Teatro, Teatrorecensione — 20/08/2015 08:49

Il noir della vie en rose: Favola di Filippo Timi

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FIRENZE – C’era una volta una bambina e dico c’era perché ora non c’è più, dice Mrs Fairytale al termine della sua storia. Una storia che sembra non esistere, ovattata tra le mura di una casa di bambola. Invece la sua storia, attutita sempre da un’ironia sottile e senza tregua, esiste ed esplode con rabbia nel finale.
Favola è una storia americana in cui Filippo Timi, attore e regista, veste i panni di Mrs Fairytale, che rispecchia a pieno il prototipo della donna anni ’50. Il suo abbigliamento, riccioli rossi alla Shirley Temple e abiti floreali con gonna a ruota, è parte integrante dell’arredamento della scenografia che fa molto sogno americano. Il soggiorno in cui si svolge tutta la vicenda ricorda una casa di bambola. Tutti i dettagli sembrano perfetti, le pareti color rosa pastello, l’albero di Natale, il cane impagliato Lady e il telefono bianco in primo piano. Tutto è troppo rosa e zuccheroso sulle note di sottofondo di White Christmas, perfino la gravidanza di Mrs Fairytale, annunciata all’amica Mrs Emerald (Lucia Mascino) in un fragoroso “Sarò mamma”.

Le due amiche, due casalinghe incallite devote alla casa e alla famiglia, trascorrono le loro giornate nella monotonia dei loro pettegolezzi e delle loro fantasticherie sulla gravidanza e sulla speranza di diventare mamme nello stesso momento, così che i loro figli possano crescere insieme e diventare amici. Ma l’incanto rosa della favola, che entrambe raccontano a se stesse in una doppia finzione teatrale, finisce per lasciare spazio al nero della tragedia. Mentre Mrs Fairytale smorza con l’ironia la violenza continua subita da parte del marito, Mrs Emerald rivela – con epilogo di un monologo intenso e vissuto dedicato alla neve e alle formule chimiche dell’amore – il tradimento omosessuale del marito.
La commedia tragica di Filippo Timi è tutta volutamente dominata dai personaggi femminili, delineati con caratterizzazioni psicologiche differenti che si riflettono nell’abbigliamento e nel modo di fare. Mrs Fairytale è colorata e deliziosa, garbata anche nella volgarità e dotata di un’ironia pungente, mentre Mrs Emerald ha un abbigliamento deciso con colori sgargianti e un atteggiamento tragico tendente al melodrammatico. I personaggi maschili sono ridotti al minimo indispensabile. I rispettivi mariti, Stan e Martin, vivono soltanto nel racconto, gli unici uomini che compaiono in scena (tutti interpretati da Luca Pieragnoli) sono tre fratelli che abitano nel quartiere, che suscitano nelle due donne sentimenti di attrazione e di nostalgia nei confronti di una giovinezza che se n’è andata già da tempo.

 Favola - Filippo Timi  crediti di Achille Le Pera

Favola – Filippo Timi –  crediti foto di Achille Le Pera

Nell’idea drammaturgica di Filippo Timi lo spettacolo non è solo il ritratto della donna americana negli anni ’50 ma anche il luogo del nonsenso beckettiano in cui le parole devono essere usate, sempre garbatamente, ma in punta di fioretto. La scrittura e la recitazione di Timi sono piene di citazioni da Shirley Temple a Doris Day, giochi di parole (“il plurale di Ufo è Ufi oppure Ufs?”), ironia (“bevila tutta tutta, in fondo è solo un litro e mezzo di menta di montagna”), errori linguistici e ammiccamenti sessuali (il gioco del campanellino). Al gioco delle parole Filippo Timi unisce quello dei generi, che spaziano dalla commedia al noir fino al cinema, con inserzioni pubblicitarie a cavallo tra le scene, e quello del corpo, volteggiando sui tacchi meglio di una donna vera a ritmo di charleston o di danze tribali. In questo gioco complesso l’unica crepa nel muro è un certo compiacimento di Timi, che si dilunga troppo – come nella scelta dei nomi se il bambino fosse femmina – con il successivo effetto di un rallentamento drammaturgico.

 Favola - Luca Pignagnoli crediti foto di  Danilo Scarpati

Favola – Luca Pignagnoli crediti foto di Danilo Scarpati

Il finale della commedia tragica è catartico. Il rosa della vita di Mrs Fairytale si tinge di nero. “ Ogni uomo è una trappola, alcuni sono trappole taglienti, altri pozzi vuoti, altri meravigliosi come un veleno irresistibile, ma di base, l’uomo ha l’omicidio nel cuore”. Mrs Fairytale scopre la propria identità sessuale, a metà strada tra una donna ed un uomo, e dichiara il proprio amore per l’amica del cuore. La casa di bambola diventa una prigione, claustrofobia della stessa gravidanza che si palesa in scena come un bambino gonfiabile di dimensioni giganti. Le due Thelma e Louise tentano la fuga ma il lieto fine viene scongiurato dal rapimento da parte degli Ufo. Anche se il racconto vira verso il surreale, una brava padrona di casa deve conoscere il bon ton e sapere adeguarsi ad ogni situazione. Questo è il caso di Mrs Fairytale, che con le sembianze di una stella racconta il senso della sua favola. “Ogni vita è una favola, con streghe buone e cattive, orchi e boschi. Forse un giorno qualcuno scriverà la mia, vorrei essere la bambina che c’era una volta e dico c’era perché ora non c’è più”.

Visto al Teatro della Pergola di Firenze il 24 aprile 2015

Favola
uno spettacolo di e con Filippo Timi
con Lucia Mascino e Luca Pieragnoli

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