Teatro, Teatro recensione — 21/01/2020 at 09:52

Piede rubato amore fortunato? Esilarante commedia di Dario Fo nella messa scena dei Sacchi di Sabbia

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RUMOR(S)CENA – CHI RUBA UN PIEDE È FORTUNATO IN AMORE – TEATRO METASTASIO – PRATO – A sipario chiuso due ladri si affacciano in proscenio con l’intento di spiegare al pubblico cosa andranno a vedere. Anche se a tratti si potrebbe ridere, questa – spiegheranno i due balordi – non era l’intenzione dell’autore ma, al contrario, scrivere un dramma. Al centro della vicenda ambientata nella periferia di una città del Nord, due ladri, esponenti di un proletariato privo di coscienza di classe e pertanto costretti ad espedienti, pur di sbarcare il lunario, ma non per questo meno interessanti o scevri di “pasoliniana bellezza”. Inizia così con una scena da avanspettacolo “Chi ruba un piede è fortunato in amore”, una commedia brillante di Dario Fo del 1961, in prima nazionale al Teatro Metastasio di Prato e diretta a quattro mani da Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri della compagnia I Sacchi di sabbia. La drammaturgia è comica ed esilarante, soprattutto nel finale, basata su equivoci, doppi sensi e giochi di parole che in alcuni sensi assomigliano a veri e propri scioglilingua. Nella prima parte dello spettacolo preparatoria agli equivoci successivi, vengono introdotti quattro personaggi opposti e grotteschi. I due ladri rivelano tratti quasi fumettistici nella scena del furto al museo archeologico, in cui rubano il piede appartenente alla statua romana di Mercurio, non a caso il dio protettore dei commercianti e degli imbroglioni. Il piede finirà nelle mani di un’altra coppia, formata da un imprenditore e da un ingegnere , suo socio in affari e anche l’ amante di sua moglie. Entrambi fanno da contraltare ai due malandrini, i quali poi si camufferanno da professori di archeologia: esemplari della borghesia italiana benpensante e malfacente degli anni Sessanta.

 

foto di Luca Del Pia

 

Ai due corrotti verrà estorta un’ingente somma di denaro con la promessa di non interrompere i lavori nel cantiere dove è stato rinvenuto il piede, somma che servirà ad Apollo (uno dei due ladri), per comprarsi un taxi e vivere onestamente. Nella seconda parte della commedia si innesca un sistema di equivoci dove il fattore scatenante è l’incontro fortuito tra il neo taxista e la moglie dell’imprenditore la quale per una serie di strane (ma non troppo) coincidenze si chiama Dafne. Viene così richiamata l’iconografia della mitologia classica e non è un caso che l’autore abbini il teatro all’arte: Apollo si invaghisce di Dafne, a cui viene diagnosticata una malattia rara per cui per sopravvivere avrà bisogno di ricorrere ad una terapia particolare di “pompaggio” che potrà mettere in atto solo lui, in quanto unico compatibile. Nel sistema del ladrocinio, della truffa e dei tradimenti sconosciuti salta di nuovo fuori il piede in grado di far aprire una indagine di polizia con il risultato di impedire all’uomo di coronare il suo sogno di amore.

 

foto di Luca Del Pia

Da un punto di vista interpretativo gli attori sono tutti credibili nei loro ruoli, alcuni addirittura ne interpretano due o tre: in particolare si distinguono Tommaso Taddei per l’interpretazione e la mimica facciale di Apollo e Massimo Grigò nella parte di un marito tradito consapevole e per questo molto felice. In questa commedia Dario Fo lancia una critica sottile ma percettibile alle differenze di classe: da un lato ci sono i proletari che non hanno acquisito una vera coscienza di classe e sono meri ingranaggi del sistema sociale, ancora non uniti per fare la rivoluzione; dall’altro lato i borghesi faciloni disposti a tutto pur di fare soldi. All’interno di un testo di per sé comico e brillante, si trovano inoltre numerosi sottotesti palesati e didascalici in cui i personaggi si fermano a spiegare direttamente al pubblico l’evolversi della vicenda o i loro pensieri mentre tutta la scena circostante resta congelata in freezer. Scritta negli anni Sessanta è rimasta attuale con un messaggio finale potente capace di ribaltare completamente anche il titolo, come a voler dire che alla fine la vita non fa sconti a nessuno e non perdona: ci sarà sempre un piede rubato pronto a saltare fuori al momento sbagliato e a rimescolare le carte in tavola.

 

foto di Luca Del Pia

Visto al Teatro Metastasio di Prato il 17 gennaio.

“Chi ruba un piede è fortunato in amore”

di Dario Fo
regia Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri / I Sacchi di Sabbia
con Massimo Grigò, Alessia Innocenti, Annibale Pavone, Tommaso Massimo Rotella, Tommaso Taddei

musiche originali di Fiorenzo Carpi arrangiate ed eseguite da Tommaso Novi

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