musica e concerti — 20/11/2017 at 22:48

CCCP I Soviet + l’Elettricità: Cento anni di rivoluzione russa. Un secolo di CCCP.

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BOLOGNA – L’ambizioso e originale progetto di Massimo Zamboni, chitarrista fondatore negli anni 80 della band punk CCCPFedeli alla linea, assieme a Giovanni Lindo Ferretti, ascoltati al Teatro delle Celebrazioni di Bologna, vuole contemporaneamente ripercorrere quelle musiche furenti e trasgressive ispirate alla parte utopica del progetto rivoluzionario comunista e celebrare il centenario della rivoluzione russa, i 10 giorni che sconvolsero il mondo. Un progetto dalla difficile e lunga gestazione ma fortemente voluto, grazie anche ad un crowfounding di successo, che lo ha finalmente reso possibile dopo tre anni. Zamboni racconta : “i soviet più l’elettricità non fanno il comunismo, dal testo di “Manifesto”, la canzone da cui tutto parte, parafrasando Lenin, che diceva proprio l’opposto, cioè che l’elettrificazione e i soviet avrebbero condotto al socialismo. La storia ha dimostrato che il sogno si è infranto. Nel gioco del palcoscenico, noi musicisti siamo l’elettricità” Un opera multimediale rock, definita da Zamboni “comizio musicale”, e che ripercorre il repertorio CCCP, “fedeli alla linea” fino al punto di cambiare pelle e nome col crollo dell’URSS, diventando CSI e mitigando i toni ma non il corrosivo spirito iconoclasta, polemico e controcorrente. Le musiche seguono un complesso percorso tra ballate lente e struggenti e furiose e martellanti canzoni punk, riproponendo alcune delle più famose canzoni del gruppo emiliano, come “Guerra e pace”, “Militanz”, “Morire”, alternate a canzoni nuove composte dal chitarrista negli ultimi anni. I brani si succedono l’uno all’altro in un continuum omogeno e coinvolgente, inframezzati a letture e accompagnati da video che ripercorrono i drammi e le violenze dell’ultimo secolo: dalla rivoluzione russa alle guerre, l’Afganistan, Pasolini e il PCI, fino alla caduta del Muro.

 

 

Iconografie e scenografia sono tutte ispirate alla rivoluzione leniniana, cercando di salvaguardare quei principi di uguaglianza, giustizia ed equità che erano alla base del progetto iniziale, poi infranto, simboleggiato da una candela con il volto di Lenin che si scioglie lentamente sfigurando il volto.

Zamboni riesce nel progetto grazie anche all’ esperienza nella Reggio Emilia degli anni 70, dove nel suo quartiere “Il PCI prendeva il 74% e la DC il 6”: come recitano le parole di un famoso pezzo di un altro protagonista della serata, anche lui reggiano, Max Collini, ex Offlaga Discopax, che ha messo in musica parlata le stesse esperienze, ma vissute da ragazzino. E’ proprio lui che si ritaglia alcuni intermezzi significativi, vibranti parole decantate con la sua voce precisa e profonda, che raccontano storie quotidiane come quella di Palazzo Masdoni, sede del PC reggiano, ora in disuso, o legge brani sulla guerra o sui campi di prigionia. Angela Baraldi con la sua consueta grinta e presenza scenica completa il trio delle voci in campo, decantando e recitando altri testi significativi, mentre Danilo Fatur, l’artista del popolo dei tempi CCCP, si muove sul palcoscenico come un folletto, mimando in maniera iconoclasta i movimenti di un operaio alla catena di montaggio. Il gruppo di musicisti rappresentato da Simone Filippi alle sezioni ritmiche, Simone Beneventi ai timpani, vibrafono, e percussioni, Cristiano Roversi alle tastiere e basso ed Erik Montanari alla chitarra sostengono con precisione ed energia lo spettacolo. Un’opera ricca e ben strutturata, mai banale o fintamente retorica, che riesce a rappresentare con ispirata magia il secolo terribile e un sogno infranto.

Visto al Teatro delle Celebrazioni di Bologna  il 13 novembre 2017

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