Teatro, Teatrorecensione — 23/03/2014 11:44

I sogni di chi vive la condizione di diversamente abile. Zigulì è una storia d’amore

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More Zigulì foto Angelo Maggio P1190703

Vedere nel profondo. Guardare l’invisibile. Portato in superficie da intimità. Rendere collettivi gli umori più nascosti e più universali. Il teatro può. Il teatro fa. Perché la materia è la stessa. Dei sogni, avrebbe detto qualcuno… E ci sono sogni non lieti. O infranti. O irrealizzabili. Un diversamente abile quali sogni ha? Quali realizzerà? Sognerà? Avrà sogni diversi. E diversamente realizzabili. Avrà sogni umani. E un uomo, genitore di un figlio disabile, quali sogni ha? Più individuabili. Quando Francesco Colella, attore catanzarese, premio Ubu 2010 come attore non protagonista, sul finale di “Zigulì” legge in proscenio una lettera del padre (che impersonifica) ai suoi figli, fratelli di un bimbo disabile, chiede loro di “prendere per mano” il fratello quando per esso non sarà più possibile.

Dal libro di Massimiliano Verga, uno spettacolo che aggira il dolore quale traccia per contatto compassionevole. Perché la sofferenza, il diverso, giammai debba risultare, in scena, motivo per facili consensi. Piuttosto per amplificare l’osservazione su realtà possibili. Talvolta discriminate, considerate minori. E giammai il trattarle debba scadere nella falsa retorica, nell’ipocrita accalappiarsi il pubblico. Non è il caso di Colella e del suo “Zigulì”. Per la regia di Francesco Lagi e la scenografia di Salvo Ingala, il monologo restituisce materia, carne, umore a un testo per niente semplice da adattare drammaturgicamente. In seconda persona, secco, vivido. Fotografia in movimento di un rapporto e un dialogo con sé stesso e col bimbo disabile evocato dalla narrazione. Una narrazione non in senso stretto, la carrellata di sensazioni rese plastiche da gesto, dialettica, ritmo, linguaggio. Codici poetici pop(olari) destrutturati nella grammatica scenica.

ziguli

Nel visivo: colori, oggetti di facile riconoscimento e significante legati a un determinato coinvolgimento (la fanciullezza, il gioco, l’immaginifico; archetipi del concetto d’arte) funzionali al corpus, alla trattazione. Nell’etico: la dialettica urbana, moderna, non articolata. Un getto da pelle scoperta, sincero. Sullo sfondo dinamiche sociali, metropolitane, (cosiddette) civili. Personaggi senza nome. Cenno di universalità. Il palco è specchio. E mistero. Colella da grande attore, ha la capacità di incantare il suo pubblico. Suo davvero, tornando nella sua terra. Confessa a fine spettacolo di avvertire dei brividi particolari, timore quasi, quando recita davanti a calabresi. Da grande attore penetra nei personaggi si immedesima e se ne distacca, quando circostanza lo richiede. E’ autentico e squisitamente tecnico, usando poca mimica, rendendo plastiche le nevrosi, il cinismo del disordine sentimentale effetto della storia. Una storia d’amore.

Una storia che fa desiderare la morte, ai protagonisti. Usando il plurale benché in scena l’attore è solo. Gli spettri, le ombre, ma anche le sembianze umane, gaie, si aggirano sul palco proiezioni del corpo e della magia dell’attore. Quando è capace di alchimie sublimi. Quando è capace di mettere in secondo piano qualcosa che potrebbe non reggere alla distanza, a volte far distrarre, altre precipitare rovinosamente nel già sentito. La drammaturgia dell’oggetto e l’interazione meccanica con questi, le trovate registiche a creare efficaci e non sottolineati colpi di scena o momenti di “rinvenimento”, ritmi e battiture scandite senza mancamenti, contribuiscono a rendere lo spettacolo snello, piacevole. Il contatto sensoriale creato dall’attore, da far avvertire in platea il sottostrato sentimentale così come è vissuto dalla persona-personaggio, incide le scene in memoria e spirito. Minuzioso Colella nella precisione. Più naturale levati i panni dei ruoli in cui è solito cimentarsi. Ruoli “canonici”, lui, ronconiano. Lo spettacolo è suo e se ne nutre, si percepisce. Lo offre agli uditori. Come dono.

 ZIGULÌ

 dal libro Zigulì di Massimiliano Verga

con Francesco Colella

disegno sonoro Giuseppe D’Amato

musica originale Alessandro Linzitto

scenografia Salvo Ingala

aiuto regia Leonardo Maddalena

adattamento e regia Francesco Lagi

produzione: Teatrodilina

 (crediti foto Angelo Maggio) 

Visto a Cosenza al teatro Morelli il 21 Marzo 014 – Rassegna More Fridays/Scena Verticale –

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