recensioni, Teatro — 18/10/2016 22:06

Teatri di Vetro, dieci anni di arti sceniche contemporanee

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ROMA –  Teatri di vetro. Rifrangenti, specchianti, fragili o infrangibili. Trasparenti. Dieci anni del Festival diretto e ideato da Roberta Nicolai. Attorno, una Roma ottobrina, disillusa e incantevole, sfatta, a guardarsi le rovine. Sul palco, l’attorno trasfigurato per mimesi e arte. L’aderire o il sovvertire il reale, contemporaneo, andare. Per spettatori in ascolto. O in dissenso A Centrale Preneste, uno dei tanti luoghi di rappresentazione, va in scena Marco Cavalcoli per lo spettacolo To be or not to be Roger Bernat di Fanny & Alexander. L’attore capace di farsi pasto e rimanere in ascolto vigile con sé e l’altro, la platea. Tecnica, mimesi, corpo e rifrazione immaginifica: scenari invisibili, per tracce oggettive e drammatizzate. Il palco è una sala di conferenza. Accennata da una scrivania, una postazione computerizzata (mobile), un microfono, segno distinto di significante, e feticci apparenti per circostanze. In proscenio quattro sedute ai lati, spaiate per paia, per interpreti dal pubblico. L’Amleto, spezzettato e riproposto in possibili soluzioni.

Linguaggi sovrapposti, confluiti, mosaicizzati. Questo non provoca divisione a cui potrebbe conseguire un ascolto intermittente, un approdo distorto. Gli stilemi contrapposti, superata la distonia iniziale, ricreano un’eufonia a cui consegue un’attenzione profonda: lo spettatore è portato a una concentrazione sovra ordinaria.

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E più che alla struttura – piccoli quadri tenuti a collante da non vederne i confini; un andirivieni scenico di entrate e uscite (in presenza costante) da una cifra ad un’altra; un codice puramente espressivo a uno vocale; estetica e incarnato; scene a frammenti – si presta occhio e ascolto alla fascinazione d’una corposissima prova d’attore. Spesa per tutto il tempo, a ritmo forsennato, generosa, millimetrica, sguazzata qua e là da quell’imperfetto che evita l’effetto da macchina replicante. Attore terzo e prossimo, allo sguardo e comprensione dello spettatore. Attore senza parete. Attore sdoppiato e solo, identità molteplici e percezione di costante presenza a sé. Si sarebbe potuto guardare in scena in qualsiasi atto, si sarebbe ricreato, grazie alla prestazione performativa, un assoluto contatto privo di sovrastrutture.

A Centrale Preneste, i movimenti di danza/teatro Venus, di Nicola Galli, con Nicola Galli e Alessandra Fabbri e Geografie dell’istante di Manfredi Perego con Chiara Montalbari e Gioia Maria Morisco. In Venus, 30 minuti di gesto, danza e movimento estetico e scenico, secondo episodio di una ricerca coreografica dedicata al sistema planetario, si nota un disegno registico evidente, concettuale e anche narrativo, portante una cifra in cui riconoscibili sono stilemi di costruzione coreografica e teatrale. Linguaggi audiovisivi, materici e fisici (specifici del formalismo coreutico): spazio scenico per danzatori duellanti, compagni, portatori di significato.Traspare un entusiasmo giovanile attento, troppo, al perfettibile, facendo conseguire un gustoso equilibrio tra estetica e espressione, ma qualcosa di poco perforante. Deliziosa la prova dei danzatori, per tecnica e approdo.

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In Geografie dell’istante, alla minuzia e interessante partitura fisica (nei moduli di scena reiterate aritmie corporee), non fa corpo un impianto drammaturgico evidente. Non si parla di drammaturgia verbale o di struttura portante, ma un’assenza di drammatizzazione da far risultare l’opera ancora acerba. Trattandosi di uno studio, l’occasione è quella giusta per raddrizzare il tiro. E dare profondità e ossa ad una potente grammatica espressa per ora in segni esclusivamente plastici, fisici.

 

TO BE OR NOT TO BE ROGER BERNAT

una conferenza spettacolo di Fanny & Alexander
produzione E / Fanny & Alexander
ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
con Marco Cavalcoli
organizzazione Ilenia Carrone
amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza

VENUS

produzione: stereopsis / TIR Danza
concept, regia e coreografia: Nicola Galli
danza: Alessandra Fabbri, Nicola Galli
elementi scenici: Andrea Mosca
costumi: Elena Massari
musica: John Cage, Steve Reich, Edgard Varèse
con la collaborazione di: L’arboreto – Teatro Dimora, Rete Anticorpi XL
residenza artistica: Teatro Astoria / TIR Danza, Teatro Comunale di Vicenza, Teatro Julio Cortazar

 

GEOGRAFIE DELL’ISTANTE

Concept/coreografia: Manfredi Perego
Produzione: MP.Ideograms, TIR Danza
con Chiara Montalbani, Gioia Maria Morisco
In collaborazione con Centro Per La Scena Contemporanea (Bassano del Grappa), Teatri di Vetro (Roma)
Con il contributo del Fondo per la Danza D’autore/Regione Emilia-Romagna 2015/2016

 

Visti alla rassegna Teatri di Vetro – Roma 6-7 ottobre 2016

 

 

 

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