spettacoli — 21/02/2019 09:08

All’origine del male: All’Opera di Parigi Romeo Castellucci porta in scena il primo omicidio dell’umanità

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RUMOR(S)CENA – IL PRIMO OMICIDIO – ROMEO CASTELLUCCI – OPERA GARNIER – PARIGI– Un rideau traslucido occupa tutto il quadro della scena. Dietro a questo velo forme in movimento di cui non si percepiscono i dettagli. Il Dio biblico si impone restando impenetrabile. Adamo ed Eva assieme ai figli avanzano mano nella mano nella luce lasciando alle spalle il giardino perduro. E’ ancora il peccato di Eva che colora di sangue la storia che segue. La prima madre, la prima morte. Il fratricidio per mano di Caino, e la violenza all’origine. Nella parte iniziale de “Il primo omicidio ovvero Caino”, oratorio di Alessandro Scarlatti reinterpretato da Romeo Castellucci e messo in scena all’Opera Garnier di Parigi, è la madre che piange assieme a Adamo le conseguenze della sua disobbedienza. Abele, interpretato da Olivia Vermeulen, consola i genitori e sperando di calmare la collera divina offre al Signore in sacrificio un agnello del suo gregge. Caino è Kristina Hammarstrom, la quale porta i frutti del suo lavoro nei campi. La voce di Dio benedice l’offerta di Abele e mostra di non gradire quelle di Caino, causando la sua disperazione. Il narratore biblico ci fa sapere che fu di Caino l’iniziativa d’amore, e il serafico Abele si limita a condividere l’idea, nulla di più.

Il Primo Omicidio foto di Bernd Uhlig

Dunque l’angoscia del figlio maggiore, che nasce da una mancata riconoscenza, e dalla gelosia profonda per il desiderio di essere amato, bene la comprendiamo. Come rappresentare sulla scena il diniego di Dio? Alla maniera boulversante di Castellucci: al centro della scena due dispositivi elettrici producono due colonne di vapore denso che si alzano verso il cielo. Ora un Dio immanente: Benno Schachtner, in completo sartoriale, si toglie la giacca e con essa blocca un flusso di vapore (uno soltanto) e ci fa percepire un’ energia bloccata, un abbraccio negato. Castellucci ci mostra Eva interpretata da Birgitte Christensen in una moderna e geometrica essenzialità. Capelli chiari curati, chemisier color fango, scarpe a mezzo tacco, gesti stilizzati, accarezzati dalle note dolcissime che Alessandro Scarlatti le riserva. Peccatrice inconsapevole fino allo svelamento della coscienza. Eppure credevamo di aver chiuso i conti grazie alla Vergine Maria informata dall’Angelo Gabriele della sua maternità che toglie i peccati dal mondo. Ma ci sbagliavamo, così pare suggerire la scena, facendo scendere sul palco la pala dell’Annunciazione di Simone Martini a testa in giù “come una ghigliottina”, dove Eva e Maria si rispecchiano a rovescio, con il triste presentimento che le due donne in fondo si assomigliano e che nemmeno Maria cancellerà l’antico male.

Il Primo Omicidio foto di Bernd Uhlig

Adamo, è Thomas Walker anch’egli disegnato in una sagoma di modernità ( completo spezzato e gesti ieratici), ci offre la chiave del mistero umano: gli infelici figli di Eva incorporano le colpe degli avi. Il narratore biblico ci aveva messo sull’avviso: sarà la perdita dell’innocenza, conosceremo la morte, la malattia, la volontà di possedere le cose e di dominare sugli altri. Caino è dunque colpevole o innocente? Lui non sa cosa sia un omicidio perché la terra ancora non ha versato sangue umano. E nemmeno ne conosce le conseguenze oltre al dolore per aver perso un fratello, una parte di sé, come un mezzo cuore. Eppure quando il Signore gli pone la domanda retorica: Dov’è tuo fratello? lui mente e dimostra che del delitto ne ha piena coscienza e intenzione. Ma se Dio tutto ha creato pure ha creato le intenzioni, e il sentimento dell’invidia e lo strazio della gelosia. Dio reputa Caino capace di intendere le sue ragioni (ha capacità di intendere e di volere si direbbe in tribunale).

La questione dunque sta nella intenzionalità? Ma Caino come può ritenersi colpevole se è predestinato a peccare? E ancora come può il suo chiamarsi omicidio se di violenza Caino non ha fatto esperienza? Nemmeno Dio colpisce Caino come pretenderebbe la nostra (blanda) sete di giustizia. Dio lo allontana e maledice l’errante, ma appone un segno sulla sua fronte, uno stigma, un’ onta, e al tempo stesso segno di protezione. Nessuno deve osare attaccarlo. Chi uccide Caino sarà punito sette volte. L’opera di Castellucci dichiara la sua propensione all’innocenza. In fondo Caino è un bambino. La sua colpa tocca una dimensione di sacralità. Nella seconda parte dell’opera, su un prato verde tra i mormorii di un ruscello, Caino incitato da Lucifero compie il suo gesto. Un Caino bambino, che si avventa con un sasso sul fratello bambino, mentre le parole di vendetta di un Lucifero bambino dai capelli nerissimi (Andreas Parastatidis) si insinuano nel suo orecchio. Qui la soluzione scenica e insieme drammaturgia fa provare un brivido alla schiena. I giovanissimi interpreti ai quali se ne aggiungono altri sul fondo come in un coro greco (due di loro fanno l’ ingresso in scena portando a mano una bicicletta) cantando in playback, palesano un mondo di infanti parlati più che parlanti. Strumenti di un volere incontrollato e incontrollabile, ingabbiati in ciò che è già avvenuto. Ci scuote, sincero, il sentimento di vergogna, del piccolo Caino, che al lato della scena si costruisce un piccolo muro con le pietre che si porta appresso, dentro un sacchetto di plastica trasparente.

Il Primo Omicidio Bernd Uhlig

Eva bambina è Lucie Larras con le precise fattezze dell’adulta, il tenero Adamo in miniatura Anton Bony, impotente e stupito della sua stessa resistenza, Caino interpretato da Charles Le Vacon, esile, serio fino all’ultimo applauso, e il piccolo Abele (Arthur Viard) coperto di sangue e lavato con estrema cura dai compagni prima di essere avvolto in una plastica candida e portato in braccio per una pietosa sepoltura. Un’emozione per il pubblico che non sta certamente solo nel godimento estetico di quadri impeccabili e nella musica di un’orchestra che suona mirabilmente con la direzione di René Jacobs, ma nella ricerca profonda del sacro e della salvazione che ad esso (si spera) si accompagni. Un gigantesco telo bianco copre il palco nell’ultima scena come se tutto ciò che ebbe inizio potesse essere annullato, per ricominciare, puri, da zero. Adamo ed Eva adulti entrano calpestando il bianco, ne sollevano un lembo e tagliano la tela. Dagli squarci esce il loro doppio, Adamo ed Eva bambini, come in un in parto riparatore che sconfessa le parole di Dio e annulla la condanna di perduta innocenza. Questo almeno il messaggio che se ne ricava assistendo alla rappresentazione, perché come ama dire Romeo Castellucci: “Io provoco, lo spettatore scelga”.

 

Il Primo Omicidio Bernd Uhlig

Visto all’Opera Garnier di Parigi il 12 febbraio 2019 

Il primo omicidio ovvero Caino

Musica di Alessandro Scarlatti

Libretto di Pietro Ottoboni

Direttore d’orchestra René Jacobs

B’Rock Orchestra

Regia, scene, costumi e luci di Romeo Castellucci 

 

 

https://www.operadeparis.fr/en/season-18-19/opera/ilprimoomicidio

 

 

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