Chi fa teatro, Teatro, Va in scena a — 20/11/2013 at 19:40

Mario Gelardi racconta il suo HOTEL SPLENDID, ispirato all’opera “Splendid’s “ di Jean Genet

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Il teatro di Mario Gelardi, come da lui stesso evidenziato, parte dall’esigenza come individuo, di raccontare la sua terra e quello che lo circonda: «Fondamentale è stato l’incontro con Roberto Saviano: la mia identità di autore di teatro civile si è profondamente radicata attraverso lo scambio umano e culturale che abbiamo. Io credo che a volte occuparsi di alcuni argomenti, nel mio caso la camorra, la pedofilia in ambito ecclesiastico, la morte di Pasolini o il terrorismo, diventa un modo di fare teatro politico.

È chiaro che la strada che mi si è prospettata davanti è stata tutt’altro che semplice; spesso si confonde il teatro civile con quello di narrazione che per sua natura è più spartano. Cerco di utilizzare tutte le possibilità che il teatro mi offre per essere efficace nel racconto, la scena, la musica, il disegno luci, fattori fondamentali che aiutano un passaggio anche più coinvolgente per un pubblico e soprattutto per un establishment teatrale “spaventato” di toccare certi temi e a volte impaurito dalla possibilità che tali argomenti diventino popolari»

HOTEL SPLENDID

Adattamento di Mario Gelardi da Splendid’s di Jean Genet

Con Antonio Agerola, Raffaele Ausiello, Ivan Boragine, Mario Di Fonzo, Ciro Esposito

Regia di Vincenzo Pirozzi

Una produzione Nuovo Teatro Sanità Napoli

Jean Genet: “Quando c’era una via di scampo, sceglievo la vita. Voi sceglievate lo spettacolo, sempre più per compiacere i giornalisti. Ma ora voglio proprio sapere cosa ci resta da fare, li fuori c’è il pubblico ma lo spettacolo non lo vede nessuno”.

Ispirato all’opera “Splendid’s “ di Jean Genet, pubblicata solo dopo la sua morte e rappresentata una sola volta in Italia ma mai a teatro, Hotel Splendid, raccoglie il plot narrativo dell’opera originale ed alcuni dei personaggi. In questo adattamento l’azione viene spostata nella Napoli del 1977. La vicenda si svolge interamente tra le stanze di un grande e lussuoso hotel, lo Splendid’s appunto, dove quattro rapinatori, circondati e assediati dalla polizia, tengono in ostaggio una ricca ereditiera con la complicità di un poliziotto che è passato dalla loro parte.

Fino a quel momento nella banda la vanità l’ aveva fatta da padrona, adesso, che sono topi rinchiusi in una tana (che nemmeno gli appartiene) fanno i conti con la propria coscienza e con la dura realtà, e soprattutto ognuno a vivere una profonda crisi d’ identità, esplodono tensioni e complotti, invidie e follie. La banda precipita in un estenuato valzer dei tradimenti. La piccola guerra tra polizia e malviventi assediati all’interno dell’hotel è una sola delle guerre che si combattono nel paese in quell’anno, in particolare quell’undici marzo del 1977 quando durante uno scontro tra studenti e polizia, viene ucciso a Bologna un ragazzo. L’Italia del terrorismo entra nell’albergo attraverso la voce di una radio libera che fa da vera e propria voce narrante. Con Hotel Splendid, Mario Gelardi ha voluto continuare il racconto degli anni settanta in Italia che ha percorso con “Idroscalo 93” e “12 baci sulla bocca”.

Come nasce l’ idea di Hotel Splendid?

«Genet è un autore che ho sempre amato, soprattutto per il suo lirismo così istintivo, quasi viscerale. L’idea di riadattare un suo testo quasi mai rappresentato come Splendid’s. è nata da me e Vincenzo Pirozzi (il regista). Pur se ambientato alla fine degli anni quaranta, non mi è sembrata una forzatura spostare l’azione nell’Italia degli anni settanta. Ho creato un maccanismo che esaltasse l’idea del mondo piccolo che è l’albergo in cui questi rapinatori si rifugiano, che stridesse con un paese che è all’esterno e deve affrontare la lotta al terrorismo.»

La cosa più facile e la cosa più difficile durante l’ adattamento?

«Lavorare sul linguaggio è stata la cosa più complicata, ho cercato di lasciare il lirismo di Genet tutte le volte che era possibile, in particolare in uno dei personaggi. Splendid’s si può considerare quasi incompiuto, quindi ho messo anche un po’ di ordine nella relazione tra i personaggi, lasciando però l’ambiguità di tutti i rapporti. »

Cosa deve sapere il pubblico per questo spettacolo. Quando e dove andrà in scena Hotel Splendid?

«Lo spettacolo debutterà a Napoli, al nuovo teatro Sanità, il 5 dicembre. E’ uno spettacolo dai ritmi molto intensi e dalle relazioni tra i personaggi quasi primordiali. La violenza e la poesia quasi si sfidano.»

Nuovo Teatro Sanità: qual’è il suo stile e la vostra ricetta anticrisi?

«L’idea è quella di creare un teatro sociale, nel senso più stretto del termine. Un teatro aperto e sensibili alla società in cui è inserito, in questo caso uno dei quartieri più difficili e popolosi di Napoli. Ho voluto fare un cartellone che riunisse da una parte una generazione di artisti del post santanelli-moscato-ruccello-silvestri, acanto ad una generazione di trentenni che considero tra i fenomeni teatrali più interessanti deli ultimi anni.Non credo ci sia una ricetta che si possa considerare sicura, recentemente la SIAE ha registrato un calo nei teatri italiani del 3% del pubblico, noi cerchiamo di fare prezzi popolari ed iniziative continue che facciano in modo che la gente senta il teatro come un patrimonio anche proprio.»

Quali sono i suoi punti di riferimento come drammaturgo?

«Penso che qualsiasi drammaturgo della mia generazione si porti dentro in un modo o nell’atlro Eduardo De Filippo, se non consciamente, almeno nelle radici della propria drammaturgia. Sono cresciuto leggendo il teatro americano e poi quello inglese, ma i miei riferimenti sono soprattutto cinematografici. SE ti dovessi citare quelo che considero il mio maestro , dovrei farti il nome di Francesco Rosi, poi mi sento molto vicino all’idea di cinema politico di Ken Loach.»

Il suo ruolo come docente di scrittura teatrale all’Università Federico II di Napoli ?

 «Deludente»

Come vede la produzione italiana contemporanea, Qual’è secondo lei la situazione attuale del teatro italiano?

«I produttori italiani teatrali, essenzialmente ormai si limitano a produrre musical o nomi cinematografici che arrivano in teatro, sperando che la loro popolarità attragga pubblico. La cosa non sempre accade. Altra storia è quella dei teatro stabili, piccoli circoli di poteri che si scambiano gli spettacoli tra loro e finanziano gli stessi registi da trenta anni. Credo che a livello teatrale siamo in un momento di stasi, le cose migliori in Italia, sono arrivate senza dubbio dal meridione, Sicilia e Campania in particolare. Ma le idee per quanto buone, possono avere le gambe corte e non andare lontano. La storia ci insegna che dopo una crisi le cose migliorano, mi auguro che sia così anche questa volta. Mi conforta il numero di bravi attori giovani che si mettono insieme per fare progetti»

Quale e’ il riscontro delle sue opere all’estero?

 «Ho lavorato e lavoro all’estero in due modi, portando i miei spettacoli, soprattutto Gomorra e poi come autore tradotto. L’esperienza più continuativa è con la Repubblica Ceca, un mio testo “malamadre” (zlomatka) con cui ho vinto il premio Flaiano, è in scena in varie città da sette anni. Il mio testo di Gomorra ha avuto poi un buon successo in Germania e in Svizzera, ci sono stato poi varie letture dei miei lavori a New York»

Tre domande da appassionato: il suo spettacolo preferito; il libro della vita; il drammaturgo preferito?

«Lo spettacolo, riferendomi agli ultimi anni, “Sabato domenica e lunedì, di E. De Filippo con la regia di Toni Sevillo. Il mio testo preferito è l’Otello di Shakespeare. Il libro della vita, mi pare ovvio, Gomorra. Ma anche tutti i libri di Fante e quelli di Francesco Abate. Per quanto riguarda la drammaturgia voglio restare sul contemporaneo, a parte la generazione Moscato, Rucello, Santanelli, Silvestri a cui devo molto, mi sento anche molto vicino a Edoardo Erba. Ma dovrei citare anche Williams e Genet. _Ho dei preferiti più che un preferito»

Ha dei ringraziamenti da fare?

«Ringrazio un mio amico scrittore che ha sempre creduto in me e che, nonostante abbia fatto di tutto per fargli cambiare idea, ha voluto che uno dei libri più importanti degli ultimi anni, fosse portato in scena solo da me. Poi ringrazio tutti gli attori che hanno lavorato con me.»

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