si allarga alle nudità del retropalco, l’acqua violenta di un temporale colpisce i corpi di Elisabeth Vogler (Marieke Heebink) e Alma (Gaite Jansen), diventa un fiume dove immergersi, i corpi delle due donne si toccano prima che si incontrino le loro anime. Grandi attori, grandi parole (sopratitoli in inglese e italiano come per tutti gli spettacoli stranieri nella lunga estate del Piccolo), grande regia. E il riscoperto fascino e pericolo di giocare con la propria identità.

DOPO LA PROVA / PERSONA AFTER THE REHEARSAL/PERSONA
di Ingmar Bergman
secondo Ivo van Hove
visti al Piccolo Teatro Sala Strehler di Milano il 21 maggio nell’ambito di Expo

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