Cinema, Recensioni Film, SOS CINEMA — 18/02/2023 at 12:11

Decision to leave: un esperimento ipermoderno sul vedere.

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RUMOR(S)CENA – SOS CINEMA – Esegesi del film DECISION TO LEAVE di Park Chan-wook – Un capolavoro del thriller non può prescindere da Hitchcock.E “Decision to Leave”  che un capolavoro lo è, rispetta la regola, come già accadde  per il Brian De Palma di “Vestito per uccidere” e “Omicidio a luci rosse”. Anche per il maestro coreano non è la prima volta, visto che nel bellissimo “Stoker”, girato a Hollywood, omaggiava ampiamente “L’ombra del dubbio” , con Matthew Goode che entrava da inquietante sconosciuto nella vita di Mia Wasikowska ,così come nel film di Hitch  Joseph Cotten entrava in quella di Teresa Wright. In “Decision to Leave” i film di riferimento sono i due massimi capolavori hitchcockiani “Vertigo” e “La finestra sul cortile”. Siamo infatti in un’indagine per un possibile delitto prima e per due poi da parte di un investigatore (qui ancora nella polizia a differenza di “Vertigo”) che in entrambi i casi sospetta della stessa donna, sposata a entrambe gli uomini deceduti in tempi e luoghi diversi. Ma sempre nel suo distretto di competenza.

Il detective Hae-joon(superbo Park Hae-il) soffre d’insonnia e tende alla depressione . Spostatosi sempre in Corea da un distretto di polizia all’altro per star vicino alla moglie, in entrambe i casi dovrà indagare sulla doppia vedova Seo-Rao (la stupefacente Tang Wei di “Lussuria” di Ang Lee) di origini cinesi. Ma da subito se ne innamora, di un amour fou irrefrenabile, accentuando tutte le sue ossessioni nevrotiche(come accadeva per l’acrofobia di James Stewart in “Vertigo”,ossessionato da Kim Novak). Anche Seo-Rae come Madeleine Estler  in “Vertigo” è femme fatale,dark lady e oscuro oggetto del desiderio,tutto alla massima potenza. Al punto che il detective si trova più volte ad insabbiare le prove contro di lei. E durante le osservazioni a distanza della donna e le ricostruzioni dei delitti si ritrova proiettato psicofisicamente accanto alla donna, con un effetto binocolo, come accadeva per il voyeurismo di James Stewart ne “La finestra sul cortile “. “Decision to Leave” appare quindi molto classico, ma attenzione perché la sublime maestria registica di Park Chan-wook, premiata a Cannes, trasporta il tutto in qualcosa di straordinariamente mai visto.

Dall’inizio alla fine “Decision to Leave” diventa infatti un esperimento ipermoderno sul vedere. Perché se fin da subito l’investigatore si mette il collirio per schiarirsi la vista,lo stesso dovremo far noi spettatori per tutto il film. Immagine dopo immagine pensiamo di afferrare una “visione”, mentre istantaneamente la perdiamo, sostituendosene subito un’altra più potente e più ambigua. In un percorso visivo perfetto , complice la fotografia stratosferica nell’impastare luci ombre e nebbie di Kim Ji-yong,assolutamente inedito, dove la realtà diventa sogno,la montagna diventa mare,il sospetto passione amorosa delirante. Le componenti romantiche sensuali e sessuali slittano anch’esse una nell’altra ,attraverso gesti minimali simbolici così potenti da far tremare lo schermo.Specchio labirintico di tutte le nostre pulsioni più segrete,dei nostri desideri più nascosti, rimandati alla nostra mente da uno scavo nel gesto quotidiano che diventa astrazione onirica.

Ponendoci continuamente il dubbio se la vita sia sogno o realtà. In entrambe le ipotesi varcando quel confine fra il sonno e la veglia, dove alberga l’insonnia del detective e dove prendono forma le sue e le nostre ossessioni. Scendendo dalla montagna inquietante e freudiana a forma fallica del primo delitto ,verso il mare simbolo junghiano dell’inconscio.Scendendo o meglio salendo,sempre in crescendo verso uno dei finali più belli della Storia del Cinema,dove il melodramma diventa moltiplicatore dell’enigma della vita dell’amore e della morte. Monumentale, già nella Storia del Cinema classico e sperimentale a un tempo. 

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