Teatro, Teatrorecensione — 19/04/2014 at 22:48

Fratto_X. Rezza/Mastrella e lo sterminio della razza umana

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fratto_x Antonio Rezza foto di Stefania Santarelli
fratto_x Antonio Rezza foto di Stefania Santarelli

MILANO – Utilizza la comicità per aprire uno squarcio sul degrado umano e sociale. Mette a nudo un corpo, gracile ed irrefrenabile, usandolo ed abusandolo in tutte le sue possibilità. E’ spietato, cinico, irriverente, spiazzante. Si autodefinisce “il più grande performer vivente, fino a prova contraria”. E la prova di fatto non è (ancora) arrivata per Antonio Rezza, anzi sono arrivati gli elogi, e non postumi come ipotizzava qualche anno fa Claudio Giunta. Certo non quelli del pubblico né di una parte della critica, che lo ha seguito con attenzione anche in tempi ‘non sospetti’, ma quelli del mainstream teatrale, che ha premiato il lavoro di Rezza– indissolubilmente legato all’arte visiva di Flavia Mastrella – con tanto di Ubu e Hystrio. Una doppietta arrivata nello stesso anno, il 2013, e con un “colpevole ritardo”, secondo Rezza, di 26 anni. “D’ora in poi ritireremo i premi con lo stesso ritardo– ha commentato dal palco del Piccolo Teatro di Milano- per vedere se le giurie hanno la nostra resistenza alla vita”.

E la resistenza, per il duo, non è soltanto questione di permanenza- le cosiddette ‘censure bianche’ li hanno più volte portati al punto di espatriare – ma anche di fedeltà a un teatro di ricerca e radicalmente indipendente, che rifiuta non solo l’idea di uno Stato committente ma anche l’idea stessa di teatro, intesa canonicamente. Perché – ha più volte sottolineato Rezza- l’attore non dovrebbe asservirsi a un personaggio e interpretarne gli stati d’animo ma incarnare la metafisica.

fratto_x foto di Stefania Santarelli
fratto_x foto di Stefania Santarelli

Eppure, in mezzo a tanta anarchia, indisciplina e irriverenza, Rezza e Mastrella hanno creato nel tempo un modulo espressivo fortemente riconoscibile, che rispetta un codice estetico ben preciso e rintracciabile in tutta la loro produzione artistica. Nell’Antologia – andata in scena dal 4 marzo al 16 aprile all’Elfo Puccini di Milano dopo il tour romano- è stato possibile ripercorrere il percorso compiuto dal duo negli ultimi dieci anni, terminato con la messa in scena del loro ultimo lavoro, Fratto_X. Dove l’umanità, caricaturizzata in tutta la sua bassezza anche nei precedenti tre lavori, viene sottoposta ad un’operazione, la sottrazione, che non lascia superstiti. “Uomo fratto uomo si semplifica, e non rimane niente.”

La performance è una carrellata di figure grottesche- si va da uomini comuni dai nomi (e non solo) comuni a vittime soggiogate dall’ansia, passando per coppie che continuano a stare insieme senza motivo o che vivono nel paradosso di rubarsi la voce. Attraverso l’affastellamento di sketch esilaranti e apparentemente non sense- che provocano risate incontenibili- Rezza imbastisce la sua personalissima e ferocissima critica alla società. Un sistema costruito su modelli omologanti e manipolatori, che condannano l’individuo- non di per sé innocente- all’emulazione, con il conseguente smarrimento identitario.

Sul patibolo finiscono l’istituzione familiare e lo Stato (le madri partoriscono e i poliziotti sparano: due modi diversi di ammazzare), la televisione che- co-prodotta con la deficienza di 40mila spettatori- continua a mietere vittime, e la religione. Non si salva neanche il pubblico- anello debole della catena- su cui Rezza sventra attacchi furiosi, illuminando alcune facce con un fascio di luce riflessa da un specchio, costringendolo a impersonare ruoli da lui prescelti e addirittura ad abbandonare la sala. Ribadendo in questo modo non soltanto il gioco-forza di vittime e carnefici, leit motiv dell’intera performance, ma anche l’assoluto potere dell’artista sullo spettatore.

fratto_X foto di Stefania Santarelli
fratto_X foto di Stefania Santarelli

La grinta di Rezza è incontenibile: si sdoppia, si moltiplica, investe e devasta la scena che diventa un ring dove si combatte a forza di accellerazioni verbali e trasformismo fisico. Ed è qui che entrano in campo le splendide creazioni di Flavia Mastrella, lunghi teli che costruiscono l’architettura interna della scena, delimitando il confine fra la realtà e la dimensione surreale dell’azione performativa. Stoffe che si fanno abiti di scena, fasciando il corpo del performer o incorniciandone il viso.

E’ Rezza stesso, durante la performance, a dichiarane l’indispensabilità, (di) mostrandoci come senza teli il suo corpo e quello dell’assistente Ivan Bellavista- a cui viene data finalmente l’occasione di dimostrare la sua bravura- cadrebbero nel ridicolo. Perché “forma e demenza hanno scritto pagine indimenticabili, ma senza forma la demenza rimane…demenza.”

Fratto_X

di Flavia Mastrella, Antonio Rezza

(mai) scritto da Antonio Rezza

habitat Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli

con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista

disegno luci Mattia Vigo

prodotto da Rezza Mastrella – Fondazione TPE – TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

 

Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano il 14 aprile 2014

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