Teatro, Teatro recensione — 20/11/2018 09:18

Il Premio Europa per il Teatro di San Pietroburgo a Valerij Fokin, Milo Rau.. e la settimana del teatro, Lev Dodin: “Hamlet”

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RUMOR(S)CENA – SAN PIETROBURGO – PREMIO EUROPA PER IL TEATRO –  (Russia)  Una serata scenografica e politica nel nome del grande artista amato e sacrificato Vsevolod Mejerhol’d è stata quella del 17 novembre con la cerimonia di consegna del Premio Europa per il Teatro, tornato a San Pietroburgo in occasione della XVII edizione (la precedente nel 2011). Meno 5 gradi. Ma l’atmosfera è calda, anche se tra i premiati non ci sono italiani. Il riconoscimento principale va al regista russo Valerij Fokin, direttore del favoloso Alexandrinsky Teatr; premio speciale Nuria Espert, grande attrice, regista e testimone dei diritti della libertà di espressione delle donne, in tour – ma impossibilitata a partecipare per un braccio rotto – col “Romancero gitano” di Garcia Lorca, regia di Lluis Pasqual. Il Premio Nuove Realtà Teatrali va a: Sidi Larbi Charkaoui, Andrej Moguchij, Tiago Rodriguez, Milo Rau, Jan Klata, Circus Cirkor, realtà europee portatrici di nuove forme di teatro, teatro/danza, circo.

Teatro Alexandrinsky San Pietroburgo

 

La scenografia del palco dell’Alexandrinsky anticipa in tutto e per tutto quella dello spettacolo di chiusura, la riedizione del magico “Masquerade” di Mejerhol’d del febbraio 1917, quando già è in atto la rivoluzione. Musica dal vivo, maschere a profusione in omaggio alla Commedia dell’Arte, grande amore dell’artista russo, teche in cui scompaiono prima i premiati, poi i danzatori, cantanti e attori della rappresentazione: così con estrema precisione ha diretto e ricreato l’opera Valerij Fokin. Ma la serata e la settimana di spettacoli ha avuto anche un taglio politico: il professor Georges Banu ha letto la testimonianza sofferta di Milo Rau, non presente personalmente per il visto ritardato ma con lo scioccante film “The Congo Tribunal”: nella lettera il regista svizzero con residenza in Belgio ha ricordato le situazioni di ingiustizia e non libertà in cui vivono artisti e popoli nel mondo.

Premio a Sidi Larbi (al centro a destra) Georges Banu

Il grande regista Lev Dodin si è augurato perciò che il teatro possa sempre farsi motore di cambiamento e portatore di valori umani. A lui è stata dedicata l’apertura della settimana del Premio Europa per il Teatro con il suo “Hamlet” al Maly Drama Teatr. Lo spettacolo non è ancora arrivato in Italia, nonostante il rapporto forte che lega il regista russo al Piccolo Teatro di Milano, essendo il Maly Drama di St. Petersbourg la terza istituzione – dopo l’Odéon di Parigi e il Piccolo di Milano – a costruire l’Union des Théatres d’Europe voluta da Giorgio Strehler e Jack Lang, tuttora presidente del Premio.

Hamlet Lev dodin Amleto e Ofelia Katerina Taraskova

L’Hamlet di Dodin è una meravigliosa escursione nella materia umana dell’opera scespiriana. “Avevo bisogno di Shakespeare, di riunire tutte le suggestioni e farne un’unica via”, dice il regista più importante della Russia degli ultimi decenni. L’Hamlet secondo Lev Dodin denuncia la presa di coscienza del protagonista – un eccezionale attore, già allievo di Dodin, Danila Koslovskij – ma anche di Gertrude – Xenia Rappoport, stupenda – nell’assumere un destino: un tango appassionato tra madre e figlio e uno scatenato assolo di Hamlet apre e chiude la tragedia la cui scena riproduce ponteggi e teli protettivi di un edificio in costruzione, i colori sono il nero, il rosso, il bianco. La lettura di Dodin è chiarissima: Amleto è stato tradito da tutti, se sceglie la morte – sprofonda dentro una botola del pavimento dove già sono finiti Polonio e Ofelia – è perché non c’è più niente da fare, ben venga il re norvegese Fortinbras, un volto anonimo che scorre su un video, assoluta assenza di umanità del potere.

Lev Dodin Hamlet

Gli altri spettacoli

Il regista Andrey Moguchy – che in Italia sarebbe da far conoscere – ha presentato tre suoi lavori assai diversi: “Alice” una versione quasi horror della omonima storia di Lewis Carroll; un aggressivo delitto politico in “The Governor” e l’opera musicale “The Storm/la Tempesta” che racconta in forma di fiaba la vicenda della bella Katja sposata ad un marito scemo la cui famiglia governa la vita dei due, ma innamorata del (baritono) Boris: scomparirà cantando come un usignolo alla fine di una passerella da No giapponese.

Alice A. Moguchy foto di Franco Bonfiglio

Si circonda il coreografo Sidi Larbi Cherkaoui, nell’incontro più emozionante col pubblico, di musica e canto: la concertista italiana Patrizia Bovi e il coro di voci dalle più varie colorature “A Filetta” dalla Corsica sta a dimostrare la fusione perfetta tra linguaggi, il recupero degli strati culturali (“come quelli dell’archeologia o di una lasagna”, esemplifica il multietnico Sidi Larbi di origini marocchine, vive a Bruxelles) che segna il suo lavoro. Torna ad essere attore il portoghese Tiago Rodrigues che propone un teatro partecipato, storie di personaggi presi dalla vita, condivise in giochi razionali e mnemonici con spettatori in scena per riservare negli ultimi dieci minuti un forte risvolto emotivo. Ospite speciale del Forum di cultura russo è stata l’Italia con lo spettacolo “Elvira” di e con Toni Servillo dai Diari di Louis Jouvet, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e Teatri Uniti di Napoli.

 

 

Tiago Rodrigues foto di Franco Bonfiglio

 

premio-europa.org

 

Note di colore

Sulla mitica Nevskij Prospekt si vedono sia la donnetta in cappotto frusto che vende bambole sia la bella ragazza bionda che indossa un “piumone” argentato e foderato in arancione con la scritta: no collection, error 404 made in Russia. Contraddizioni nella città definita “la più europea della Russia” sono anche ad esempio il fatto che in un ottimo ristorante georgiano si rifiutino di parlare inglese ma l’affascinante keeper Nicolaj dell’Alexandrinsky Teatr lo parli con perfetto accento oxfordiano. E ancora: il profumo invitante della zuppa di cavoli avrebbe stupito il dostoevskiano protagonista di “Delitto e castigo”, Raskolnikov, cui però è dedicato un delizioso bar al settimo piano di un grande hotel.

Milo Rau

La lettera di Milo Rau inviata al Premio Europa per il Teatro

Dear colleagues, dear jury,

as you know, I can’t be in St. Petersburg tonight. I’m very sorry about that, because I’m extremely happy about the award, which is given to me and my team. However, I am not surprised that it has proved too difficult to obtain a visa for Russia.

Since our project “The Moscow Trials” five years ago, in which we critically examined artistic freedom in Russia, we have no longer been able to enter this country – be it for “Manifesta” or the “Golden Mask Festival” and other events. There were always problems; this time, for example, the letter of invitation was declared incorrect, then another embassy was responsible, and so on. Only yesterday, Friday, I suddenly received the surprising news that I could come to the Russian embassy in Antwerp in two hours, at a time when I wasn’t even in Belgium anymore – and the screening of my film “The Congo Tribunal” had long since begun in St. Petersburg.

But however absurd that may be, the fact that I am not with you today is completely irrelevant. It’s nothing more than a stupid formality. It is irrelevant in view of the fact that director Kirill Serebrennikov, who received the same prize a year ago, is currently on trial on grotesque charges. As you know, he was unable to accept the 2017 prize because he was already under house arrest. And there he is still, and who knows how much longer.

So now we are in the following situation: The European Theatre Prize is coming to Russia, and we don’t officially say a word about Kirill Serebrennikov, who is threatened with 10 years imprisonment in the same Russia. But how can we celebrate the power and freedom of theatre, how can we celebrate ourselves and European exchange, but at the same time remain silent about the fact that one of last year’s winners is at the mercy of a show trial? What does this mean for the European Theatre Prize and for us, the theatre-makers as a whole, if we are not even prepared to show this simplest form of solidarity?

The reason for awarding the prize to me and my colleagues was that we would be honoured for our “passionate interest in socio-political issues”. This is beautifully formulated, but in concrete terms it means: Serebrennikov’s case is also mine, is our case, as is the case of Pussy Riot or the exhibitions “Forbidden Art” and “Attention! Religion” in the Sakharov Center, which I made a theme of in the “Moscow Trials”. I very much regret that I cannot be with you at this moment. It seems wrong and insufficient to me to send a statement. But unfortunately there is no other possibility for me, and maybe this is only a part of this whole absurd situation: that even protest is only possible by email.

It is time that we all express our support for Kirill Serebrennikov – in the name of this prize and the theatre! I hope that this stupid trial to which Kirill is exposed will soon be over and he will be free again! And of course I hope that we can all meet in person soon! Thank you.

Milo Rau, Cologne/Ghent

“Baltic House” Theatre Festival  XVII edizione del Premio Europa per il Teatro
e  XV edizione del Premio Europa Realtà Teatrali

Visto a San Pietroburgo dal 13 al 17 Novembre 2018

 

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